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Eni sale in solitaria sul Ftse Mib, sponda da balzo utili migliori delle attese. Descalzi: “eccellente generazione di cassa”

Acooglienza positiva da parte del mercato ai conti di Eni, migliori delle attese. Bene la divisio

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Eni sale in solitaria sul Ftse Mib dopo i conti del terzo trimestre dell’anno e dei primi nove mesi che vedono una forte crescita degli utili. Un trimestre caratterizzato dalla solida performance dell’Exploration & Production grazie al rafforzamento dello scenario petrolifero. In una giornata che ha preso il via in territorio negativo per il Ftse Mib, Eni è l’unico segno positivo (+1,03% a 15,12 euro).

Nel penultimo trimestre dell’anno il gruppo di San Donato Milanese ha visto l’utile netto balzare a 1,53 miliardi di euro rispetto ai 344 milioni del penultimo trimestre 2017, mentre l’utile netto rettificato è salito a quota 1,39 miliardi dai 229 milioni del corrispondente periodo nel 2017 . In forte crescita anche il risultato operativo adjusted che è balzato a 3,3 miliardi. Un risultato, spiega la società nel comunicato odierno, trainato dalla solida performance della E&P che ha conseguito circa 2 miliardi di incremento (quasi il triplo) per effetto del rafforzamento dello scenario petrolifero (+45% l’incremento del riferimento Brent in dollari) e del maggiore contributo di produzioni a più elevato profit per boe.  L’indebitamento finanziario netto è stato pari a 9 miliardi, in riduzione di 1,91 miliardi rispetto al 31 dicembre 2017, dopo aver pagato dividendi di 2,95 miliardi. Secondo le stime di consensus, pubblicate da Eni sul sito, gli analisti si attendevano per il terzo trimestre 2018 un utile netto rettificato di 1,02 miliardi e un utile netto operativo rettificato di 2,72 miliardi. Risultati in forte crescita anche nei primi nove mesi dell’anno con l’utile è volato a 3,73 miliardi (+181%), mentre quello rettificato si è attestato a 3,13 miliardi (+118%).

“Un buon set di risultati”, commentano gli analisti di Fidentiis che confermano la raccomandazione di acquisto (rating buy) su Eni, un range di valutazione compreso tra 18 e 19 euro.

 

“Sono particolarmente soddisfatto dei risultati del trimestre che ci hanno consentito di produrre una generazione di cassa eccellente”, ha commentato Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, sottolineando che “gli incassi netti operativi sono stati pari a 4,1 miliardi, il doppio rispetto al terzo trimestre 2017 e, ancora più importante, il 35% in più rispetto al secondo trimestre 2018 che aveva registrato un prezzo medio Brent simile all’attuale”. Desclazi ha inoltre sottolineato, commentando i risultati finanziari che “tutti i business hanno operato bene, con un Upstream che mette in luce la sua piena capacità di monetizzare scenari favorevoli dei prezzi degli idrocarburi e soprattutto di incrementare il valore anche a scenari costanti. I business mid-downstream dimostrano di aver acquisito un livello di sostenibilità in uno scenario per loro complessivamente non favorevole. Grazie a questa performance raggiungiamo un debito netto di 9 miliardi, in riduzione di circa 900 milioni rispetto a fine giugno pur avendo già corrisposto tutti i dividendi di competenza di quest’anno”. Pertanto “possiamo confermare per il 2018 – conclude il manager – una neutralità di cassa di gruppo, compresa la copertura dei dividendi, a 55 dollari al barile, oltre 20 dollari più bassa rispetto alle quotazioni Brent attuali, a testimonianza della disciplina finanziaria che siamo determinati a mantenere nel tempo”.

 

Capitolo produzione

Nel terzo trimestre del 2018 la produzione di idrocarburi di Eni è stata pari a 1,8 milioni di boe/g, in rialzo dell’1,2% a prezzi costanti (invariata su base reported). Una crescita frenata, spiega la società, dai minori volumi di gas prodotti rispetto alle attese a causa di eventi esogeni in alcuni paesi. Nei 9 mesi la produzione si è attestata a 1,84 milioni di boe/g, +3,9% a prezzi costanti (+3% su base reported). Nel corso del trimestre la produzione ha beneficiato di ramp-up dei grandi progetti a maggiore marginalità come Zohr, Noroos, Jangkrik, OCTP, Nene’ fase 2; start-up del periodo come Ochigufu, OCTP fase gas e Bahr Essalam fase 2; maggior contributo di Kashagan e di Val d’Agri (fermata nel 2017); ingresso in Abu Dhabi. Questi fattori, sottolinea Eni, hanno più che compensato la conclusione nel secondo trimestre del contratto produttivo di Intisar in Libia.

Soffermandosi sullo scenario 2018, la produzione di idrocarburi di Eni, attesa allo scenario di budget di 60 dollari al barile, dovrebbe mostrare una crescita del 3% nell’anno 2018 rispetto al 2017 comprensiva dell’impatto negativo sulla produzione di gas di fattori esogeni in alcuni paesi con limitati impatti sulla generazione di cassa. Secondo Eni, tale previsione di crescita sarà sostenuta dal ramp-up dei grandi progetti operati avviati nel 2017 (Zohr e Noroos in Egitto, Jangkrik in Indonesia e OCTP olio in Ghana), dagli start-up del periodo (Ochigufu, OCTP fase gas, Bahr Essalam fase 2 e Wafa Compression), dal maggior contributo dei giacimenti Kashagan, Goliat e Val d’Agri, e dall’iniziativa negli Emirati Arabi Uniti.