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Chiusura Borsa Italiana: rimbalzo fallito, UBI in volata mentre annaspano Bper e Atlantia

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Piazza Affari strappa il segno più dopo il tonfo di quasi il 5% della vigilia ma dilapida sul finale i guadagni cospicui della prima parte di giornata. Il Ftse Mib ha chiuso così in rialzo dello 0,29% a quota 16.768 punti. Prosegue l’ondata di deboli indicazioni macro da oltreoceano con il dipartimento del Lavoro Usa che ha diffuso i dati settimanali sulle nuove richieste di sussidi di disoccupazione, pari a ben 5,25 milioni, portando a circa 22 milioni il totale dell’ultimo mese, ossia da quando l’emergenza Covid-19 ha colpito anche gli States. Gli economisti prevedono che il balzo dei disoccupati porterà il tasso di disoccupazione a salire al 15% circa, al record dalla Grande Depressione degli anni ’30.
Dal fronte earning season, conti sotto le attese da Morgan Stanley con utile trimestrale a -30%.

Per l’Italia, in attesa della tanto chiacchierata Fase 2 – con i governatori di Lombardia e Veneto in pressing per una ripartenza a pieno regime dal 4 maggio  – si segnala il lieve ritracciamento oggi dello spread Btp-Bund a quota 235 punti base dopo che ieri nell’intraday si era spinto a ridosso di quota 250 pb con tasso del decennale schizzato fino al 2%.
Tra le banche nuovo strappo al ribasso per Bper (-4,32%) che ha toccato un minimo intraday a 2,199 euro e risulta anche il peggior titolo di tutto il Ftse Mib nel computo da inizio anno con un calo di oltre il 50%. Bene invece UBI con +2,99%. 

In rialzo oggi Unicredit (+0,66% a 6,666 euro) su cui oggi Credit Suisse ha confermato il giudizio outperform con prezzo obiettivo rivisto al ribasso da 16 a 12,5 euro.
Giornata positiva per Nexi (+3,28%) che ha diffuso i dati preliminari del primo trimestre 2020 con ricavi superiori ai 220 milioni ed ebitda a oltre 110 milioni nonostante il deterioramento nell’ultima parte del trimestre per il lockdown. Considerato l’elevato livello di incertezza relativo all’evoluzione dell’emergenza sanitaria, la società di digital payment ha sospeso prudenzialmente la guidance finanziaria.
Ritiro della guidance per l’esercizio 2020 anche per Saipem (+0,32%) che ieri aveva segnato il passo in Borsa complici i nuovi minimi toccati dal petrolio. La decisione di ritirare la guidance è stata presa ieri dal consiglio di amministrazione che si è riunito per continuare ad analizzare l’evoluzione degli effetti della pandemia Covid-19 sullo scenario economico globale e sulle attività della società.
Protagonista in positivo oggi Azimut (+1,58% a 13,48 euro) dopo che Timone Fiduciaria, il patto che raccoglie poco meno del 20%, ha annunciato che sta per completare le operazioni preliminari per varare un programma di acquisto di azioni Azimut per un massimo di 60 milioni di euro. “L’operazione – sottolinea Equita SIM – potrebbe riguardare circa 4,5 mln di titoli o il 3,1% del capitale (con il patto di sindacato che salirebbe dal 20% al 23% circa) sottolineando e rafforzando ulteriormente il commitment del management della società”.

In affanno Atlantia, Leonardo e CNH

Tra le big male Eni scesa dell’1,49%. Calo di oltre il 3% per Atlantia con Equita che ha tagliato il prezzo obiettivo del 30% in scia alla revisione delle stime che considerano un calo del traffico nel 2020 del 22% per Autostrade per l’Italia (Aspi) e del 20% per Abertis in Spagna e Francia.
Male oggi Leonardo (-0,86%) con le indiscrezioni del Sole 24 Ore che vedono il Governo ancora in fase di valutazione per eventuali cambiamenti ai vertici. Tra i nomi citati per la posizione di ceo, nel caso in cui Profumo non venisse confermato, ci sarebbero anche Giordo (attuale responsabile della divisione navi militari di Fincantieri ed ex responsabile della divisione aeronautica di Leonardo), Altavilla (ex responsabile Emea di FCA), un nome già circolato nei giorni scorsi Caio (presidente di Saipem con esperienza anche in Avio) e Mariani (responsabile del marketing in Leonardo).
Giornata difficile anche per CNH che ha chiuso in calo a 5,33 euro (-2,09%). Gli analisti di Equita SIM hanno tagliato le stime e il target price è sceso a 7 euro, con un taglio del 35%. “La crisi causata da COVID-19 avrà un forte impatto soprattutto su construction equipment e veicoli commerciali, la cui redditività era già cronicamente bassa; ci aspettiamo che entrambe le divisioni siano in perdita nel 2020 (adj. EBIT -0,15 e -0,24 miliardi) – argomenta la sim milanese – e riteniamo che lo spin-off della divisione on-highway venga rinviato (rispetto a gennaio 2021) dato che Iveco sarà in perdita e sarà impossibile garantire una struttura finanziaria di partenza sufficientemente solida per entrambe le entità”.

Diasorin prende fiato dopo rally ultimi giorni

Infine, si placa il rally forsennato di Diasorin che dopo aver aggiornato nell’intraday i massimi storici a 158,5 euro, ha poi chiuso a 150 euro (+0,2%). Rimane alta l’attesa per la scelta relativa ai test sierologici da utilizzare per la fase 2, con in lizza anche quello sviluppato da DiaSorin. Sponda anche da numeri di Biomerieux, azienda francese operante nel settore medicale, microbiologia e diagnostica, che ha annunciato un forte trend di vendita nel primo trimestre 2020 sotto la spinta principalmente da test molecolari relativi a COVID-19, che ne hanno più che compensato una tendenza discendente degli altri test. Biomerieux ha ritirato la guidance 2020 a causa della mancanza di visibilità sull’impatto di COVID-19 su tutti i test di routine a livello globale. “Impatto misto per Diasorin – sottolinea Mediobanca Securities – Da un lato, i risultati di Biomerieux 1Q20 sono piuttosto forti, ma dall’altro la visibilità per il resto dell’anno rimane piuttosto bassa a causa dell’impatto di COVID19 delle normali attività ordinarie”.