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Cina epicentro delle preoccupazioni sui mercati, prosegue sell-off sui bond globali

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Ancora vendite sui mercati, condizionati dalla nuova escalation della guerra commerciale tra Cina e Usa. L’indice Ftse Mib, reduce dal calo di quasi il 2% della vigilia, oggi segna un ulteriore calo dello 0,82% a quota 21.612 punti.
Trump pronto a nuovo affondo sui dazi. L’amministrazione americana starebbe valutando di alzare al 25% le tariffe su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi, che rappresentano circa il 40% dell’export del paese asiatico verso gli Usa. In una riunione alla Casa Bianca, Trump avrebbe ritenuto debole la proposta di una tariffa del 10% per la Cina avanzando quindi l’ipotesi di farla salire al 25%. Una decisione in merito non dovrebbe arrivare prima di settembre e quindi ci sarebbe ancora spazio per trovare un’intesa con la Cina. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal non ci sono però evidenti progressi nei negoziati tra Washington e Pechino.

Le tensioni sul fronte commerciale hanno colpito soprattutto l’azionario Cina con cali superiori al 2% (Hang Seng sai minimi a 10 mesi). La febbre cinese potrebbe però avere anche altre spiegazioni. Secondo Alessandro Balsotti, Strategist e Gestore del JCI FX Macro Fund, tra i fattori scatenanti delle vendite di oggi sull’equity cinese c’è la notizia di un giro di vite delle autorità sulla speculazione immobiliare di Shenzhen. In generale, con lo yuan ai minimi, la sensazione “di un assedio americano sempre più pressante e qualche affiorante timore di rallentamento globale (indipendente dalla trade war), la Cina rimane un evidente epicentro di preoccupazione – argomenta Balsotti – e qualsiasi notizia che indichi una maggior propensione del dirigismo di Pechino verso uno stimolo fiscale o monetario o, viceversa, verso misure macro prudenziali lungimiranti ma dolorose nel breve periodo, è destinato ad essere un market-mover importante”.
Sul fronte reddito fisso le vendite diffuse sui bond govvernativi hanno riportato il rendimento del Treasury decennale sopra la soglia del 3%. I mercati obbligazionari globali sono stati scossi nei giorni scorsi dalla decisione della bank of Japan di allentare la presa sui rendimenti a lungo termine con gli yield del decennale nipponico schizzati ai massimi a 1 anno e mezzo.

Nessuna novità sul fronte Federal Reserve che ieri ha confermato i tassi nel range tra l’1,75% e il 2% e ha ribadito la sua intenzione di andare avanti nel suo percorso di strette monetarie

Tonfo per Poste e Tenaris

A Piazza Affari il titolo Tenaris cede il 4,4% con il mercato che storce naso dopo numeri trimestrali diffusi nella notte. I profitti del gruppo hanno raggiunto quota 166 milioni di dollari, +127% rispetto ai 75 milioni registrati nell’analogo periodo del 2017, mentre i ricavi sono saliti del 44%, attestandosi a 1,79 miliardi. Il mercato si attendeva un fatturato di 1,78 miliardi, con profitti di 188,6 milioni.
Molto male anche Poste Italiane (-5%), anch’essa in affanno dopo i riscontri trimestrali nonostante l’utile sia andato oltre le attese con un  balzo del 44%.
Male Fca (-1,7%) che torna sotto la soglia dei 14 euro dopo i dati sulle immatricolazioni in Italia. In luglio Fiat Chrysler Automobiles ha immatricolato 42.100 vetture, il 3,4 per cento in più rispetto a un anno fa, facendo leggermente peggio rispetto al mercato (+4,42%). Nel progressivo annuo FCA registra 345 mila auto per una quota del 27,1 per cento.
Oggi su Mps, Buzzi e Cattolica che diffonderanno a loro volta i conti trimestrali.