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Credem si iscrive al gran ballo M&A 2020, Banco Desio possibile sposa ideale 

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Attenzione all’M&A e opzione buyback sul tavolo. Il Credem non vuole restare a guardare quest’anno e si dice pronto a dialogare con altri player bancari in ottica di consolidamento. In attesa di novità da Bruxelles, con l’esito positivo della trattativa tra Tesoro e Bruxelles sulla cessione di 10 mld di Npl di Banca MPS che aprirebbe scenari da M&A per l’istituto senese, i vari soggetti bancari non nascondono la voglia di avere un ruolo attivo nel prossimo round di consolidamento del settore.
Nazzareno Gregori, direttore generale di Credem, non nasconde le intenzioni dell’istituto emiliano: “Ci stiamo guardando attorno, anche se non c’è nulla di definito sul tavolo. Siamo disponibili a dialogare in una logica di consolidamento e il 2020, in questo senso, potrebbe essere l’anno giusto per vedere maturare qualcosa”. Parole chiare da parte di una delle banche più efficienti in Europa con la vigilanza Bce che ha collocato l’istituto di Reggio Emilia tra i migliori in Europa con un buffer aggiuntivo dell’1% sui requisiti patrimoniali, il livello più basso tra tra le oltre 100 banche commerciali europee.

Il dg del Credem, intervistato da Il Sole 24 Ore, non si sbottona ulteriormente sul fronte M&A facendo presente che il focus è su banche minori che siano “in salute, che insistano in territori in cui siamo meno presenti e nello stesso tempo con maggiori possibilità di sviluppo. Penso alla Lombardia, al Piemonte, alla Romagna o al Veneto, ad esempio”.
Il quotidiano finanziario fa il nome di Banco Desio, con una combinazione tra le due banche che avrebbe senso per gli assetti di governance, visto che entrambe sono quotate e di proprietà prevalentemente famigliare (i Maramotti per Credem, i Lado-Gavazzi per Desio). Sarebbero anche poche le sovrapposizioni a livello territoriale.

Dividendo può salire

Altro capitolo toccato dal dg del Credem è quello del miglioramento del dividendo, che allo stato attuale risulta bassa con dividend payout 2019 del 36% rispetto a valori tra il 50 e il 75% dei peers. “La remunerazione degli azionisti allo stato attuale secondo noi resta subottimale specie in relazione alla solidità patrimoniale (CET1 13,5%) e reddituale (ROTE circa 9%): quest’ultima risulta in prospettiva penalizzata dalla ritenzione degli utili che riduce il rendimento marginale del capitale generato”, commenta oggi Equita SIM.
Gregoni non esclude infine l’opzione buyback. In base ai calcoli di Equita, allineandosi alle best practice con un buyback sul 6% del capitale, Credem potrebbe aumentare del 2% il rendimento annuo (payout implicito del 50-60% ie dps 2020 da 23 a 33 cent) con un impatto di -66bps sul CET1.
“Sebbene riteniamo il buyback una forma di remunerazione meno appealing rispetto al dividendo cash, il miglioramento della politica di payout per Credem rappresenterebbe un catalyst positivo sul titolo che potrebbe sostenere un rerating dei multipli di mercato (P/TE 0.7x, P/E 2020E 9.6x)”, conclude Equita.