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Flop Opec+ fa volare il petrolio, ma c’è rischio effetto boomerang se frattura diverrà insanabile  

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Sui mercati resta in primo piano il petrolio dopo la decisione dell’Opec+ di annullare la riunione, per l’incapacità di arrivare a un accordo con gli Emirati Arabi Uniti, che chiedono sostanzialmente che la soglia di partenza per la determinazione della quota di produzione venga rivista al rialzo, per poter produrre di più. Una fumata nera che dei fatto porta una prima conseguenza: non ci sarà l’atteso aumento della produzione da agosto. In questo scenario è scattata una nuova ondata di acquisti sul petrolio, con WTI a ridosso dei 77 dollari (+2,3%), sui nuovi massimi dal 2014. Rialzi ma più modesti per il Brent che invece sale di circa lo 0,7% a 77,71 dollari al barile.

Tre fumate nere e poi la sospensione

L’atteso meeting è iniziato giovedì scorso e che la strada fosse in salita si è visto sin da subito. Tre in tutto le fumate nere dell’Opec+, che non è riuscita a trovare una intesa nel giorno ufficiale della riunione, lo scorso 1° luglio, il giorno successivo, venerdì 2 luglio, e ieri, lunedì 5 luglio. Arabia Saudita e Russia avevano già siglato un accordo preliminare che, in linea di principio, prevedeva l’aumento dell’offerta di 400.000 barili al giorno da agosto a dicembre del 2021, al fine di centrare la domanda che, con la fase di reopening post (quasi) fine del lockdown, è in continuo aumento. E fin qui tutto ok per Abu Dhabi.

Stando a quanto ricostruito e trapelato, a far puntare i piedi agli Emirati Arabi Uniti è stata un’altra questione: il fatto che i tagli decisi nel 2020 – anno della pandemia Covid -19 – vengano prorogati alla fine del 2022 senza che ci sia una revisione delle soglie di produzione da cui partire: “Il problema è aver posto una condizione a quell’aumento (della produzione decisa fino a fine 2021), ovvero estendere l’accordo (del 2020 sui tagli per motivi Covid) – ha spiegato alla Cnbc Suhail Al Mazrouei, ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti aggiungendo che, quanto proposto, semplicemente “non è un buon accordo” per il paese.

Da Bloomberg News sottolineano però un’altra questione. La reazione relativamente modesta in altri mercati suggerisce che gli investitori mostrano anche una certa cautela riguardo alle implicazioni a lungo termine della crisi dell’Opec+. Se gli Emirati Arabi Uniti dovessero lasciare il cartello, c’è il rischio che i produttori aumentino l’offerta con un effetto ribassista per il petrolio. Per capire la questione, è bene ricordare che i tagli, così come gli aumenti di produzione, vengono decisi prendendo come riferimento una soglia di partenza: più alta è quella soglia, più un paese può produrre una maggiore quantità di petrolio.

Le nuove stime di ING

Il fallimento all’Opec+ porta una maggiore incertezza nei prossimi mesi in mancanza di una rapida soluzione, il che suggerisce una maggiore volatilità dei prezzi.  Questa la view degli esperti di ING che hanno rimesso mano, rivedendole al rialzo, alle previsioni sul prezzo del petrolio a breve termine. Ora ING si attende che il Brent raggiunga una media di 75 dollari al barile nel terzo trimestre 2021, ma c’è chiaramente il rischio di picchi più alti, data l’incertezza al momento. “Abbiamo mantenuto la nostra opinione che il Brent avrà una media di 70 dollari nel quarto trimestre 2021 – spiegano da ING -. Ciò presuppone che l’Opec+ alla fine arrivi a un accordo. Ci sarà una crescente pressione sull’Opec+ da parte dei consumatori per aumentare la produzione. L’India ha chiarito più volte di volere che il gruppo aumenti la produzione, mentre il governo degli Stati Uniti ha chiesto all’Opec+ di trovare un compromesso, che consentirà di aumentare la produzione. Inoltre, continuiamo a ritenere che l’offerta iraniana tornerà in auge verso la fine di quest’anno, il che dovrebbe contribuire ad alleviare alcune delle difficoltà”.

Eni e Tenaris, le preferite di Equita

“Riteniamo che il risultato di questo vertice, oltre ad esprimere tensioni sulla gestione dei volumi, possa avere implicazioni favorevoli sui prezzi di breve termine oltre alla volatilità del Brent”, commentano gli analisti di Equita sottolineando che “se il mancato accordo fra i membri Opec+ dovesse continuare, le scadenze medio-lunghe della curva futures sarebbero penalizzate”. Tra i titoli preferiti del settore Equita indica Eni e Tenaris. “Ipotizzando 77 dollari al barile per il Brent sul 2022, il livello raggiunto ieri dal prezzo spot, Eni tratterebbe a 2,8 volte Ev/Ebitda, 8 volte P/E e superiore al 10% di remunerazione per l’azionista”, aggiungono gli esperti della sim milanese.