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Forex: sterlina oltre $1,40, vede fine lockdown UK con Johnson. Rally commodities e rating premiano aussie e kiwi

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Sul mercato del forex continua a mettersi in evidenza la solidità della sterlina, che rimane sopra la soglia psicologica di $1,40 testata alla fine della scorsa settimana, per la prima volta in tre anni.

Il rapporto sterlina-dollaro è balzato fino al record di sempre a 1,4052 durante le contrattazioni asiatiche, per fare poi un lieve dietrofront, ma rimanere al di sopra di $1,40.

I buy si spiegano con l’imminente annuncio del premier britannico Boris Johnson sulla fine delle restrizioni per la pandemia Covid-19, ma anche con i timori sulla reflazione Usa, in qualche modo avallati dall’ennesimo balzo dei tassi sui Treasuries Usa fino all’1,394%.

L’euro che avanza dello 0,15% a $1,2137; biglietto verde piatto sullo yen, con una variazione pari a +0,06% a JPY 105,51; l’euro sale dello 0,21% nei confronti dello yen a JPY 128,06, mentre è ingessato sulla sterlina, con il rapporto EUR-GBP -0,01% a GBP 0,8649. La moneta unica balza anche sul franco svizzero, salendo dello 0,35% a CHF 1,09.

Focus sulle commodities currencies, prevalentemente in rialzo. Occhio al dollaro australiano, che è balzato durante le contrattazioni asiatiche fino a $0,7908, al record dall’inizio del 2018 nei confronti del dollaro Usa.

Nelle ultime ore Fitch Rating ha confermato la tripla AAA per il debito dell’Australia, con outlook negativo. “Il rating dell’Australia – si legge nella nota dell’agenzia – riflette la solidità delle sue istituzioni e l’efficacia della sua politica, che hanno sostenuto quasi tre decenni di crescita economica, prima della pandemia del coronavirus, aiutando a limitare la gravità dello shock attuale”.

Detto questo, “l’outlook negativo riflette l’incertezza sulla traiettoria del debito nel medio termine, a seguito dell’aumento significativo del debito pubblico/Pil provocato dalla risposta alla pandemia”.

Dal canto suo, rimanendo in materia di debiti sovrani, S&P ha rivisto al rialzo il rating sul debito della Nuova Zelanda da “AA” ad “AA+” motivando la decisione con la capacità del paese di contenere i contagi da coronavirus Covid-19 meglio della maggior parte di altri paesi.

L’outlook sul rating del paese è stabile. Il dollaro neozelandese è salito anch’esso al record dal 2018, per la precisione al valore più alto dall’aprile di quell’anno, a $0,7315.

Sia il dollaro australiano aussie che quello neozelandese (kiwi) beneficiano del sentiment bullish che si respira sul mercato delle commodities, in particolare sul mercato dei metalli di base.

Sul mercato del London Metal Exchange (LME), i contratti sullo stagno con scadenza a tre mesi avanzano oggi del 3% circa a $26.855 la tonnellata mentre quelli sul rame, sempre a tre mesi, guadagnano più del 2%, a $9.155 la tonnellata. Forti i volumi di scambio, con 23.972 lotti scambiati alle 6.59 ora di Londra, rispetto ai 6.000 lotti che, verso la stessa ora, vengono scambiati nelle sedute considerate più ‘normali’. C’è da dire però che, a seguito delle celebrazioni del Capodanno lunare, la Cina è tornata a essere operativa lo scorso giovedì, evidentemente con tutta l’intenzione di recuperare l’attività persa durante il periodo di pausa.

Non per niente oggi, allo Shanghai Futures Exchange (SHFE), i contratti sui metalli di base più scambiati sono balzati in media del 4,1%, con quelli sullo stagno con scadenza ad aprile volati fino a quasi +9% e quelli sul rame con uguale scadenza saliti del 6%.