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Cina: yuan troppo forte, People’s Bank of China agisce per ridurre costo operazioni short

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La Cina ha agito contro l’apprezzamento recente dello yuan. Lo yuan onshore, in particolare, è balzato del 6,6% dal mese di maggio, fino a 6,69 nei confronti del dollaro.

La People’s Bank of China (PBOC) è così intervenuta tagliando il ratio delle riserve richieste alle banche per fronteggiare il rischio forex relativo ai contratti forward. Le riserve richieste sono state tagliate dal 20% allo zero.

Fino all’annuncio, le banche cinesi avevano l’obbligo di accantonare il 20% delle vendite relative ad alcuni contratti forex forward, in base a quanto stabilito due anni fa, quando lo yuan era capitolato verso quota 7 nei confronti del dollaro.

La mossa appena annunciata va nella direzione opposta, in quanto, nel rimuovere l’obbligo di detenere un tot di riserve sui contratti forward sul mercato del forex, la banca centrale cinese rimuove effettivamente quelle regole che avevano reso costose le operazioni di short contro lo yuan.

L’annuncio segue il rally della valuta cinese, che lo scorso trimestre ha segnato il balzo più forte in 12 anni, e che solo venerdì scorso è salita dell’1,7% nei confronti del dollaro.

La PBOC, si legge nel comunicato, “continuerà a garantire la flessibilità del tasso di cambio del RMB (renminbi) e a stabilizzare le aspettative di mercato, in modo da mantenere il tasso di cambio essenzialmente stabile a un livello di equilibrio flessibile”.