Notizie Notizie Italia Banche a Piazza Affari: nomine Mps, Bpm-Agricole e il contributo in Manovra

Banche a Piazza Affari: nomine Mps, Bpm-Agricole e il contributo in Manovra

24 Settembre 2025 10:57

Resta alta l’attenzione del mercato sulle banche tra risiko, la sua evoluzione e novità in manovra.  Se infatti il Tesoro ha assicurato che non farà crociate, ha chiarito che “si troverà il modo perchè diano un contributo al sollievo fiscale, mi sembra assolutamente doveroso”, secondo il ministro Giancarlo Giorgetti.

In parallelo, il mercato guarda alla partita Mps-Mediobanca, con le nomine, e alle mire sul Banco con il piano dell’Agricole.

Le nomine di Siena

Alla conclusione del periodo di riapertura dei termini, Mps ha raggiunto l’86,3% del capitale sociale di Mediobanca (dal 62.3% registrato al termine del periodo di adesione). La data di pagamento è fissata per il 29 settembre.

Al momento, la banca non ha ancora fornito indicazioni ufficiali sui prossimi step. “Ricordiamo – spiega Equita in un commento di ieri – che l’assemblea chiamata a nominare il nuovo cda di Mediobanca è prevista per il 28 ottobre, con la presentazione della lista dei candidati da parte di Mps che dovrà avvenire entro il 3 ottobre. Secondo indiscrezioni di stampa, l’ipotesi di un profilo esterno per il ruolo di ceo sembrerebbe diventata l’opzione più probabile”.

Sempre sulla base di fonti di stampa, il forte livello di adesioni all’offerta spingerebbe Siena a considerare un’operazione di fusione con Mediobanca, con conseguente delisting dell’istituto. Alla luce dei risultati preliminari, Delfin si conferma il primo azionista con una quota del 17.5%, seguito da Caltagirone (circa 11%), mentre la partecipazione del Mef scende appena sotto il 5%.
Gli occhi del mercato sono rivolti alle nomine. Domani è poi in programma il cda. Prenderà atto del successo dell’Opas e sarà aggiornato sulle selezioni in corso ma non sono attese decisioni. Per la lista, da presentare ci sono ancora 10 giorni.

C’è poi Banco Bpm…

Sullo sfondo una nuova partita prende forma con il piano di fusione tra il Credit Agricole e Banco Bpm che sarebbe già delineato in attesa dell’ok del governo.

Sempre secondo indiscrezioni di stampa, l’operazione verrebbe costruita in modo da mantenere l’Agricole, che già ha il 20% del Banco e l’autorizzazione a salire fino al 29,9%, appena sotto il 25% così da non far scattare, sotto il profilo regolamentare, l’obbligo di Opa e il whitewash in assemblea e contenere, sotto quello politico, il rischio di un intervento con il golden power.

Bpm acquisirebbe il 51% di Credit Agricole Italia (Cai), valutata nel complesso 6 miliardi, pagando un miliardo con azioni Anima, 1 miliardo con azioni Agos Ducato, in cui l’Agricole salirebbe al 100%, e un altro miliardo con il 5% circa di Banco Bpm. Contestualmente l’ad Giuseppe Castagna, che resterebbe in sella per un altro triennio, acquisirebbe il 14% di Cai delle fondazioni, pagandole in azioni del Banco, con l’effetto di rafforzare dal 6 all’11% il patto degli enti e delle casse previdenziali, destinato a fare da contrappeso all’azionista francese. Le mire del Credit Agricole potrebbero però spingere il governo ad avvalersi dei poteri speciali.

La manovra

Il Tesoro lavora con le banche a un accordo per un contributo alla manovra che sarà probabilmente pari, o leggermente superiore a quello dello scorso anno quando il balzello portò 4 miliardi.

“Le banche non hanno rendite di posizione e vengono da anni difficilissimi per crisi di imprese e del debito sovrano, recessioni, epidemie, catastrofi naturali, guerre, cui hanno fatto e fanno fronte con grandi aumenti di capitale, accantonamenti e ristrutturazioni sempre socialmente rispettose e realizzate con costruttivi accordi con le Rappresentanze Sindacali”, ha commentato ieri il presidente dell’Abi Antonio Patuelli nella lectio magistralis su “Etica ed economia” alla Link University a Roma. “Salvo nel caso di una sola banca nazionalizzata, le banche hanno dovuto farsi carico”, “dei salvataggi di banche concorrenti”, ha ricordato, mettendo in luce che sul tema non c’è per ora un accordo tra le parti.