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Cina: nuovi driver all’orizzonte per una ripresa dei listino

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L’equity cinese ha fatto il suo passaggio in Purgatorio e ora il sentiment inizia a migliorare. E’ quanto ritengono alcuni analisti, il cui approccio è ora favorevole ad aumentare l’esposizione ai settori ciclici del listino cinese. “Lo scorso autunno gli investitori erano molto positivi sui titoli quality growth e molto meno positivi su titoli ciclici e deep value – spiega Michael Lai, responsabile delle strategie azionarie Cina e Asia-Pacifico di GAM – Durante gli scorsi mesi ci siamo quindi concentrati su questo segmento di mercato poco amato alla ricerca di opportunità”. Una ricerca che ha portato il team a individuare un discreto numero di società che stanno affrontando situazioni problematiche, come per esempio il declino del prezzo delle materie prime, ma il cui impegno nel tagliare i costi e nel ristrutturarsi rende decisamente attraenti. Per gli analisti i più interessanti in questa fase sarebbero i titoli a crescita strutturale del settore IT, i beni voluttuari e quelli industriali. “Il miglioramento del sentiment e la stabilizzazione dell’economia continueranno e, fattore da non trascurare, il governo di Pechino ricostituirà la fiducia nella sua capacità di gestire gli affari economici, una fiducia che era andata perduta lo scorso anno, dopo la corsa e il successivo tracollo del mercato delle A-share”, spiega Lai.
 
Hard landing scongiurato
Per gli analisti è senza dubbio positiva e incoraggiante la presa di coscienza del governo cinese sulle difficoltà legate al processo di ribilanciamento dell’economia e il conseguente approccio prudente al programma di riforme. Un ulteriore elemento di incoraggiamento deriva dall’incremento registrato nell’avvio dei nuovi progetti immobiliari. Il ribilanciamento dell’economia nella direzione di consumi e servizi negli anni scorsi aveva infatti provocato un rallentamento negli investimenti. “Tuttavia, il settore immobiliare rappresenta il 30% degli investimenti complessivi, e quindi il nuovo trend può tranquillamente farci propendere per una stabilizzazione dell’economia cinese, elemento che, se tutto va bene, potrebbe mettere una parola conclusiva ai timori di hard landing in Cina“, spiega Michael Lai.
Cina a due velocità
Il gestore sottolinea anche come la Cina sia un Paese disomogeneo, fattore questo che moltiplica le difficoltà per il governo centrale. E’ composto infatti da 33 province principali e ogni amministrazione locale ha le proprie priorità: le province del Nord fanno forte affidamento sulle materie prime e sono molto più povere di quelle lungo la costa, sede del quartier generale di molte grandi società di successo come Tencent e Huawei (il reddito pro capite a Shenzhen, per esempio, è di ben 30mila dollari). Un ulteriore esempio delle differenti velocità di crescita delle regioni cinesi è rappresentato proprio dal mercato immobiliare: nelle province più prospere stiamo assistendo a una bolla immobiliare, mentre le altre stanno ancora soffrendo di sovraccapacità. “Questo sviluppo disomogeneo è riscontrabile anche in altri settori, come nella produzione industriale e in quella manifatturiera”, spiega Lai. Che conclude: “Ciò significa che il governo dovrà attivamente dirigere le risorse verso le province sottosviluppate, riducendo l’attività in eccesso lungo la costa“.