Discorso Trump fa tornare Wall Street sulla terra, vola il petrolio e crolla l’oro. Ecco cosa non è piaciuto
Fonte immagine: Getty
Wall Street pronta a fare dietrofront dopo la due giorni di corposi rialzi legati al possibile avvicinarsi della fine delle ostilità in Iran. Come alcuni operatori di mercato avevano previsto, il rimbalzo rischia di avere breve respiro in assenza di svolte effettive sul fronte mediorientale e le parole di ieri di Trump nel discorso alla nazione non hanno dato i dettagli che il mercato si attendeva e si trova oggi con in mano lo stesso livello di informazione della vigilia.
Trump parla di lavoro “quasi completato” in Iran
Ieri sera il presidente statunitense Donald Trump si è rivolto alla nazione per giustificare la guerra in Iran e indicare che gli Stati Uniti sono vicini al raggiungimento dei loro obiettivi. A deludere il mercato è stata la mancanza di ulteriori dettagli sulla fine del conflitto rispetto alle 2-3 settimane per porre fine alle ostilità di cui il tycoon aveva già parlato 24 ore prima.
Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti colpiranno l’Iran “estremamente duramente” nelle prossime due o tre settimane. “Siamo sulla buona strada per raggiungere a breve, molto presto, tutti gli obiettivi militari dell’America”, ha affermato Trump che durante un discorso durato 19 minuti specificando che se non sarà raggiunto un accordo tramite le vie diplomatiche, che sono in moto, “colpiremo i loro impianti elettrici”. Dopo la fine del conflitto, Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz “si aprirà naturalmente”.
Circa l’impatto economico del conflitto il numero uno della Casa Bianca ha affermato che i rincari della benzina “sono di breve termine” e gli Stati Uniti “non sono mai stati più pronti economicamente, e siamo in splendida forma per il futuro”.
Wall Street storce il naso
Il discorso di Trump non ha colto i favori del mercato, reduce da due giorni di rally prepotente sulle crescenti attese di una fine imminente del conflitto. I futures dei principali indici viaggiano in forte calo con -1,8% per quello su Nasdaq e -1,4% quello sull’S&P 500. A deludere le parole dure che non vanno nella direzione di una de-escalation, anzi fanno temere settimane di conflitto ancora più intenso. Inoltre rimane irrisolto il problema Hormuz e quindi tutte le tensioni legate a petrolio e possibili forti effetti sull’inflazione.
Ieri la Borsa di New York aveva aperto il mese di aprile con un deciso segno più (+1,16% il Nasdaq e +0,72% lo S&P 500) dando seguito al prepotente rimbalzo di martedì (+3,9% il Nasdaq).
Intanto stamattina pagano dazio le borse asiatiche con Tokyo a -2,4% e il Kospi coreano a -4,4%.
Petrolio torna a infiammarsi
Reazione ancora più veemente quella del petrolio con prezzi saliti di oltre il 6% dopo il discorso di Trump, con il presidente che ha ribadito la sua posizione secondo cui gli Stati Uniti non spingeranno per una riapertura nello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio via mare.
Il Brent (future scadenza giugno) viaggia al momento in rialzo del 6,6% a ridosso dei 108 dollari al barile, mentre il Wti segna 106 dollari (+6,2%). Torna a soffrire l’oro che cede ben il 4% a 4.620 dollari l’oncia complice il parallelo apprezzamento di mezzo punto percentuale del dollaro Usa rispetto alle altre principali valute e l’aumento dei rendimenti dei Treasury (4,37% il decennale). Infine soffre anche il bitcoin con un calo di oltre il 3% a 66mila dollari circa.