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Ftse Mib cede quasi l’1%, deboli titoli oil e banche

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Primo scorcio dell’ultima seduta della settimana con vendite diffuse a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib cede quasi 1 punto percentuale (-0,92% a quota 19.249 punti) con gli investitori che guardano nuovamente alle crescenti tensioni con l’UE. Ieri la Commissione Europea ha rivisto al ribasso le stime sul rapporto deficit-Pil dell’Italia. Per il 2019, Bruxelles prevede un deficit-Pil al 2,9%, per il 2020 al 3,1%. Da segnalare che, in base al NADef e alla manovra del governo M5S-Lega, il deficit-Pil per il 2019 è atteso al 2,4%. Il governo per bocca del ministro Tria ha risposto contestando le stime dell’UE. Entro il 13 novembre l’Italia dovrà rispondere all’UE circa la richiesta di chiarimenti sul debito anche se l’orientamento del governo appare di una conferma dei target indicati.
Sul parterre milanese si segnalano i forti cali di Tim (-3,5%) dopo la maxi svalutazione da 2 miliardi di euro decisa ieri dal cda e che ha portato il risultato netto dei primi 9 mesi dell’anno in rosso per 800 milioni. Male anche Leonardo (-4,7%) che non ha centrato le attese degli analisti sul fronte ebita. Reazione positiva ai conti invece per Salvatore Ferragamo (+1,71%) nonostante il calo del 3,3% dei ricavi nei primi 9 mesi dell’anno.

A livello settoriale si muovono male i titoli oil con cali nell’ordine dell’1,5 per cento per Eni e Saipem. Male anche le banche con Intesa Sanpaolo giù dell’1,45%; cede lo 0,75% Unicredit dopo il calo di quasi il 4% di ieri a seguito dei conti del terzo trimestre.