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Commodities KO con mix dollaro-Fed-Cina: settimana in rosso per rame, oro e petrolio. Che paga anche negoziati Usa-Iran

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Per le commodities, la ciliegina sulla torta è arrivata con la Fed che, nel prevedere un rialzo dei tassi prima di quanto avesse atteso in precedenza, ha rafforzato il trend del dollaro. Ma già prima, per il settore, la doccia fredda era arrivata con l’annuncio della Cina.
Nella giornata di mercoledì, il governo di Pechino aveva reso noto infatti un piano per liberare le riserve di alcuni metalli chiave, come rame e alluminio, stando a quanto riportato dall’agenzia Reuters.

Obiettivo: frenare la speculazione che, secondo le autorità, avrebbe interessato i mercati finanziari soprattutto nell’arco delle ultime settimane. E così i prezzi delle materie prime e anche dei metalli industriali sono andati tutti giù nella sessione di ieri.
Oggi il trend è in ripresa, ma non per il petrolio, che sconta le trattative in corso tra gli Stati Uniti e l’Iran per ripristinare l’accordo nucleare del 2015 siglato durante l’amministrazione Usa di Barack Obama, successivamente stralciato dall’ex presidente Donald Trump.
Nella giornata di ieri, un alto funzionario iraniano che sta partecipando ai negoziati ha riferito che le controparti non sono mai state così vicine a raggiungere una intesa.
Il Brent ha perso l’1,8%, mentre il WTI ha ceduto l’1,5%. Ora i due contratti cedono rispettivamente lo 0,75% e lo 0,83% a $70,51 e $72,46 al barile.
Evidente è il trend negativo delle materie prime su base settimanale:
dall’inizio della settimana le quotazioni del petrolio WTI scambiato sul Nymex di New York sono scese dello 0,9%; quelle del Brent, eccezione, sono rimaste invariate. Più forti i cali del rame (-7,9%), del platino (-8%), così come anche dei metalli preziosi oro -5,7% e argento (-8%).
Tra le commodities agricole male il cacao (-1%), il caffé (-3,8%), il cotone (-4,3%), il legname -9,8%, il cui tonfo è particolarmente sotto i riflettori visto il rally dell’ultimo anno; il succo d’arancia (-3,1%), lo zucchero (-5,4%).

L’annuncio della Cina contro gli speculatori e il fattore Fed

“I prezzi dei metalli di base stanno scendendo a causa della decisione del Consiglio di Stato della Cina di lanciare un ulteriore giro di vite contro gli speculatori attivi nel mercato delle commodities e contro chi accumula i metalli in modo compulsivo, indagando sulle posizioni accumulate all’estero e interpellando le società di contratti futures”, ha commentato Daniel Ghali, strategist delle commodities di TD Securities, in una nota.
Art Cashin di UBS ha spiegato inoltre il tonfo delle commodities anche con l’intenzione di Pechino di rendere più restrittive le proprie politiche fiscali e monetarie.
Con la riunione del Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed, di questa settimana, l’altro elemento ribassista per le commodities è arrivato con il rialzo del dollaro.
E’ stato infatti soprattutto il forex a scontare quanto emerso dalla riunione del Fomc, ovvero – vedi dot plot – la prospettiva che, sulla scia del balzo dell’inflazione negli Stati Uniti, la Fed alzi i tassi di interesse nel 2023 e non a partire dal 2024 come precedentemente atteso dal presidente Jerome Powell & Co.
Risultato: il Dollar Index è salito dalla riunione del Fomc di ben +1,6%, balzando fino al record in due mesi. “Il dollaro Usa sta probabilmente reagendo al rialzo dei tassi (sui Treasuries, che inizialmente erano saliti) e alla prospettiva di un tapering anticipato, che rallenterebbe l’offerta di dollari Usa. Questo fattore ha scatenato un calo notevole dei prezzi delle commodities, che sono stati un investimento popolare nel corso dell’ultimo anno, con gli invetitori che hanno aggiunto un po’ di protezione al portafoglio contro l’inflazione”.