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Generali-Cattolica: Consob vuole vederci chiaro, il sospetto di insider trading per quel boom dei volumi scambiati

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La partnership tra Generali e Cattolica finisce sotto la lente della Consob, che vuole vederci chiaro.

Generali-Cattolica: la Consob accende un faro, sospetto insider trading
The top of the tower hosting the offices of Italian Insurance company Generali, known as the Hadid Tower, is pictured on March 24, 2019 in Milan. – The tower was designed by late Iraqi-British architect Zaha Hadid. (Photo by Miguel MEDINA / AFP) (Photo credit should read MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)

“Come ricostruito da Il Sole 24 Ore, la Consob ha inviato a Cattolica e Generali due distinte lettere dal medesimo contenuto. Sulla scorta dell’articolo 187 octies del Tuf, la Commissione ha infatti facoltà di chiedere alle società quotate tutta una serie di dati «per accertare violazioni». E, in questo, caso, “l’Autorità lo ha fatto allo scopo di verificare se sussista un’ipotesi di abuso di informazioni privilegiate relativamente all’annuncio, lo scorso giugno, dell’accordo di partnership tra le due compagnie assicurative” .
Della questione si occupa anche La Repubblica, nell’articolo “Faro Consob su Cattolica-Generali Si indaga su ipotesi di insider trading.
Per ora nessuno scossone sui titoli: Generali avanza dello 0,80%, Cattolica Assicurazioni vola di oltre +3%.
Cattolica si prepara a un nuovo cda dopo l’annuncio del presidente Paolo Bedoni, che ha comunicato il proprio ritiro in occasione della prossima assemblea degli azionisti, che sarà convocata dal Cda dopo il prossimo 1 aprile.
L’addio di Bedoni è arrivato a seguito della richiesta dell’Ivass di “una significativa discontinuità nell’assetto di governance” di Cattolica, in vista della sua trasformazione in spa, che avverrà a partire per l’appunto dal prossimo primo aprile.

Cattolica: quei legami con la Chiesa e il no imprenditori veneti a “svendita” a Generali

La Repubblica dedica anche un altro articolo a Cattolica, dal titolo più che indicativo: “Addio Chiesa e contadini, così l’impero di Bedoni è arrivato all’ultimo atto”.
Il quotidiano menziona “l’editoriale scritto sul giornale della Diocesi, Verona Fedele”, che “è suonato quasi più duro dei richiami Ivass (riportati con dovizia di particolari) e qualcuno ha fatto due più due: Paolo Bedoni, presidente della compagnia dal 2006 e in consiglio dal 1999, viene scaricato anche dalla Curia. Di sicuro è preoccupata. La compagnia – considerata il baluardo di quel che resta della finanza cattolica in Veneto – ha da sempre rapporti privilegiati con la Chiesa in Veneto e spesso assicura le macchine dei parroci, le chiese, le iniziative religiose. Naturale l’attenzione portata alle sorti di Cattolica, a partire dall’imminente rinnovo del cda”.
Viene fatto riferimento anche a “Casa Cattolica, un’associazione promossa da imprenditori locali, politici (della Lega, ma non solo), amministratori locali e rappresentanti dell’Istituto diocesiano per il sostentamento del clero. Eloquente il logo: l’arena di Verona e sullo sfondo un campanile. «Casa Cattolica è contraria alla svendita della compagnia a Generali – spiega il coordinatore Germano Zanini – e anche il rapporto fiduciario con Bedoni si è rotto. Ora stiamo sollecitando i soci di Cattolica: il nostro obiettivo è di convocare un’assemblea per nominare un nuovo consiglio prima che la compagnia venga trasformata in spa”.
Vale la pena ricordare che, l’intesa raggiunta lo scorso giugno, ha permesso al Leone di salire al 24,4% della compagnia veronese attraverso un aumento di capitale da 300 milioni (QUI TUTTI I DETTAGLI).
Oltre che per la sua importanza, l’annuncio ha fatto parlare di sé per l’opposizione di alcuni soci di Cattolica, che hanno proceduto sia contro l’ingresso di Generali che contro la trasformazione in Spa di Cattolica.
L’assemblea degli azionisti ha poi dato l’ok alla trasformazione del gruppo veronese in Spa e dopo un mese circa il Tribunale di Verona ha messo a tacere i soci dissidenti.
L’accordo tra Cattolica e Generali ha dato una scossa anche a Banco BPM, che a dicembre ha scaricato Cattolica dalla joint venture di bancassurance, con la mossa che è stata giustificata dall’istituto guidato da Giuseppe Castagna come conseguenza del cambio di controllo in Cattolica a seguito dell’ingresso di Generali.
Cattolica però non ha affatto gradito e si è messa subito sul piede di guerra contro BPM, chiedendo un risarcimento danni.
Tensioni con Banco BPM a parte, la notizia delle ultime ore vede protagonista la Consob, guidata dall’ex ministro agli Affari europei Paolo Savona, che ha deciso di approfondire quell’intesa tra Cattolica e il Leone di Trieste.
In particolare, l’agenzia di stampa Radiocor ha riportato che ” in tutto giugno, il mese chiave per il riassetto di Cattolica e la firma della joint venture con Generali, i volumi medi giornalieri sul titolo della compagnia veronese sono stati pari a 3,38 milioni di pezzi, oltre cinque volte la media dei sei mesi precedenti (663mila) e di quelli successivi (604mila)”.
Radiocor ha segnalato che “è questo il numero che balza all’occhio dopo la notizia che Consob ha avviato accertamenti in merito all’intesa tra Cattolica e Generali allo scopo di verificare, tra l’altro, se sussistono ipotesi di abuso di informazioni privilegiate. Certo, per Cattolica si è trattato di un mese ‘di fuoco’, in cui Ivass ha chiesto l’aumento di capitale da 500 milioni e poi è stata appunto trovata un’intesa con Generali (che apporterà poi 300 milioni), e ciò – secondo gli operatori – in parte può spiegare il balzo dei volumi. Tuttavia, non si può prescindere dall’analisi dei volumi stessi in occasione di alcune giornate chiave per la compagnia. Il primo giugno, per esempio, – continua Radiocor – la società rende noto che l’Ivass ha chiesto un aumento di capitale da 500 milioni e il titolo crolla di quasi il 17% con volumi scambiati di 7,93 milioni. Più che logico vista la portata della notizia così come lo sono i 16,7 milioni di azioni passati di mano il 25 giugno, il giorno in cui – prima dell’apertura dei mercati – viene annunciata l’intesa con Generali, che salirà al 24,4% valorizzando le azioni Cattolica con un ricco premio, tanto che il titolo della ex coop quel giorno balzerà del 38%. Balzano all’occhio invece i volumi di 48 ore prima, quando l’arrivo del Leone è ancora top secret: è la seduta del 23 giugno, quando si scambiano in Borsa 2,27 milioni di azioni. Ci sono altre due sedute, inoltre, in cui i volumi salgono oltre i 4 milioni di pezzi, sono quelle di venerdì 5 giugno e di lunedì 8 giugno, giorno in cui il titolo schizza del 9,5% anche sulle scommesse di trasformazione in spa. La sera di quel lunedì, a mercati chiusi, Cattolica avrebbe comunicato la possibile sottoscrizione a fermo di una parte dell’aumento di capitale da parte di un investitore istituzionale, che poi si è rivelato essere Generali”.
Il quotidiano La Repubblica segnala anch’esso che “la Consob vuole ricostruire chi era a conoscenza dell’operazione. Solo dopo aver raccolto le informazioni preliminari la commissione valuterà se ci sono gli estremi per muovere contestazioni, se insomma ci siano state manipolazioni di mercato. Un’attività di monitoraggio in parte abituale, quando ci sono operazioni straordinarie di questa portata e oscillazioni dei titoli. Il 25 giugno – subito dopo l’annuncio dell’ingresso di Generali – il titolo ovviamente era salito del 38% (scontato, visto che Generali pagava 5,5 euro per ogni azione) con forti scambi, 16 milioni di azioni passate di mano. Un’altra fiammata negli scambi si era registrata il primo giugno, quando erano stati negoziati quasi 8 milioni di pezzi e nei dieci giorni successivi le medie erano state piuttosto sostenute. Poi i volumi sono rientrati e attualmente si muovono ben al di sotto del milione di pezzi al giorno”.