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Debito lievita di 100 miliardi in 16 mesi. Mazziero: governi cambiano, ma medicina proposta è sempre la stessa

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“Il debito per l’Italia è come una corsa a 100 metri in cui i nuovi record si succedono in brevissimo tempo tra loro; non mancano i momenti in cui il debito cala, ma sono periodi sporadici e passeggeri che poi passano il testimone alla tendenza crescente di fondo”. Lo si legge nell’introduzione del 35° Osservatorio trimestrale sui dati economici italiani elaborato dalla Mazziero Research.

Oltre 1.800 euro in più per abitante

“Il nuovo record di 2.410 miliardi ha infranto la soglia importante dei 2.400 miliardi; solo sedici mesi prima – fa notare Mazziero – si trovava poco sopra i 2.300 miliardi (2.310 miliardi, per la precisione la soglia di 2.300 miliardi è stata più volte oltrepassata tornando poi al di sotto). In meno di un anno e mezzo abbiamo bruciato 100 miliardi, che per ciascun residente italiano corrispondono a 1.815 euro, neonati compresi”.

 

La Mazziero Research fa riflettere su questi numeri: “ora fatevi un conteggio di quanti siete in famiglia e moltiplicatelo, poi pensate a quanto quella cifra corrisponda per il vostro lavoro, a quanto sacrifici avete fatto e a cosa avete rinunciato per la gioia vostra e dei vostri cari”.

 

Ma di chi è la colpa? “Negli ultimi dieci anni si sono succeduti sette governi, di cui uno tecnico, abbiamo visto ogni sorta di maggioranza. I volenterosi ministri al cospetto della Commissione Europea hanno sempre promesso una traiettoria discendente del debito, che poi a consuntivo è sempre salito”, sottolinea la società di ricerca.

 

“Ancora oggi si promette un cambiamento, termine già più volte abusato, spendendo a deficit per far ripartire l’economia; una medicina già vista che ha partorito una crescita a zero virgola. Forse il vero cambiamento dovrebbe essere nelle competenze, perché fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi è una follia e conduce alla rovina”, conclude l’introduzione la Mazziero Research.

Segnali di recupero solo con il binocolo  

Dalle conclusioni del 35° Osservatorio trimestrale si apprende che “la produzione industriale non dà segni di recupero e insieme a una domanda estera in calo determina un PIL trimestrale stagnante. Potrebbe mostrare un lieve rimbalzo nel 3° trimestre, segnando un deludente +0,1% grazie alla ricostituzione parziale delle scorte in calo ormai da quattro trimestri”.

 

Situazione delicata anche per il debito pubblico che, secondo la Mazziero Research, “non accenna a diminuire e, come previsto, ha superato la soglia dei 2.400 miliardi segnando un nuovo record assoluto: in soli sedici mesi è passato da 2.310 a 2.410 miliardi. Con tale aumento in termini assoluti, in presenza di un PIL che non cresce e di un’inflazione in calo è abbastanza probabile che anche i rapporti debito/PIL e deficit/PIL andranno a crescere”.

 

L’unica nota positiva riguarda l’abbassamento dello spread e del rendimento dei titoli di Stato. Secondo Mazziero “si potrà così determinare una sensibile riduzione della spesa per interessi già a partire da quest’anno e ancor più l’anno prossimo a patto che le condizioni restino costanti. Questo risparmio faciliterà il reperimento di risorse per neutralizzare le clausole di salvaguardia che farebbero scattare l’aumento dell’IVA nel 2020. Quasi certamente saranno misure non strutturali e quindi rimanderanno il problema di un anno senza risolverlo, con cifre ancor più ardue da sterilizzare”.