Fidelity si racconta: “Milano diventerà sempre più un hub di gestori”
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Come è cambiata l’industria del risparmio gestito negli ultimi 25 anni e quali sono le sfide del settore? Partendo da questa riflessione e interrogandosi sulle prospettive, Fidelity ha aperto i lavori per celebrare i suoi (primi) 25 anni in Italia (nel 2000 apriva i suoi uffici).
Ha raccontato cosa è successo negli ultimi 25 anni in Italia, quali sono le sfide del mercato del risparmio gestito e si è soffermata sulle sue attività principali, come la creazione di un hub di gestori a Milano.
Cosa è successo negli ultimi 25 anni in Italia
“La nostra industria resta centrale per quanto riguarda le persone, questo è ‘people business’. Le relazioni continuano ad essere la risorsa strategica più importante nel rapporto con i nostri clienti”. A raccontarlo Cosmo Schinaia, head of Southern Europe & Latam di Fidelity International, nel corso dell’evento organizzato a ottobre a Villa Necchi Campiglio.
Un punto di partenza imprescindibile è come si è evoluto il mercato. “In 25 anni – ha affermato Schinaia – l’industria del risparmio gestito in Italia è passata da poco più di 530 miliardi di euro in mano perlopiù ad operatori italiani a quasi 1,3 miliardi di euro e, in questo scenario di crescita, Fidelity è cresciuta costantemente, affermandosi come uno dei principali player sul mercato italiano”. L’industria continua a crescere, così come continua a crescere anche i “cross-border”, ovvero delle case estere.
Le sfide del mercato
Una delle principali e più grandi sfidi che deve fronteggiare l’industria italiana è la liquidità dei conti correnti. “Una cifra enorme, circa 1.600 miliardi di euro, che mostra come ci sia una quantità di liquidità ferma, quotidianamente erosa dall’inflazione. L’altra grande sfida, e Fidelity è in prima linea su questo punto, è quella di aumentare l’esposizione al mercato azionario. “In Italia l’esposizione media al mercato azionario è del 15%, negli Usa è al 57% – ha indicato -. È chiara a tutti la necessità di sviluppare questo ambito, e con Fidelity stiamo lavorando a una serie di iniziative per trasmettere dei messaggi costruttivi”.
Dove si focalizzerà Fidelity? “Milano diventerà sempre più un hub di gestori”
“Oltre a focalizzarci sui core active, dove siamo leader, crediamo che ci siano tre grandi temi importanti per i prossimi anni: low trackinkg error, strategie high alpha e quelle decorrelate dall’andamento degli indici”.
Un focus sulle partnership strategiche, ma soprattutto per Fidelity Milano diventerà sempre più un hub di gestori che punterà alla creazione di prodotti “customizzati” per il mercato italiano. “Abbiamo fatto due assunzioni importanti: Franca Pileri e Mario Baronci per le gestioni multi-asset”, ha detto Schinaia, annunciando anche un’altra novità che sono “i remote sales”. Un team di sales basato a Milano che andrà in supporto dei consulenti per qualsiasi richiesta, anche su singoli prodotti.
I grandi eventi degli ultimi 25 anni raccontati in 30 minuti: dalla bolla delle dot.com a oggi
“Come era diverso il mondo nel 2000. Il mondo era così diverso da oggi che la Ferrari riusciva a vincere cinque campionati del mondo di fila. C’erano ancora le Torri Gemelle, esistevano Nvidia e produceva G4 (scheda videogiochi), era stato appena introdotto l’euro e circolava insieme alla lira e Google non era quotata. Era un mondo che a parte per qualche nerd dell’economia, nessuno sapeva cosa fosse il QE e non esistevano i social media”. Inizia così l’intervento di Donatella Principe, director market and distribution strategy Fidelity International, che rievoca punto per punto i macrotemi che hanno scandito i mercati negli ultimi 25 anni.
“Oggi noi viviamo nel mondo dell’infodemia, siamo costantemente bombardati di informazioni e questo spesso ci porta ad inseguire la notizia e a seguire le mode. I social media non hanno creato l’infodemia, ma l’hanno peggiorata. Quando siamo bombardati da notizie, spesso tendiamo a focalizzarci su quelle negative. Probabilmente dipende dal fatto che nella nostra psicologia una perdita costa il doppio rispetto al piace che ci dà un guadagno. Se vogliamo dirla in maniera più elegante, citando un filosofo Lao Tzu: un albero che cade fa molto più rumore di una foresta che cresce“.
Soprattutto, ha sottolineato la manager, in finanza non bisogna chiudere la propria visione e guardare in una sola direzione. “Se questo avviene, rischi di guardare solo da una parte (e forse quella sbagliata) e non accorgersi di tutto il resto che sta succedendo e che potrebbe essere la cosa giusta”.
Ecco, in sintesi, alcuni dei principali eventi economici/finanziari che hanno scandito il mondo negli ultimi 25 anni, illustrati e spiegati da Donatella Principe che ha “svelato” anche alcuni risvolti non immediatamente messi a fuoco.
- La Bolla delle dot com È il 2000, quando si genera non una bolla ma “la bolla” delle dot-com, quella che oggi riesce a giustificare qualunque cosa con i suoi eccessi. “Leggerlo non è come averlo vissuto: quel -70% del mercato azionario, con il titolo Apple che perde l’81%. Si pensava che ci fossero solo macerie e si disse: la tecnologia non si riprenderà più. E poi arriviamo ad oggi le TMT (Telco, Media e Technology): allora pesavano il 45% dell’indice, oggi pesano sempre il 45%. Il tech nell’indice mondiale nel 2000 pesa il 12%, oggi più del doppio. E quella Apple, dal minimo dell’aprile 2003 a oggi ha registrato una performance pari a +17mila”.
- La Cina entra nel WTO: è stato uno dei momenti determinanti della storia economica del nostro secolo. La Cina ora è la seconda economia al mondo, tallona gli Stati Uniti.
- 2007/2008 e la crisi subprime: una crisi drammatica che ha sconvolto l’economia, il mondo della finanza, il settore bancario Usa. Si disse: l’economia americana non potrà riprendersi, l’equity non si potrà riprendere. “Nel 2007/2008 Usa ed Europa avevano lo stesso Pil, oggi l’America ha più che raddoppiato il suo Pil, l’Europa è completamente ferma”.
Nel bel mezzo della crisi: c’è “One more thing”, viene lanciato l’iPhone. “L’invenzione tecnologica che ha cambiato il destino della Apple (prima società al mondo a sfondare i 2 e i 3 trilioni di capitalizzazione di mercato, oggi vicina ai 4 trilioni). Ma soprattutto l’Iphone ha consentito di mettere a terra la tecnologia di internet, messa in tasca. Apple è stato il catalizzatore della nascita di un ecosistema di società tecnologiche estremamente profittevoli che sono i leader di oggi e ha sfatato per la prima volta nella storia dei mercati finanziari la ‘maledizione della decade’. Circa ogni dieci anni c’è un grande tema d’investimento, le società leader di quel tema diventano le più grandi al mondo ma nessuno passa la decade”.
E poi mentre Lehman Brothers falliva nel 2008, arriva il papers sul Bitcoin, e in pochi hanno capito la portata di quello che stava nascendo.
- 2022: guerra Russia-Ucraina. “Ci soffermiamo sulla variabile sbagliata, ovvero l’energia. Cosa non abbiamo visto? La decisione di Joe Biden di congelare le riserve in dollari della Russia. Da qual momento in poi cambia la storia del dollaro, e se oggi le banche centrali detengono più oro che Treasury è per quella decisione”.
Operatori distratti, hanno perso un altro fenomeno che viene da lontano, ossia la nascita dell’intelligenza artificiale. “Se ne accorgono i mercati alla fine del 2022, siamo in pieno bear market con il crollo dei mercati che sembra non voglia finire mai, quando era necessario un catalizzatore ecco che viene lanciato chatGPT e il mondo se ne innamora”.
- Oggi…Su cosa dobbiamo concentrarci ora? “Guardiamo alla storia di Palm, che lancia sul mercato il primo palmare. Allora la società valeva molto. Il ceo fece questa dichiarazione: nel giro di 5 anni Apple venderà frutta. Oggi Palm non esiste più, Apple decisamente non vende frutta”.
In che direzione guardare? “Anche senza la sfera di cristallo sappiamo che la nostra sfida si chiama longevity, rischio di sopravvivere ai propri soldi in un mondo nel quale è tornata l’inflazione. L’inflazione e il tempo sono estremamente dannosi insieme perché attaccano in maniera determinante il valore dei nostri soldi”, ha concluso Donatella Principe sottolineando che la vera sfida la conosciamo già oggi: “trasformare il tempo in un alleato magari puntando in un investimento in azioni”.