Nuova crociata anti-woke di Elon Musk: boicottare questo colosso di Wall Street
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La scure di Elon Musk si abbatte su una delle icone di Wall Street con Mr Tesla che ha invitato i suoi milioni di follower a boicottare la piattaforma Netflix. “Cancella Netflix per la salute dei tuoi figli”, ha scritto Musk in un post su X in risposta a un’immagine che accusava Netflix di portare avanti una “agenda woke transgender”. Il riferimento è a uno show animato di Netflix, “Dead End: Paranormal Park”, che presenta un personaggio transgender (spettacolo cancellato nel 2023 dopo due stagioni).
Musk, noto per i suoi interventi diretti e le sue provocazioni, ha esortato pubblicamente i suoi milioni di follower non solo a criticare la serie, ma a compiere un gesto finanziario diretto e potenzialmente dannoso: disdire in massa i propri abbonamenti a Netflix. L’appello, lanciato con toni durissimi, ha trovato terreno fertile in una base di utenti già sensibile ai temi sollevati dalla serie. A prendere di mira Netflix è stato anche l’attivista conservatore Robby Starbuck, facendo sempre eco ai sentimenti anti-trans e sostenendo che l’azienda ha promosso un’ideologia che è “odiosa per gli americani bianchi”.
Titolo Netflix e il rischio boicottaggio culturale
Nessuna risposta da parte del colosso dello streaming che, già reduce da un periodo in Borsa poco esaltante, ha archiviato la peggiore performance settimanale in termini percentuali dallo scorso aprile. Rispetto ai massimi storici dello scorso giugno il titolo segna un calo di oltre il 13% con la guidance 2025 rilasciata in coincidenza con i conti del secondo trimestre che non ha convinto gli analisti.
La casa di streaming è particolarmente vulnerabile a questo tipo di attacchi per due motivi principali. In primo luogo, la sua natura di fornitore di contenuti la rende un bersaglio primario per le guerre culturali, dove ogni decisione editoriale viene scrutinata e polarizzata. La crescita del prezzo delle azioni negli ultimi anni è stata fortemente legata alla sua capacità di aumentare in modo costante la propria base di abbonati globali e di monetizzare efficacemente l’audience. Ogni minaccia credibile a questa base di utenti viene percepita come un rischio. Gli analisti ritengo però che il contraccolpo potrebbe rivelarsi molto meno concreto a livello pratico con la debolezza mostrata a Wall Street che non dovrebbe tradursi in effetti sulla dinamica degli abbonati.
Il 21 ottobre sono attesi i conti trimestrali di Netflix. Oppenheimer giovedì scorso ha reiterato il rating outperform con target price a 1.425 dollari, citando i solidi dati di engagement del terzo trimestre, con ore di visualizzazione in aumento del 20% su base annua, nonché il continuo slancio nella programmazione sportiva in diretta e nei contenuti originali.
Il precedente del 2020
Non è la prima volta che Netflix finisce nel vortice di una tempesta sui social media. Nel 2020, la piattaforma di streaming ha dovuto affrontare una reazione bipartisan in seguito all’uscita del film di formazione francese “Cuties”, accusato dai critici di ipersessualizzare le ragazze.
All’epoca, alcune società di ricerca conteggiarono un aumento delle cancellazioni di cinque volte, con il tasso di abbandono che aveva raggiunto il massimo storico. Anche l’hashtag #CancelNetflix rimase di tendenza per giorni. Ciononostante, l’azienda riuscì a superare la controversia con pochi danni a lungo termine alla sua base di abbonati.
Gli appelli al boicottaggio non sono certo una novità, con lo stesso Musk e la sua Tesla che ne sono stati vittima nell’ultimo anno in scia al suo impegno politico nei primi mesi della presidenza Trump.
Boicottaggi e reazione di Wall Street: il caso InBev
Un caso emblematico è stato quello di Anheuser-Busch InBev (AB InBev). Nell’aprile del 2023 il colosso della birra finì nel mirino dopo aver pubblicato una campagna pubblicitaria con l’influencer transgender Dylan Mulvaney. In quel caso ci fu un massiccio boicottaggio dei consumatori e un crollo finanziario che ha colpito il titolo in Borsa con ricadute in termini di vendite negli Usa in particolare. Bud Light, per vent’anni la birra più venduta negli Stati Uniti, ha perso il suo primato a maggio 2023, cedendo il posto a Modelo Especial (un altro marchio di proprietà di AB InBev al di fuori degli USA). E nel secondo trimestre del 2023, il calo dei volumi di Bud Light ha causato un crollo del 10,5% delle vendite totali di AB InBev in Nord America.