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Ftse Mib da buy con Draghi Effect, l’outlook di UniCredit. Anche JP Morgan bullish su Piazza Affari con assist BTP

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Con Mario Draghi al governo ci sarà la rimonta di Piazza Affari, oltre a quella dei BTP. E’ quanto ritengono gli strategist di UniCredit e anche gli esperti di JP Morgan, stando a quanto riportato da un articolo della Cnbc. L’articolo ricorda che l’indice benchmark Ftse Mib della borsa di Milano è salito del 7% dal minimo dello scorso 29 gennaio, grazie alla chiamata di Draghi da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avvenuta all’inizio di febbraio, nel bel mezzo della crisi del governo Conte bis.

Secondo gli analisti di UniCredit e JP Morgan Piazza Affari continuerà a beneficiare del Draghi Effect
The newly appointed Italian Prime Minister Mario Draghi out of the Senate during the vote of confidence in the new Government. Rome (Italy), February 17th 2021″n

Spazio per salire ce n’è ancora, indicano gli esperti di UniCredit, parlando di “un potenziale di performance assoluta del +10% circa dagli attuali livelli”, nel corso del 2021. Su Piazza Affari è pronto a scommettere anche Mislav Matejka, responsabile della divisione di strategia sull’azionario globale ed europeo di JP Morgan.
Le politiche di Draghi, ha commentato Matejka, sono “bullish per il mercato azionario italiano”: i motivi citati sono diversi, come il restringimento degli spread BTP-Bund e di altri spread dei paesi periferici (rispetto ai Bund), la maggiore credibilità della politica e il forte sostegno fiscale, destinato ad aumentare con il forte contributo delle risorse del Recovery Fund Next Generation EU, che ammontano a 209 miliardi di euro.
“A livello settoriale, il quadro è positivo soprattutto per i finanziari, così come per quei titoli che prezzano la ripresa dei consumi”, ha aggiunto Matejka.
In una nota riportata sempre dalla Cnbc Marco Protopapa, economista di JP Morgan, ha parlato dell’importanza dell’agenda di riforme del governo Draghi, in particolare della “selezione dei progetti di investimento”.
Protopapa ha ricordato che Draghi ha di fatto l’anno scorso “enfatizzato l’importanza delle risorse destinate all’Italia con il Recovery Fund facendo una distinzione tra il debito buono, collegato a spese prestabilite che puntino al rafforzamento della produttività sotto forma di investimenti caratterizzati da elevati ritorni sociali, e il debito cattivo che emerge con l’adozione di misure sparpagliate”.
Gli analisti sono bullish guardando anche alla possibilità che in Italia venga lanciata finalmente una vera riforma fiscale: “Spostando il carico fiscale dalla forza lavoro attraverso la riduzione delle tasse sui redditi e i dei contributi previdenziali degli imprenditori ridurrebbe i costi legati all’occupazione, aumentando la produttività delle aziende”, si legge nella nota degli analisti della società di ricerca sugli investimenti Gavekal Research. Draghi ha anche promesso di utilizzare i fondi europei in arrivo per focalizzarsi sulla digitalizzazione del paese, e sull’accelerazione dei piani di transizione energetica.
In generale, gli analisti sono convinti che con il governo Draghi le risorse del Next Generation EU non verranno sprecate. Nella nota di Gavekal Research si legge, che ovviamente “riuscire a realizzare le riforme strutturali sarà difficile”. Ma anche che, “dopo un lungo periodo in cui l’Italia è rimasta fanalino di coda, le aspettative sono basse”. Di conseguenza, “un qualsiasi segnale che Draghi possa avere successo nel promuovere la crescita alimentando le riforme strutturali potrebbe portare a una rivalutazione – rerating- al rialzo degli asset italiani”.
Una nota positiva su Piazza Affari è arrivata anche da Massimo Trabattoni, Head of Italian Equity di Kairos, nel report “Italian Times”: “L’annuncio del 2 febbraio da parte del Presidente Mattarella di voler nominare Mario Draghi come possibile Primo Ministro di un governo tecnico di larghe intese, è stato un momento di svolta per i listini italiani che hanno recuperato in fretta tutta la sottoperformance del mese precedente derivante dalla crisi politica, e che ora stanno sovraperformando il resto dei mercati europei man mano che giungono notizie positive riguardo alla creazione del nuovo Governo sostenuto dalla maggior parte dei partiti”. “Nello specifico – ha fatto notare Trabattoni – da inizio anno al 20 febbraio 2021 il FTSE MIB ha guadagnato il 3,2% contro il 3% del CAC e l’1,5% del DAX, mentre da quando è stato annunciato Draghi, il FTSE MIB guadagna il 4%, il CAC il 3% e il DAX solo lo 0,5%”.
Quali sono stati i settori che hanno beneficiato in misura maggiore dell’effetto Draghi? “In questa prima fase a guidare il rimbalzo di mercato sono state sicuramente le banche e i titoli finanziari tradizionali; questi hanno beneficiato materialmente dal restringimento dello spread sotto i 100 punti e in generale dal miglioramento dell’outlook del paese che inevitabilmente porterà a un rerating del settore che trattava a forte sconto sul patrimonio relativamente ai peer europei. Assieme ai finanziari sono andati bene i titoli legati al re-opening e più correlati con il ciclo economico e il pick-up dell’inflazione, mentre hanno sottoperformato i titoli growth e le utilities che soffrono la risalita dei tassi e il riposizionamento degli investitori”, ha fatto notare il numero uno della divisione azionario italiano di Kairos, soffermandosi su cosa significhi davvero Draghi premier per l’Italia:
“Vale la pena approfondire il tema Draghi per cercare di valutare quanto grande sia l’opportunità per l’Italia. In primo luogo, lo schema del programma politico, come descritto da Draghi nelle ultime settimane, è incoraggiante. Oltre all’inevitabile impegno ad accelerare la campagna di vaccinazione “con tutti i mezzi disponibili”, ha evidenziato due tematiche fondamentali nei suoi interventi al Senato e alla Camera: la necessità di attuare delle riforme strutturali per far ripartire la crescita economica e lo stampo profondamente europeista di questo Governo in termini di politica estera. Entrambi i temi sono estremamente importanti per il mercato, che da anni chiede all’Italia un cambiamento strutturale per stimolare la crescita e che al contempo è sempre spaventato dall’antieuropeismo dei partiti populisti. Questo tipo di interventi inoltre rassicura quei soggetti del mondo finanziario che fino a poco tempo fa ritenevano l’Italia un mercato con una volatilità troppo alta e quindi non investibile. Si presume quindi che ciò porterà ad un ritorno di flussi verso l’Italia, che invece negli ultimi anni aveva visto diminuire i volumi sui propri listini, e probabilmente anche alla chiusura di tante posizioni short, sia sui singoli titoli sia sul paese in generale”.
Tra l’altro, “la notizia della creazione di questo nuovo Governo si rivela ancora migliore se si considera che Draghi avrà a disposizione per rilanciare il paese più di 200 miliardi di euro grazie al Recovery Fund. Il mercato, infatti, non era convinto che l’Italia sarebbe riuscita a spendere in maniera efficace tutte queste risorse con il governo Conte (che si basava su fragili compromessi e numeri tiratissimi), mentre è pronto a scommettere che Draghi non si limiterà a finanziare i progetti più urgenti, ma che si impegnerà per mettere in piedi un piano di ampio respiro con obiettivi di lungo termine. E d’altra parte, negli interventi sulle politiche economiche rilasciati alla stampa negli ultimi mesi – come anche nel discorso al Senato di qualche giorno fa – Draghi non si è limitato a impegnarsi per ulteriori misure di stimolo per proteggere aziende e dipendenti, ma ha anche poi elencato una serie di riforme strutturali mirate a far ripartire la crescita. Tra queste la riforma del fisco, in parte per ridurre l’elevata pressione fiscale sul ceto medio, in parte per incoraggiare un aumento del tasso di occupazione delle donne, la riforma del sistema giudiziario, le riforme della pubblica amministrazione, le riforme del mercato del lavoro, la digitalizzazione e il cambiamento climatico”.
“È questo il tipo di cambio di passo che il mercato si aspetta da un’Italia guidata da Draghi avendo a disposizione ingenti risorse europee -ha concluso il numero uno della divisione sull’azionario italiano di Kairos – e qualora ci fosse il raggiungimento di queste aspettative nei prossimi mesi, il mercato italiano continuerà il processo di rerating appena iniziato che vedrà diminuire sempre di più lo storico sconto-paese che da anni si portano dietro la larga maggioranza delle società italiane quotate”