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Fed, per qualcuno è ormai super dovish. Gundlach: ‘Powell si è piegato al volere di Wall Street’

Così l’Ufficio Studi di Intesa SanPaolo: “L’esito inizialmente scontato del FOMC sembra però aver superato le aspettative del mercato. Con una virata ‘super-dovish'”.

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La Fed di Jerome Powell diventa più dovish, ovvero più colomba, mentre dalla Bank of Japan arriva la promessa di fare di più, nel caso in cui dovesse essere necessario.

Nell’attesa che la Bce di Mario Draghi torni a lanciare una forma di aiuto all’Eurozona, magari attraverso l’annuncio, a marzo, di un nuovo piano di TLTRO, l’impressione è che le banche centrali siano sul ‘chi va là’, pronte ad agire in un contesto economico in cui la parola recessione non è più un tabù, anzi, è sempre più presente nell’outlook di diversi analisti.

Alla fine della due giorni della riunione del Fomc – il braccio di politica monetaria della Fed – l’annuncio è stato in linea con quanto atteso dai mercati: i tassi sui fed funds sono stati lasciati invariati nel range compreso tra il 2,25% e il 2,5%, a cui erano stati portati con una stretta di un quarto di punto percentuale lo scorso dicembre.

La Fed definita super-dovish nella nota dell’Ufficio Studi di Intesa SanPaolo ha premuto il pulsante “STOP”, nel percorso rialzista dei tassi, tanto che anche Goldman Sachs intravede ora minori interventi nel corso del 2019.

Già nei discorsi precedenti, il numero uno Jerome Powell aveva preparato i mercati a un contesto diverso, visto il deterioramento dell’economia a livello globale e il permanere di una inflazione tutt’altro che convincente, che fa ancora fatica a raggiungere in modo stabile il target della Fed, fissato al 2% circa.

Il risultato è che dal comunicato ufficiale emerge che è stata cancellata la frase secondo cui ulteriori rialzi dei tassi sarebbero stati probabilmente garantiti (dai fondamentali economici).

Si legge, piuttosto, che la banca centrale americana “sarà paziente, mentre valuta quali futuri aggiustamenti al target sul range dei tassi sui fed funds possano essere appropriati“.

I funzionari della Fed hanno anche diramato un comunicato separato, in cui hanno affrontato il tema del bilancio dell’istituzione: in questo caso è stato affermato che si prevede di operare con “una ampia offerta” di riserve bancarie.

I banchieri valuteranno inoltre l’opzione di apportare aggiustamenti alla riduzione del portafoglio dei bond presenti nel bilancio, ovvero di modificare il ritmo con cui sta andando avanti il cosiddetto QT, Quantitative Tightening, processo di riduzione di quegli asset che hanno ingolfato il bilancio della Fed con i vari piani di Quantitative easing lanciati in passato.

Tra l’altro, la stessa valutazione della crescita economica Usa, presente nel comunicato del Fomc, è stata abbassata a “solida” da “forte” mentre, riguardo all’eterna difficoltà dell’inflazione di alzare la testa, si legge che gli indici relativi “sono scesi negli ultimi mesi”. Nel comunicato, ancora, è stata rimossa la frase che parla di “rischi bilanciati”.

Così l’Ufficio Studi di Intesa SanPaolo:

“L’esito inizialmente scontato del FOMC sembra però aver superato le aspettative del mercato. Con una virata ‘super-dovish’:  anziché ricalcare il copione già preparato nei discorsi ascoltati da inizio gennaio, segnalando una pausa sul sentiero dei rialzi per raccogliere informazioni sui fattori di rischio accumulati negli ultimi mesi, il comunicato e la conferenza stampa di ieri non sembrano segnalare tanto una pausa, quanto una virata molto più potente di quanto atteso, che ribalta diversi punti mantenuti fermi fino a poco fa dal FOMC. Con una valutazione dell’economia sempre solida e positiva, in linea con quella di dicembre, il vero cambiamento è che non ci sono più indicazioni di ulteriori rialzi, anche dopo la risoluzione dei rischi in corso. L’annuncio ha visto l’indice del dollaro cedere rapidamente ieri lo 0,7% con l’euro schizzare appena sotto la resistenza di 1,1500 (0,7%) nonostante i dati di fiducia economica presentati dall’ESI non siano stati positivi”.

Il giudizio di Jeffrey Gundlach, numero uno di DoubleLine Capital, è più nel merito. Anzi, è una sorta di verdetto.

Per Gundlach, il presidente della Fed Jerome Powell ha deciso infatti di “cedere alle richieste del mercato azionario”, dunque di Wall Street.

Interpellato da Reuters, il ceo dell’hedge fund ha detto che “sono stati i mercati azionari fragili a costringere la Fed a promettere di essere paziente con i futuri rialzi dei tassi”.

Per Gundlach, la mossa più dovish di Powell & Co si spiega anche con la diffusione dell’indice dei prezzi al consumo Usa, sceso sotto il 2%. Nel frattempo, un’altra banca centrale oggi ha manifestato l’intenzione di affilare le armi. Così il vice governatore Masayoshi Amamiya:

“La BOJ ha diversi strumenti nel caso in cui avesse bisogno di allentare ulteriormente” la politica monetaria, ha detto il vice di Haruhiko Kuroda. Insomma, tutto pronto per un dietrofront delle banche centrali, invischiate nella trappola della liquidità che esse stesse hanno creato.