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Tim: maxi svalutazione da 2 miliardi manda conti in perdita

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Doccia fredda per Tim con il cda fiume di ieri che ha partorito una maxi svalutazione da 2 miliardi di euro. L’impartment test condotto da Enrico Laghi ha convinto il management ad approvare a maggioranza una svalutazione dell’avviamento domestico che porta in rosso il risultato netto dei primi 9 mesi dell’anno.

L’utile netto si attesta a 1,2 miliardi di euro prima della svalutazione dell’avviamento domestico, a seguito
della quale il dato risulta negativo per 0,8 miliardi di euro. Tale svalutazione, decisa a seguito del processo
di impairment test, non ha impatti sui flussi di cassa ed è dovuta al deterioramento del quadro competitivo e regolatorio ed ai più alti tassi di interesse. La svalutazione non modifica le priorità strategiche del Piano triennale e non tiene conto delle revisioni che saranno prossimamente sottoposte all’approvazione del Consiglio di Amministrazione con l’obiettivo di un continuo miglioramento della performance operativa e finanziaria della società.

L’ebitda organico dei nove mesi si attesta a 6,2 miliardi di euro e risulta stabile rispetto allo stesso
periodo del 2017 (al netto della componente non ricorrente e degli altri “one-off”). Tale risultato beneficia
dell’effetto positivo della crescita del Brasile (+12,5%) e sconta una contenuta flessione della componente
Domestic (-2,3%).