Notizie Trading e Mercati Goldman Sachs: borse a rischio correzione, ma il “Bear Market” resta lontano

Goldman Sachs: borse a rischio correzione, ma il “Bear Market” resta lontano

6 Marzo 2026 12:20

L’elevata tensione geopolitica internazionale, con il recente scoppio dei conflitti in Medio Oriente, e l’enorme quantità di investimenti in conto capitale nell’AI sono fattori di rischio che potrebbero portare ad una correzione nei mercati azionari, considerato anche la straordinaria tendenza rialzista degli ultimi anni. Se questo è una possibilità nel breve periodo, si legge in un’analisi di Goldman Sachs, un “Bear Market” resta una possibilità lontana, per la quale non sono ancora visibile le condizioni.

Valutazioni azionarie elevatissime ma premio al rischio ai livelli del 2008

Da tempo è noto che le valutazioni azionarie siano molto elevate da parecchi anni e non solo sui mercati statunitensi, dove sono sostenute da “una solida crescita dei profitti ed un ROE (return on equity) da record”.  “L’ampliamento dei rendimenti azionari al di fuori del mercato statunitense nell’ultimo anno ha fatto sì che tutte le regioni presentino ora valutazioni superiori alle proprie medie storiche di lungo periodo”, si legge nel rapporto.

D’altro canto i premi per il rischio azionario “sono scesi bruscamente” e ora sono tornati a livelli visti nel periodo precedente alla crisi finanziaria del 2008. Questo quadro di valutazioni ha reso le azioni “più vulnerabili a delusioni shock derivanti dalla competizione tecnologica o dal mix crescita/inflazione, che potrebbe peggiorare a causa degli sviluppi in Medio Oriente.”

Fine dell’egemonia tech? Grande rotazione verso l’economia reale

Le preoccupazioni per l’impatto dell’AI sull’economia ha già prodotto “rotazioni nella leadership all’interno dei mercati azionari” ed una “maggiore volatilità dell’azionario” ma finora tutto ciò non ha avuto un impatto determinante sulla performance delle azioni a livello di indice.

Da notare che a inizio 2025 è iniziato un “indebolimento dei rendimenti relativi degli Stati Uniti, quando la forza del mercato azionario statunitense ha cominciato a svanire su base relativa.”

In termini assoluti tuttavia il mercato americano è continuato a salire, grazie principalmente ad utili in crescita, mentre altre regioni come Giappone ed Europa hanno prodotto performance superiori alle aspettative.

Prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente gli Stati Uniti hanno mostrato “il peggior inizio d’anno relativo dalla metà degli anni ’90”. Si sta quindi assistendo, secondo lo studio, ad una “rotazione geografica” dovuto al cambiamento della percezione dei motori di crescita e di dove il valore futuro viene attribuito. Per gran parte del periodo trascorso tra la crisi finanziaria e la fine della pandemia il valore attribuito agli “asset fisici di breve durata” si è ridotto. Questo per effetto di “una combinazione di bassa inflazione, bassa crescita del Pil nominale, capacità in eccesso nella ‘old economy’ e tassi di interesse a zero”.

Gli investitori hanno quindi preferito le società tecnologiche, con prospettive di lunga durata, che impiegano meno capitale, e sono state i maggiori motori di crescita, in un mondo dove quest’ultima è generalmente stata molto bassa. Recentemente però le incertezze su modelli di business del settore tech, con la rivoluzione dell’AI e i relativi enormi investimenti in conto capitale delle grandi aziende, “ha portato a un declassamento dei flussi di cassa a lunga scadenza, a favore di rendimenti a breve termine più certi legati alle infrastrutture e al capex fisico. ”

Di fatto, sottolinea lo studio, si è assistito ad  “uno dei periodi più deboli per i rendimenti relativi della tecnologia rispetto agli altri settori degli ultimi 50 anni.”

Rischio correzione esiste ma i fondamentali economici appaiono solidi

Nel complesso, le crescenti preoccupazioni su tecnologia e geopolitica indicano ulteriori rischi di correzione a breve termine a livello di indici generali, tuttavia, secondo Goldman Sachs, “la profondità e l’entità di ogni eventuale correzione saranno probabilmente limitate”, con un rischio “relativamente basso” di avere un Bear Market.

Il ciclo di crescita sottostante appare solido, con le previsioni interne della banca d’affari che indicano una crescita USA del 2,8% quest’anno mentre per l’Eurozona essa dovrebbe attestarsi all’1,5%, contro lo 0,7% della scorsa estate.

Inoltre la crescita degli utili rimane solida, in particolare negli USA e nei mercati emergenti. Anche i bilanci del settore privato “rimangono sani” e, sebbene ciò difficilmente eviterà una correzione, “probabilmente proteggerà i mercati da effetti secondari più profondi o rischi sistemici.”

Vale anche la pena notare infine che la maggior parte degli shock geopolitici degli ultimi anni non ha avuto un impatto duraturo sui mercati.