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Covid, vaccini ed economia: Goldman Sachs ottimista su Pil Usa 2021. Ma aggiunge anche: ‘ecco cosa potrebbe andare storto’

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Goldman Sachs annuncia il proprio outlook sul Pil Usa presentando contestualmente cosa potrebbe andare storto.  Nella nota “What Could Go Wrong”, il capo economista Jan Hatzius elenca i fattori che potrebbero far deragliare quella che viene considerata una forte ripresa dell’economia americana nel 2021:

Goldman Sachs parla di Pil Usa, Covid e vaccini: ottimista su crescita, ma ecco cosa potrebbe andare storto
UKRAINE – 2021/01/04: In this photo illustration a Goldman Sachs logo seen displayed on a smartphone. (Photo Illustration by Valera Golovniov/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

“Continuiamo a prevedere che la riduzione del rischio legato al virus a causa delle vaccinazioni di massa, unita a un sostegno fiscale per le spese per i consumi, porterà a un boom dei consumi verso la metà dell’anno e a una crescita molto forte nel 2021″, si legge nell’analisi.
L’ottimismo sui foindamentali Usa non manca, se si considera che la previsione di crescita per il 2021 firmata da Hatzius è di un’espansione pari a +6,6%, superiore di quasi il 50% rispetto al +4,1% atteso dal consensus.
Il motivo? Uno tsunami di stimoli economici in arrivo, sia grazie all’imminente nuovo piano anti-Covid che sarà sfornato dall’amministrazione di Joe Biden (il target è di un pacchetto del valore di $1,9 trilioni), che per un altrettanto nuovo programma di infrastrutture, valutato trilioni di dollari, che dovrebbe essere presentato verso la fine dell’anno.
Insomma: per il colosso bancario Usa le ragioni per continuare a essere bullish sui mercati non mancano, e l’entusiasmo è supportato da ragioni di carattere fondamentale.

Goldman Sachs: ecco cosa potrebbe andare storto nel 2021

Il rischio che una tale ripresa della crescita non si verifichi, tuttavia, esiste, ed è dovuto alla presenza di tre fattori.
Il primo rischio al ribasso, spiega Goldman Sachs, è rappresentato dal pericolo che i consumatori rimangano più cauti delle attese, anche sulla scia delle vaccinazioni di massa e di un tempo più mite, elementi che dovrebbero, entrambi, frenare la diffusione dei contagi da coronavirus e il rischio di nuove infezioni. C’è da dire, tuttavia, che Hatzius non assegna a questo scenario una probabilità particolarmente elevata, in quanto l’outlook sul recupero del Pil Usa si basa proprio sull’aspettativa di un boom dei consumi, anticipata sia da alcuni sondaggi che dalla resilienza che gli stessi americani hanno dimostrato di avere nel continuare a fare acquisti.
Se comunque questo scenario si realizzasse, come mostra il grafico, la maggiore cautela rallenterebbe il boom dei consumi, ma non ostacolerebbe una crescita del Pil americano, che rimarrebbe solida per tutto il 2021, pari al +5,9% su base annua (rispetto al +6,6% dello scenario di base) e pari a +6,3% su base Q4/Q4 (rispetto al +7,5% atteso).
Il secondo rischio, “un rischio al ribasso più preoccupante”, è la possibilità che le mutazioni del virus aumentino in modo significativo la soglia in cui si possa parlare di immunità di gregge, sia in quanto molto più contagiose o perchè diminuiscono l’efficacia dei vaccini esistenti.
In questo caso, il boom dei consumi verrebbe ritardato, in quanto verrebbe posticipato il momento in cui gli Stati Uniti raggiungerebbero l’immunità di gregge e dunque i rischi legati al virus diminuirebbero in modo significativo.
Il grafico prende in considerazione l’R0 che, come spiega lo stesso Istituto Superiore di Sanità, è il “numero di riproduzione di base”, ovvero il numero che rappresenta il “numero medio di infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente. Questo parametro misura la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva”.
Il parametro, nel grafico, viene messo in relazione all’efficacia del vaccino, considerando quale dovrebbe essere la percentuale di immunità di una popolazione, affinché si possa parlare di “immunità di gregge”, in base a un modello stabilito.
Per esempio, spiega Goldman Sachs, se l’R0 fosse pari a 2,5, e sia le infezioni che i vaccini assicurassero una protezione, in media, dell’80%, l’immunità di gregge verrebbe raggiunta nel caso in cui l’86% della popolazione venisse immunizzato, o attraverso il contagio oppure attraverso le vaccinazioni.
Raggiungere un livello elevato di popolazione coperta effettivamente dal vaccino potrebbe tuttavia non essere così facile, in quanto in caso di minore efficienza o di incertezza sull’efficacia stessa del vaccino, molti individui sarebbero meno propensi a farsi vaccinare.
In questo caso, le mutazioni del virus aumenterebbero la soglia da raggiungere per ottenere l’immunità di gregge e la diffusione dei contagi permarrebbe per un periodo di tempo più lungo e in modo più sostenuto: di conseguenza il boom dei consumi verrebbe ritardato e sarebbe anche meno intenso.
Il grafico 6 (sotto, Exibit 6) mostra uno scenario stilizzato in cui Goldman Sachs presuppone che la spinta alle spese per i servizi venga rimandata di due mesi, a causa del ritardo nel raggiungimento dell’immunità di gregge: in questo caso la crescita delle spese per il settore dei servizi sarebbe inferiore del 30% rispetto al nostro scenario di base.
In questo scenario la stima sarebbe di una crescita del Pil, nel 2021, moderatamente più bassa, pari a +5,1% su base annua (contro il +6,6% del nostro scenario di base) e pari a +5,4% su base trimestrale, rispetto al +7,5% dell’outlook di base.
Il terzo rischio, che per Goldman è ancora più grave, è il pericolo che si presenti un virus resistente al vaccino, che richiederebbe il lancio di un nuovo vaccino e un nuovo round di vaccinazioni.
A quel punto, le spese sensibili alle notizie sul virus farebbero dietrofront e, anche se un nuovo vaccino venisse approvato entro i cinque mesi successivi, il boom dei consumi verrebbe probabilmente rimandato al 2022.
Fortunatamente, precisa Goldman Sachs, dai primi dati emerge che i vaccini attuali generano una risposta degli anticorpi alla variante inglese e rimangono dunque efficaci.
I risultati relativi alla variante sudafricana sono entrambi più preliminari e contrastati, con due studi iniziali che suggeriscono una qualche perdita di efficacia del vaccino.
Tuttavia, gli esperti intepretano questi risultati in modo cauto, con il dottor Richard Lessels (autore di uno studio), che ha precisato che l’esito ha dimostrato che è “possibile” che l’efficacia del vaccino possa “lievemente diminuire”.
Di conseguenza, secondo Goldman Sachs sembra improbabile che i vaccini dovranno essere ricalibrati perchè rimangano efficaci verso una nuova variante, sebbene quella sudafricana presenti, di fatto, un maggiore rischio.