Oro in ripresa dopo i commenti “pacati” di Warsh, ma chiude il peggior II trimestre da 13 anni
Fonte immagine: Getty Images
La prima metà del 2026 è stata un turbine di emozioni per gli investitori in oro: dal record di tutti i tempi toccato in gennaio al peggior trimestre degli ultimi 13 anni conclusosi a giugno. Oggi il metallo prezioso è di nuovo in ripresa, dopo i commenti del presidente della Federal Reserve Kevin Warsh hanno segnalato l’eventualità di una sua posizione più morbida sul tragitto futuro dei tassi di interesse americani.
Warsh vede rischi di inflazione più mitigati e non darà “forward guidance”
Lo scorso 29 gennaio l’oro ha toccato il suo record storico, a 5.586 dollari l’oncia. Poche settimane dopo è scoppiato il conflitto in Iran con la conseguente crisi dello stretto di Hormuz, creando così aspettative di una nuova realtà fatta di tassi di interesse elevati. Le quotazioni dell’oro sono quindi scese inesorabilmente, lasciando sul campo un complessivo 7.76% del suo valore alla fine di giugno. La peggiore performance si è avuta tuttavia negli ultimi tre mesi, in cui il calo del valore è stato del 16%, configurandolo come il peggior secondo trimestre per il metallo prezioso dal secondo trimestre del 2013.
Ieri il lingotto è però salito fino all’1,2%, attorno alla quotazione di 4.080 dollari l’oncia, dopo un ulteriore aumento del giorno precedente dello 0,8%. Il sentimento positivo è dovuto alle parole di Warsh pronunciate ieri in Portogallo nel corso di un forum della BCE. Warsh, da poco numero uno della Fed, è apparso meno “falco” di quanto si pensasse, soprattutto in considerazione dell’impatto della guerra in Iran sui prezzi dell’energia.
Negli ultimi tempi si era diffusa la convinzione che Warsh, appuntato dal presidente americano Donald Trump per sostituire Jerome Powell, sarebbe stato costretto ad alzare i tassi di interesse per mitigare l’impatto delle turbolenze sull’inflazione. Alti tassi di interesse hanno un impatto frenante sulla performance dei metalli preziosi.
Riferendosi alle ultime quattro settimane, Warsh ha notato un calo delle aspettative di inflazione e che “i rischi di inflazione sono calati”. Inoltre, il numero uno della Fed ha detto che la sua presidenza vedrà una rottura con la tradizione nel non dare più anticipazioni sul futuro corso dei tassi. “Non darò alcuna forward guidance”, ha detto.
Questa decisione introduce un elemento di incertezza del quale investimenti come l’oro beneficiano.
Il sentiment degli analisti. Amundi: portafogli devono resistere a diversi scenari
Il sentiment “è rimasto nettamente positivo” per l’oro, ha dichiarato a Bloomberg Ahmad Assiri, analista di Pepperstone Group. Tuttavia l’analista ha notato come il dollaro resti relativamente alto e i rendimenti dei Treasury abbiano recuperato la maggior parte delle perdite precedenti, dimostrando che “il mercato non riesce ancora a inquadrare la visione di Warsh, dato che si rifiuta di fornire una forward guidance”.
Giovanni Staunovo, analista di materie prime di UBS, ha affermato che il tradizionale status dell’oro come bene rifugio è stato recentemente controbilanciato da dati economici statunitensi più forti del previsto, da rendimenti reali dei Treasury più elevati, da un dollaro più forte e da una visione del mercato meno accomodante sul percorso dei tassi della Federal Reserve.
“Il movimento dei prezzi rispecchia il modello di balzo in alto e consolidamento già visto in passate crisi geopolitiche, sebbene l’oro sia entrato in questo periodo sospinto da valutazioni elevate e aspettative accomodanti sulla Fed, il che lo rende ora più sensibile ai fattori macroeconomici”, ha dichiarato Staunovo a CNBC.
Un’analisi di Amundi contenuta nel suo Global Investment Outlook di metà anno, individua tre macro tendenze che possono avere un impatto positivo sulla domanda di metallo prezioso nella seconda metà dell’anno: un contesto che ha reso più difficile l’interpretazione della politica monetaria, le elevate traiettorie di debito pubblico e la diversificazione operata dalle banche verso asset non denominati in dollari.
“Gli investitori si trovano in un mondo in cui l’indipendenza delle banche centrali viene messa alla prova, l’inflazione è più volatile e i rischi di concentrazione stanno crescendo”, ha dichiarato Monica Defend, alla guida dell’Amundi Investment Institute. “I portafogli migliori per questo nuovo regime sono in grado di resistere a diversi scenari: devono essere diversificati tra le valute, investiti in asset reali e oro, ed esplorare i settori azionari e i temi strutturali con disciplina”.