Dazi Trump, torna l’incertezza. Titoli e settori, cosa cambia per Piazza Affari
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I dazi sono tornati in primo piano, riportando sui mercati una nuova ondata di incertezza dopo la sentenza della Corte Suprema degli USA.
Con una decisione 6-3, ha stabilito lo scorso 20 febbraio che i dazi reciproci imposti dall’amministrazione Trump sono incostituzionali ai sensi dell’IEEPA. In risposta, il presidente Trump ha immediatamente annunciato una nuova tariffa uniforme globale del 10% per 150 giorni ai sensi della Section 122, con effetto a partire dal 24 febbraio (fino a fine luglio).
“In risposta alla decisione della Corte Suprema di annullare i dazi di emergenza dell’amministrazione Trump, la Casa Bianca ha imposto un dazio generale del 15% ai sensi della Section 122, che resterà in vigore per 150 giorni. Nel frattempo, l’amministrazione avvierà indagini ai sensi della Sezione 301 per imporre dazi specifici per Paese, replicando i precedenti dazi reciproci revocati. Nonostante l’aumento dell’incertezza, la sentenza offre a Trump una via d’uscita dalla sua strategia fortemente basata sui dazi prima delle elezioni di medio termine“, commentano gli strategist di Unicredit nella pubblicazione dal titolo “Tariff uncertainty is back“.

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Cosa aspettarsi dai mercati e quali implicazioni a livello settoriale?
Corte Suprema USA non risolutiva: incertezza diluita
Dopo il “colpo di scena” di venerdì scorso, Gabriel Debach, market analyst di eToro, invita a soffermarsi su una prima riflessione dopo il tanto atteso pronunciamento della Corte Suprema Usa sui dazi dell’Amministrazione Trump.
“La Corte Suprema ha chiuso una porta, ma ne ha aperte diverse altre. Ha eliminato un rischio binario, quello di una bocciatura immediata dell’impianto tariffario, ma ha trasformato l’incertezza in qualcosa di più lungo e distribuito nel tempo”, ha precisato l’esperto sottolineando che il nodo più delicato è rimasto fuori dal verdetto. La Corte non si è, infatti, espressa sui possibili rimborsi dei circa 175 miliardi di dollari di entrate tariffarie raccolte sotto IEEPA. La questione passa ai tribunali inferiori. Questo apre una zona grigia che pesa su imprese e bilancio federale. Non è un tecnicismo giuridico, è un tema che può incidere su margini, flussi di cassa e aspettative fiscali.
“L’incertezza non è scomparsa, è stata diluita. Si apre una finestra di 150 giorni, fino a metà luglio 2026, durante la quale i nuovi dazi restano in vigore mentre l’amministrazione prepara eventuali rialzi sotto le Section 301 e 232. Il rischio esistenziale è stato rimosso, quello politico e negoziale resta. La storia recente insegna che i mercati temono l’imprevedibilità più dei dazi in sé”, ha aggiunto Debach.
Cosa aspettarsi quindi dai listini? Il Vix si candida ad essere il primo vero termometro seguito a ruota dal Dollar Index. “Se il Dollar Index dovesse indebolirsi ancora, significherebbe che il mercato sta chiedendo un premio al rischio più alto sul commercio USA. Un dollaro debole in questo contesto non è solo una dinamica valutaria, è un messaggio sulla credibilità e sulla prevedibilità della politica commerciale. Se invece la valuta dovesse reggere, potremmo leggere la mossa come già metabolizzata”, ha indicato l’esperto.
Equita: “Il messaggio principale? L’incertezza sulla politica commerciale USA aumenta, quadro macro più complesso e volatile”
Il 21 febbraio, i media hanno riportato che il Presidente aumenterà questa aliquota al 15%, anche se al momento non sono stati forniti ulteriori dettagli. Pur trattandosi di una misura temporanea emergenziale, esiste uno spazio legale per una sua estensione, ma servirebbe l’approvazione del Congresso per prolungarla. A fare il punto sulle potenziali implicazioni per i mercati Luigi de Bellis, co-direttore generale e responsabile ricerca Equita, nel commento dal titolo “Dazi Trump dichiarati incostituzionali: cresce l’incertezza sulla politica commerciale“.
Restano in vigore le esenzioni per i beni conformi all’USMCA provenienti da Canada e Messico e per alcuni prodotti specifici relativi ad alimentari, minerali critici, elettronica e prodotti legati all’automotive. Invariati anche i dazi ai sensi della Section 232 per acciaio e derivati (25–50%), rame, legname, lavorato in legno (10–50%), alluminio e derivati (50%), auto e componenti (25%), e quelli per le indagini in corso nel settore semiconduttori (25%). Di conseguenza, per società come Tenaris, Prysmian e Danieli, esposte a metalli coperti dalla Section 232, nulla cambia.
La sentenza apre la possibilità di rimborsare i dazi IEEPA già incassati (stimati in 100–200 miliardi di dollari all’anno), ma le modalità restano poco chiare e la questione potrebbe protrarsi a lungo.
Secondo l’analisi di Equita, al di là del livello medio dei dazi e delle singole società che potrebbero beneficiarne temporaneamente, “il messaggio principale è che l’incertezza sulla politica commerciale USA aumenta, rendendo il quadro macro più complesso e volatile“. “Riteniamo inoltre che, in vista delle elezioni di medio termine di novembre, sarà politicamente difficile adottare misure che alimentino l’inflazione; di conseguenza, non vediamo un impatto significativo sulle prospettive di taglio dei tassi da parte della FED, con la curva che attualmente sconta circa 60bps di tagli entro fine 2026 (e rischio di un ulteriore indebolimento del USD, con rotazione a favore degli asset ex-USA)”, ha segnalato de Bellis.
A livello settoriale, il comparto petrolifero risente solo leggermente dell’aumentata incertezza economica. Per il settore auto non stimano cambiamenti, mentre il settore farmaceutico rimane esentato dai dazi. “Tra i titoli più colpiti dall’introduzione delle tariffe figurano Essilux e Safilo, a causa del loro approvvigionamento prevalentemente cinese (integrato verticalmente per Essilux, da fornitori terzi per Safilo)”, ha indicato de Bellis che per STM e Technoprobe ha aggiunto: “settore ancora oggetto di investigation in base alla Section 232 e quindi a oggi non impattato da dazi”.