Di Lorenzo:

13 Marzo 2008 16:09

Pietro Di Lorenzo a ITF Rimini è di casa. I nostri lettori lo conoscono molto bene come trader sui futures e soprattutto come “ideologo” del trading part-time. Lo conosceremo ancora meglio in questa interessante intervista.


Domanda: Pietro, tu sarai ospite a Maggio di ITF-Rimini che, per rendere più chiaro il suo posizionamento, quest’anno significa “Investment e Trading Forum”, dato che si rivolge ad un pubblico e a problematiche più vaste. l di là della tua attività di trader, guardando i movimenti dei mercati degli ultimi mesi, cosa ti senti di dire a chi decidesse di iniziare adesso a fare trading in proprio?… Fare i soldi quando i mercati salgono e basta è semplice, ma la volatilità e i ribassi?… Per un esordiente è importante sapere il punto di vista dei “veterani”…


Risposta: Ti dirò una cosa che può sembrare paradossale: questo è il momento migliore per iniziare a fare trading in proprio. Alcuni penseranno che il motivo è perché i prezzi sul mercato italiano sono scesi del 20% rispetto a 6 mesi fa e dunque si può comprare “a sconto”. In realtà iniziare in una fase di mercato ribassista e volatile tiene i traders neofiti con i piedi ben piantati per terra. Quando invece si inizia ad operare nella fase finale di una bolla speculativa (come quella del 1999-2000) o in un mercato molto direzionale (come quello Aprile 2003 – Aprile 2007) , utilizzando tecniche senza alcun fondamento, si realizzano spesso lauti profitti perchè il mercato tende a perdonare degli errori di impostazione, come la mancata applicazione di stop loss. In questo modo si razionalizza l’idea che gli stop loss non servano a nulla in quanto attendendo qualche settimana/mese i prezzi tendono a risalire. Crescendo con questo modello si creano fondamenta fragili e non appena il mercato invertirà, si sarà colpiti da sonanti perdite che non solo rimangeranno rapidamente i profitti realizzati nel passato, ma intaccheranno inesorabilmente il capitale. Quindi, a mio avviso, meglio iniziare l’attività di trader in una fase difficile piuttosto che iniziare quando tutto sembra semplice, con il rischio di affrontare il mercato nelle fasi successive con supponenza e scarso controllo del rischio, con l’inevitabile risultato di perdere buona parte delle proprie risorse


 


D.: Nel tuo intervento didattico a ITF2008 affronterai l’argomento del trading sui futures? Non ti sembra un mercato troppo rischioso per chi svolge questa attività in maniera part time?


R.: Cercherò di dimostrare che è possibile realizzare significativi profitti investendo sul mercato dei futures senza la necessità di seguire l’andamento dei mercati durante le ore di negoziazione, utilizzando capitali iniziali ridotti e soprattutto tenendo sempre il rischio sotto controllo. Attraverso un approccio scientifico e rigoroso è possibile  fronteggiare mercati rischiosi come quello dei futures,  in quanto viene annullato il fattore emozionale che spesso influenza negativamente il trader inesperto. Cercherò quindi, di abbattere il luogo comune secondo cui il mercato dei futures, ovvero quello più affascinante e potenzialmente profittevole, sia ad esclusivo appannaggio dei traders full time e dei professionisti. Secondo il mio approccio è sufficiente dedicare pochi minuti al giorno alla cura dei propri investimenti in derivati, immettendo semplicemente alcuni ordini condizionati in mattinata (o la sera prima).  Utilizzando un approccio multisystem e multimarket e derivati  il cui margine iniziale è esiguo (Mini S&P/Mib future e Bund Future), riusciamo a raggiungere risultati strabilianti con capitali iniziali ridotti e a conciliare l’impegno del trading con qualsiasi altra attività lavorativa.


 


D.: un trader cavalca il mercato e ne è attore in prima persona, se è bravo; può andare short quando serve e quindi è meno esposto… Ma per il risparmiatore che per definizione è “lungo” le cose vanno diversamente. Csa consiglieresti a chi normalmente il mercato “lo subisce”, quali sono i correttivi pratici e psicologici per momenti di mercato incerti e volatili?


R.: Il risparmiatore tradizionale, a mio avviso,  dovrebbe cercare di evolversi: in questo senso l’ITF nasce anche per far sapere quanti strumenti finanziari e  opportunità di investimento siano oggi a disposizione di qualsiasi risparmiatore. I mercati si rinnovano alla velocità della luce e dunque è necessario che con loro facciano passi avanti anche i risparmiatori “storici” che dovrebbe uscire dal limite di lucrare solo quando i mercati salgono. Non tutti sanno che oggi sono a disposizione dei traders privati un grande numero di strumenti finanziari che consentono di guadagnare indifferentemente quando i mercati salgono e quando scendono. Ad esempio su Borsa Italia sono quotati degli Etf il cui profitto è legato al ribasso delle principali azioni europee e tedesche, che hanno costi irrisori ed una meccanica di acquisto/vendita del tutto analoga a quella di un’azione. A mio avviso non c’è alcun motivo per inibirsi  l’opportunità di lucrare anche quando i mercati scendono! I correttivi pratici che può apportare un risparmiatore al suo “modus operandi” sono inerenti alle politiche di Money Management che fanno la vera differenza fra un vincente e un perdente.  Sui mercati ci sono quattro tipi di risultati che possiamo ottenere dalla chiusura di un’operazione: 1. piccoli guadagni;  2. piccole perdite;  3. grandi guadagni; 4. grandi perdite.  Ciò che bisogna fare è costruire un piano di trading che elimini “ex ante” le grandi perdite attraverso l’inserimento sistematico di stop loss. In questo modo  si è già realizzato il 50% di un buona strategia di trading! Controllare e limitare l’entità delle perdite è un passo indispensabile nella costruzione di una strategia operativa di successo anche quando si ha un’ ottica di investimento


 


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