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Coronavirus, in Lombardia 500 in terapia intensiva: Regione chiede di chiudere tutto

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“E’ il tempo della fermezza. Ho incontrato i sindaci dei capoluoghi lombardi e il presidente di Anci Lombardia, chiedono tutti la stessa cosa: chiudere tutto adesso, tranne i servizi essenziali, per ripartire il prima possibile. Le mezze misure, l’abbiamo visto in queste settimane, non servono a contenere questa emergenza”. Così sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Fontana ha incontrato stamane in video conferenza i sindaci delle città capoluogo di provincia della Lombardia. Questo, mentre in una intervista rilasciata a SkyTg24 Emanuele Catena, direttore del reparto di rianimazione e anestesia dell’ospedale Sacco di Milano, ha comunicato che “ad oggi abbiamo qui al Sacco 23 pazienti intubati in terapia intensiva, però in Lombardia sono più di 500 malati che richiedono la terapia intensiva e la ventilazione meccanica. Ogni giorno ne intubiamo dai 30 ai 50, sono numeri da guerra”.

L’idea di chiudere tutto è stata ventilata anche dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. Così in collegamento video con Mattino 5, Gallera ha illustrato la proposta di far chiudere in Lombardia tutte le attività produttive e fermare il trasporto pubblico locale per i prossimi 15 giorni:

“Visto che il numero delle persone in ospedale e in terapia intensiva cresce molto, stiamo valutando un provvedimento molto più forte per tutte le attività produttive, il trasporto pubblico locale. A questo punto per 15 giorni proviamo a chiuderci, a evitare qualunque occasione di uscire di casa e soffocare la diffusione del virus”.

Gallera ha ricordato che “la chiusura dei negozi nel pomeriggio in settimana l’avevamo già chiesta sabato al governo che poi ha accettato solo di chiudere i bar e i ristoranti alle 18. Noi troviamo incongruente dire a una persona che può uscire soltanto per andare in ufficio e tornare piuttosto che per andare a fare la spesa e poi gli lascio i negozi per lo shopping. Il primo a non credere alle misure è il cittadino”.