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I mercati festeggiano il QE 2.0 di Draghi, segnali di apertura tra Stati Uniti e Cina

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Nell’ultima settimana i mercati azionari sono stati sorpresi in positivo da Mario Draghi alla sua penultima riunione da presidente della Banca centrale europea. Il Consiglio direttivo della Bce ha infatti annunciato giovedì una serie di misure straordinarie volte a stimolare l’inflazione, da troppo tempo ormai lontana dal target di Francoforte fissato poco al di sotto del 2%. Alcune misure erano in parte già ampiamente scontate dal mercato, come il taglio dei tassi sui depositi bancari da -0,4% a -0,5% e la decisione di allungare le scadenze TLTRO a 3 anni da due, eliminando la maggiorazione tasso di 10 punti base.
La vera novità riguarda la ripartenza del Quantitative Easing da 20 miliardi di euro al mese a partire dal primo novembre. Era l’unica misura su cui non vi era un pieno consenso del mercato e anche all’interno della Bce. Il risk on che si è generato subito dopo l’annuncio ha messo le ali al comparto azionario, con gli investitori che hanno apprezzano l’atteggiamento estremamente dovish (accomodante) della Bce. A giovarne è l’Italia che approfitta più di tutti: lo spread che è sceso ai nuovi minimi da maggio 2018, a 136 punti base, con il rendimento sul decennale italiano che ha toccato un minimo a 0,78%.
Le azioni della Bce aggiungono ora una certa pressione anche sulla Federal Reserve, su cui si è scatenato prontamente anche Trump con un tweet dopo l’annuncio della Bce. Nonostante le pressioni, le aspettative per la riunione della Banca centrale statunitense della prossima settimana rimangono ancorate a un taglio dei tassi di 25 punti base.
Sul fronte guerra commerciale, dopo aver annunciato la decisione di posticipare l’aumento di dazi su $250 miliardi di prodotti cinesi dal 1° al 15 ottobre, il presidente americano Donald Trump si è mostrato aperto alla possibilità di considerare un accordo ad interim con Pechino. Tuttavia, Trump ha aggiunto che preferirebbe un’intesa a 360 gradi per porre fine all’escalation della guerra commerciale Usa-Cina.
In questo contesto, i trader hanno apprezzato i certificati di investimento legati al settore bancario in Italia. Il più scambiato nell’ultima settimana, con 29 contratti e circa 702 mila euro di controvalore, è risultato lo Step-Down Cash Collect su Banco Bpm (Isin NL0013142722) con scadenza prevista per il 14 dicembre 2021. Il prodotto ha un prezzo di emissione di 100 euro e consente di ottenere un premio mensile di 1,05 euro anche nel caso in cui l’azione sottostante abbia perso terreno, ma la sua quotazione sia superiore o pari al livello barriera (posta in questo caso al 70% del valore iniziale).
Le crescenti fluttuazioni delle Borse europee hanno invece esaltato le negoziazioni sull’indice italiano Ftse Mib con strumenti a leva. Molto apprezzato il certificato Turbo Long (Isin NL0013687783) con scadenza 20 dicembre 2019. Il prodotto ha un livello di Strike a 20.500 punti e di conseguenza negli ultimi giorni ha visto la leva posizionarsi intono alle 13 volte. La distanza dal Knock Out è di circa il 7,2%. Ammonta a circa 645 mila euro il controvalore scambiato su questo prodotto, per un totale di 123 contratti. Con stessa scadenza (20 dicembre 2019) e sempre in ottica rialzista è stato invece premiato, con 19 scambi e volumi complessivi per quasi 490 mila euro, il Turbo Long (Isin NL0013492176) con Strike 19.500 punti e leva intorno alle 8,5 volte (distanza dal Knock Out dell’11,7%).
Infine, non sono mancate le negoziazioni anche sul mercato americano con i certificati legati al Nasdaq 100. Molto scambiato (con 108 contratti e circa 476 mila euro di controvalore) è risultato il Turbo Short (Isin NL0013493356) con scadenza prevista per il 18 dicembre 2019. Il prodotto presenta una leva che è arrivata a circa 21,7 volte, in virtù di un livello strike a 8.250 punti e distanza dal Knock Out di circa il 3,6%.