Eni allarga (a Vitol) il progetto Baleine in Costa d’Avorio: net zero in Africa
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Azionariato condiviso per Eni in Costa d’Avorio. Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha annunciato il perfezionamento della cessione a Vitol di una partecipazione del 30% nel progetto Baleine in Costa d’Avorio. Una conferma della strategia del gruppo che tende a condividere lo sviluppo del business, e quindi degli investimenti, mantenendo una quota di maggioranza dei progetti chiave. Percorso che la società ha seguito, per esempio, nello sviluppo delle controllate Plenitude, Enilive ed Eni CCUS Holding.
Il titolo Eni ha aperto in calo dello 0,52% a 15,03 euro.
I dettagli
Il progetto è il principale sviluppo offshore nel Paese ed è ora detenuto da Eni (47,25%), Vitol (30%) e Petroci (22,75). “La transazione è in linea con la strategia di Eni volta all’ottimizzazione delle attività upstream, che prevede di anticipare la valorizzazione delle scoperte esplorative attraverso la riduzione delle partecipazioni in esse (il cosiddetto modello dual exploration)”, viene sottolineato dalla società di San Donato.
Eni e Vitol sono già partner nei progetti OCTP e Block 4 in Ghana e questo accordo “consolida ulteriormente la collaborazione tra le due società in Africa occidentale”.
Eni è presente in Costa d’Avorio dal 2015 e Baleine è il primo progetto del gruppo in Costa d’Avorio e il primo a zero emissioni in Africa. Il giacimento giant di Baleine è stato scoperto nel 2021, a 20 anni dall’ultima scoperta commerciale nel Paese; la produzione è iniziata in tempi record, nel 2023. Con una produzione complessiva tra Fase 1 e 2 di oltre 62.000 barili di petrolio e più di 75 milioni di piedi cubi di gas al giorno, destinata a salire fino a 150.000 barili di petrolio e 200 milioni di piedi cubi al giorno con l’avvio della Fase 3, il progetto Baleine rappresenta un pilastro fondamentale per soddisfare la domanda energetica interna.
Gli ultimi progetti
Nei giorni scorsi, Eni ha annunciato di aver ottenuto la procedibilità dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e avviato l’iter autorizzativo per la conversione di alcune unità della raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) in bioraffineria. Il progetto, per il quale è stata presentata l’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), prevede la conversione dell’impianto Hydrocracker (HDC2) mediante la tecnologia Ecofining, la costruzione di un impianto per il pretrattamento degli scarti e residui che sono la carica prevalente con cui Enilive produce i biocarburanti Hvo.
Inoltre, Eni e Seri Industrial hanno annunciato che Eni Storage Systems, joint venture costituita da Eni (50% più un’azione) e Fib (50% meno un’azione), società appartenente al gruppo Seri Industrial, ha iniziato l’operatività per proseguire lo sviluppo del progetto industriale relativo alla produzione di batterie al litio stazionarie già avviato nell’area industriale di Brindisi.
Eni Storage Systems, si legge in una nota, ha come obiettivo la realizzazione di un polo per la produzione di oltre 8 GWh/anno di batterie litio ferro fosfato su base acquosa, destinate prevalentemente ad accumuli stazionari di energia elettrica.
Il piano di buy back
Ieri, in parallelo, è emerso che dall’avvio il 20 maggio 2025 del programma di buyback, Eni ha acquistato 56.934.064 azioni proprie (pari all’1,81% del capitale sociale) per un controvalore complessivo di 808.047.887,68 euro. Il 15 settembre 2025 Eni ha acquistato sull’Euronext Milan 537.858 azioni proprie (pari allo 0,02% del capitale sociale), al prezzo medio ponderato di 14,8738 euro per azione. Considerando le azioni proprie già in portafoglio e gli acquisti effettuati, Eni detiene 148.544.391 azioni proprie pari al 4,72% del capitale sociale.