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Fine egemonia di Wall Street nel prossimo decennio, quattro motivi spingono a diversificare altrove

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Wall Street nella prima settimana di marzo ha mostrato qualche segnale di cedimento, in particolare il Nasdaq che è arrivato ad azzerare i guadagni da inizio anno allontanandosi di molto dai picchi storici del 12 febbraio (è anche entrato in fase di correzione, ovvero in flessione del 10% dai massimi). L’azionario Usa aveva chiuso il 2020 con un +21,4%, superando il resto del mondo per il terzo anno consecutivo, e negli ultimi dieci anni ha battuto l’azionario esclusi gli USA con uno scarto medio di performance dell’8,7% all’anno (dati MSCI All-Country World ex US $ Index).
Questo ciclo virtuoso per Wall Street potrebbe essere giunto a un punto di svolta. Ne sono convinti a Schroders, che individuano quattro motivi per cui la sovraperformance di Wall Street potrebbe essere vicina alla fine.

1) Le opportunità cicliche si trovano fuori dai mercati Usa

Durante la pandemia gli investitori hanno cercato rifugio nei titoli growth difensivi. Il valore di queste aziende ha visto un’impennata in un contesto di lockdown e maggiore domanda per i servizi digitali. “Tuttavia, se si ritiene che la ripresa economica sia ora imminente, allora avrebbe senso iniziare a posizionarsi al di fuori degli Stati Uniti, poiché l’azionario non-Usa ha un’esposizione molto maggiore ai settori ciclici come energia, industria e materiali, che tendono a performare bene in una fase di ripresa”, afferma Sean Markowicz, CFA, Strategist, Research and Analytics di Schroders. Per esempio, se il mercato azionario Usa è costituito solo per il 37% della capitalizzazione da settori ciclici, il resto del mondo vanta un 55%. Questa minore esposizione ciclica implica che i titoli azionari statunitensi difficilmente rimbalzeranno tanto quanto i peer globali, quando la pandemia sarà finita.

2) Le valutazioni Usa hanno raggiunto il picco

Una conseguenza della sovraperformance di Wall Street è che le valutazioni si trovano ora su livelli che storicamente avrebbero prefigurato bassi rendimenti rispetto al resto del mondo. Per la verità le valutazioni azionarie sono elevate ovunque. “Ciò non significa che siamo vicini a un crollo dei mercati, ma semplicemente che i rendimenti futuri sul lungo termine potrebbero essere inferiori – avverte l’esperto di Schroders – E anche se così fosse, le valutazioni relative indicano che le azioni non-Usa probabilmente performeranno meglio rispetto ai peer statunitensi”.

3) La Presidenza Biden potrebbe avere effetti positivi sui mercati emergenti

L’azionario dei mercati emergenti ha sofferto a causa delle tensioni commerciali tra Stati Unii e Cina sotto la presidenza di Donald Trump. Ma, con l’amministrazione Biden, gli analisti si aspettano che le relazioni economiche saranno meno complesse e che le alleanze con i partner degli americani verranno ristabilite. Questo miglioramento sul fronte delle relazioni internazionali avrà effetti positivi sugli scambi commerciali globali e dovrebbe supportare i mercati emergenti orientati alle esportazioni, secondo la casa d’affari. Anche la tassazione sulle imprese dovrebbe aumentare con Biden e ciò potrebbe impattare sugli utili americani. In questo contesto gli investitori hanno iniziato a favorire altri mercati. Per esempio, l’azionario emergente ha superato quello Usa a livello di performance cumulativa da gennaio 2020.

4) La concentrazione del mercato tech potrebbe limitare le performance future negli Usa

Le principali aziende tech statunitensi (Apple, Microsoft, Amazon, Facebook e Google/Alphabet – FAMAG) hanno beneficiato enormemente degli effetti economici della crisi, dato che molte persone oggi dipendono dalla loro tecnologia per lavorare e fare acquisti da casa. Tuttavia, la loro capitalizzazione è diventata talmente ampia che di fatto sono loro a guidare il mercato. Da gennaio 2020 l’indice MSCI USA ha reso il 23%, ma solo il 15% se si escludono le FAMAG. Il problema di questa concentrazione è che se la fiducia nelle Big Tech dovesse deteriorarsi per qualche motivo, ciò potrebbe portare a rendimenti inferiori per tutta Wall Street. Uno dei motivi alla base di ciò potrebbe essere la regolamentazione. Il Partito Democratico, che ora controlla entrambe le Camere al Congresso, ha espresso la volontà di frenare le pratiche anti-competitive di queste aziende e diverse indagini dell’antitrust sono già in corso nei confronti di Facebook e Google.
Una serie di motivi che inducono Schroders a ritenere che ci siano le condizioni per guardare con più convinzione all’azionario fuori da Wall Street. “Non vi è certezza che ciò accadrà – precisa Markowicz – I nuovi ceppi di Covid-19 potrebbero minare la ripresa economica e gli investitori potrebbero continuare a favorire gli Stati Uniti. Ma prima o poi questa fase finirà. L’esposizione ciclica degli Usa alla ripresa globale è limitata, le valutazioni sono estreme su base relativa, la concentrazione del mercato è cresciuta e l’azionario emergente si sta mettendo in luce. Alla luce di ciò, gli investitori farebbero bene a diversificare il loro portafoglio azionario al di là degli Usa nel corso dei prossimi 10 anni“.