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Unicredit agli inferi in Borsa, Credit Suisse crede in riscossa fino a +90% con tanti anticorpi da Covid (ma anche dei rischi)

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Continua il momento molto difficile in Borsa di Unicredit, che anche oggi fatica a risalire la china all’interno di un settore bancario che si muove in ordine sparso nella seduta odierna nonostante il ritracciamento dello spread. Per Unicredit il tentativo di risalita dai minimi storici del 16 marzo a 6,42 euro non ha avuto successo e nelle ultime settimane ha evidenziato una debolezza relativa che l’ha spinto nuovamente a ridosso di quei livelli. Il titolo del gruppo bancario di piazza Gae Aulenti al momento viaggia in area 6,64 euro e guardando alla performance da inizio anno Unicredit risulta il peggiore di tutto il Ftse Mib con -49% circa.

Credit Suisse cautamente ottimista

Oggi su Unicredit hanno reiterato il giudizio outperform gli analisti di Credit Suisse, rivedendo però il prezzo obiettivo sceso da 16 a 12,5 euro in scia al cambio dell’analista che copre il titolo.  Valutazione che è quasi il 90% sopra i livelli attuali a cui è scivolato il titolo. “Sebbene ci aspettiamo che le banche italiane ed europee vedano un impatto potenzialmente significativo nell’ambiente attuale – argomenta l’analista di Credit Suisse – vediamo il bilancio diversificato e fortemente capitalizzato di Unicredit con limitati problemi di qualità patrimoniale e ben collocata in una serie di potenziali scenari di recupero”.
A detta di Credit Suisse il significativo de-risking di Unicredit sia sui prestiti in sofferenza e in bonis sia sulla quota di titoli di Stato dal 2017, insieme a un buffer MDA di 411 pb, gli dà ampio spazio per assorbire potenziali perdite dall’impatto economico di Covid-19. Secondo le stime della casa d’affari elvetica, il CET1 di UCG rimane a circa 330 pb al di sopra del suo buffer MDA a partire dal 4° trimestre 2021 nello scenario di base, diminuendo a 287 pb ancora rispettabili nello scenario più negativo (Grey Sky).

Opzioni per creare valore in un mondo post-Covid-19

Credit Suisse ritiene che il management di Unicredit, guidato da Jean Pierre Mustier, continuerà a dare la priorità al buyback rispetto all’M&A in un mondo post-Covid-19, dato sia un rischio di esecuzione inferiore che un ROI più elevato. “Calcoliamo un buyback ROI del 16,6% circa contro l’11-18% da uno scenario di fusione teorico, che si basa su una significativa riduzione del 40% dei costi”.
Tra i possibili catalyst futuri c’è un possibile accordo su misure fiscali a livello della zona euro che potrebbe apportare benefici significativi alle banche italiane. Sul fronte rischi, invece, una crisi economica prolungata a seguito della pandemia di Covid-19 che va oltre il 2020, così come un ulteriore abbassamento dei tassi di interesse da parte della BCE senza compensare la stratificazione dei depositi e un peggioramento della situazione politica a livello nazionale o all’interno della zona euro.

Tra analisti dominano ancora i Buy

In generale la maggioranza degli analisti che coprono il titolo UniCredit è positiva (fonte Bloomberg). Ben il 72,4% degli esperti punta sul titolo (giudizio Buy), il 24,1% ne raccomanda il mantenimento in portafoglio (Hold) mentre solo un analista (3,4%) è posizionato sul Sell. Il prezzo medio a 12 mesi del titolo UniCredit è pari 12,05 euro con quindi un potenziale upside dell’81% rispetto ai prezzi attuali. Rispetto a un mese fa la valutazione media sul titolo è scesa notevolmente (al 13 marzo era di 15,66 euro).
Tra chi ha recentemente tirato i remi in barca su Unicredit figura Mediobanca Secirities che ha tagliato l’8 aprile la raccomadazione a neutral con prezzo obiettivo dimezzato da 18 a 9 euro.