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Fugnoli (Kairos): bond e tech in purgatorio, nessuna condanna definitiva

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Bond e tecnologia oggetto del report settimanale di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos. “Da una parte c’è chi emette sentenze di condanna alle fiamme per il tasso fisso e per la tecnologia, dall’altra ci sono i teorici della salvezza universale per tutti gli asset finanziari e reali in un contesto strutturale di politiche superespansive (che spingono verso l’alto economie e borse) e di repressione finanziaria (che mantiene fermi i tassi, e quindi i bond, anche se sale l’inflazione)” dice Fugnoli.
I primi, continua l’esperto, sostengono che qualcosa di epocale sta accadendo. “Inflazione e tassi, scesi quasi senza sosta per quarant’anni, si stanno incamminando sulla strada del ritorno e nulla vieta di pensare che, nel nuovo clima, saliranno per altrettanti quarant’anni”. “Ecco allora i bond a tasso fisso passare, in questa visione, dal paradiso del capital gain anno dopo anno (cui siamo abituati dall’inizio degli anni Ottanta) all’inferno dell’erosione sempre più evidente del potere d’acquisto, alla perdita secca sul prezzo di mercato e alla tassazione via via più aggressiva delle magre cedole (quando ci sono)”. “Allo stesso modo, il prodotto finale della lunga discesa dei tassi, ovvero l’esplosione dei multipli della tecnologia e la stellare performance del settore negli scorsi dieci anni, si appresta a trasformarsi, ora che i tassi salgono, in un’implosione che potrebbe durare altrettanti dieci anni, come accadde dopo la bolla di Internet scoppiata nel 2000”.

A questa cupa visione si contrappone l’idea, ancora prevalente nel mercato, che una moderata ripresa dell’inflazione non manderà i bond all’inferno, ma li costringerà semplicemente a un breve purgatorio che potrebbe già terminare alla fine dell’anno, quando la crescita americana, (fortemente stimolata da una politica fiscale da tempi di guerra e da una politica monetaria il cui orientamento espansivo viene ogni giorno riaffermato dalla Fed nonostante i segnali di ripresa ormai evidenti) toccherà il suo picco e da lì inizierà a scendere.
Fugnoli immagina allora il Treasury a fine anno, stando larghi, al 2-2,25 per cento e una crescita americana che, arrivata nel quarto trimestre vicino al 5 per cento, si trova davanti un 2022 in cui, anche per effetto base, dovrà iniziare a rallentare. Ecco che il Treasury, da lì in avanti, ritornerà attraente per due categorie di investitori, i tradizionali compratori di tasso fisso da una parte e, dall’altra, i gestori di fondi risk parity. Quanto alla tecnologia, continua Fugnoli, l’anima sua potrebbe non solo evitare l’inferno, ma limitarsi a mettere piede sulla spiaggia dell’antipurgatorio, senza addentrarsi troppo nell’area del pentimento e limitandosi a pratiche rituali di purificazione. Tutto fa infatti pensare che la battaglia tra i multipli in contrazione da una parte e gli utili in formidabile crescita dall’altra si concluderà alla pari. “Parliamo della tecnologia solida, naturalmente, quella che fa utili o che si prepara a farne in tempi ragionevolmente brevi. La tecnologia concettuale e la tecnologia giocattolo di trading avranno momenti più difficili, con cadute di prezzo anche pronunciate che però non saranno ancora definitive”.