Notizie Notizie Mondo Da Greenspan a Powell, la storia si ripete. ‘Big Short’ Michael Burry spiega perché la bolla AI su Nvidia & co è “gigantesca”

Da Greenspan a Powell, la storia si ripete. ‘Big Short’ Michael Burry spiega perché la bolla AI su Nvidia & co è “gigantesca”

26 Novembre 2025 08:17

Mentre Wall Street continua a interrogarsi sull’eccessiva valutazione delle Big Tech, c’è chi non sembra avere alcun dubbio circa la presenza di una mega bolla AI. E’ Michael Burry, l’investitore divenuto famoso per aver previsto il crollo del mercato immobiliare prima del 2008, tornato all’onore delle cronache nelle ultime settimane per la decisione di chiudere il suo hedge fund Scion Asset Management.

Ma Burry non intende affatto chiudere i canali di comunicazione e continuerà a condividere le proprie forti convinzioni circa l’attuale situazione sui mercati. Il celebre investitore reso famoso dal libro ‘The Big Short’ di Michael Lewis ha infatti lanciato una newsletter con l’obiettivo di esporre nel dettaglio la sua tesi sempre più ribassista sull’intelligenza artificiale.

Arriva “Cassandra Unchained”

“Dubitavo di dover mai tornare. Sono tornato. Unitevi a me”, ha scritto Burry in un post domenica scorsa su X. Burry ha un’amplia platea di seguaci con 1,6 milioni di follower su X abituati ad analizzare i suoi post criptici. Il titolo della newsletter lascia capire bene quello che Burry andrà a fare, si chiama infatti “Cassandra Unchained”, e per accedervi i costi non sono proprio a buon mercato (abbonamento annuale di 379 dollari).

Il primo numero della newsletter fa capire bene la view di fondo: i mercati sono di nuovo in territorio di bolla. Per argomentare la sua tesi Burry ha fatto riferimento ai parallelismi tra la mania tecnologica della fine degli anni ’90 e l’attuale corsa all’intelligenza artificiale e a come le bolle siano state ignorate dai decisori politici.

Nel 2005, l’allora numero uno della Federal Reserve, Alan Greenspan, affermò: “La bolla dei prezzi delle case… non sembra probabile”. Oggi Jerome Powell schiva le tesi di una bolla dichiarando che “Le aziende di intelligenza artificiale in realtà… sono redditizie”.

Da Greenspan a Powell, la storia si ripete?

In particolare Greenspan nel 2005 insisteva sul fatto che i prezzi delle case negli Stati Uniti non mostrassero alcun segno di bolla, appena due anni prima che l’implosione dei mutui subprime convalidasse la famosa “Big Short” di Burry.

Cosa c’è oggi si sinistramente simile? Come nell’era delle dot-com, gli investitori stanno estrapolando una crescita esponenziale, ignorando le preoccupazioni sulla redditività e finanziando ingenti spese in conto capitale partendo dal presupposto che la tecnologia riscriverà l’economia. Qui Burry fa notare che l’attuale numero uno della Fed ha liquidato i timori di una bolla, affermando che le aziende di intelligenza artificiale sono “in realtà redditizie” e “una cosa diversa” rispetto ai boom passati. “La differenza sta nel fatto che queste aziende, aziende così altamente valutate, hanno effettivamente degli utili e cose del genere”, sono le parole pronunciate un mese fa da Powell.

Per Burry si tratta di un’inquietante eco delle rassicurazioni offerte da Greenspan 20 anni fa. Al culmine del boom delle dot-com, l’allora quasi sconosciuto investitore era short su Amazon. Oggi, adesso apertamente ribassista nei confronti di titoli simbolo del boom dell’intelligenza artificiale, Nvidia e Palantir.

Burry nelle scorse settimane ha condiviso su X un grafico che riportava il rapporto tra spese totali in conto capitale S&P 500 al netto degli ammortamenti e Pil nominale degli Stati Uniti, che sembra essere a livelli più elevati rispetto alle precedenti bolle, compresa quella delle dot.com.

La dottrina Clifton

Al centro della visione scettica c’è Phil Clifton, ex associate portfolio manager di Scion e definito da Burry “il pensatore più prodigioso”. Clifton è convinto che, sebbene l’adozione dell’AI generativa stia accelerando, l’economia dietro la massiccia costruzione infrastrutturale del settore non ha ancora giustificato il suo costo. Il mondo degli investimenti “si aspetta molta più importanza economica da questa tecnologia di quanto probabilmente verrà fornito“, ha scritto Clifton.
Se effettivamente più del 60% degli adulti statunitensi afferma di interagire con l’AI almeno diverse volte a settimana, secondo il Pew Research Center, a questo si contrappone a livello di economia una domanda “sorprendentemente bassa”.

Il parallelo storico appare evidente con la bolla del 2000. Il boom delle telecomunicazioni dei primi anni 2000 vide investimenti pesanti nelle reti in fibra ottica che superarono di gran lunga l’uso effettivo. L’utilizzo della capacità negli Stati Uniti è sceso a circa il 5% e i prezzi all’ingrosso delle telecomunicazioni sono crollati di circa il 70% in un solo anno, ha osservato Scion. Clifton sostiene che i giganti del cloud sono ora in una corsa comparabile, espandendo l’infrastruttura AI partendo dal presupposto che la domanda futura possa raggiungerla alla fine. Ma se l’adozione di massa dell’IA richiedesse più tempo del previsto, l’economia di questi enormi accordi con i data center potrebbe diventare insostenibile.

Nessuna azienda ha beneficiato di più della spesa per l’AI  di Nvidia. Il titolo è aumentato insieme a ordini GPU senza precedenti da parte dei fornitori cloud. Ma Scion si chiede se quei clienti possano mai generare ritorni economici su quell’investimento.