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C’è uno spread che scende, è quello bid/ask degli ETF

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Lo spread bid/ask è il costo implicito più importante negli ETF. La liquidità del sottostante e gli scambi sull’ETF rappresentano gli elementi chiave che lo influenzano

C’è uno spread che scende in Italia ed è quello rappresentato dalla differenza tra prezzi denaro (in acquisto) e prezzi lettera (in vendita) degli ETF, meglio conosciuto con il termine di bid-ask spread. Un differenziale più basso si traduce in un minor costo a carico dell’investitore, e viceversa. I dati contenuti nell’Osservatorio trimestrale di Borsa Italiana evidenziano un progressivo calo dello spread bid/ask negli ultimi mesi. Dai massimi toccati a febbraio (0,113%), il differenziale è sceso a 0,099% a settembre, sui minimi degli ultimi 12 mesi nonostante le tensioni che stanno caratterizzando il mercato italiano. Tra le varie tipologie di ETF, quelli azionario presentano lo spread più stretto (0,075%), seguiti dagli ETF obbligazionari (0,093%); più altri sono quelli di “style” (0,154%) ed emergenti (0,162%). Come era lecito aspettarci, i replicanti che investono in mercati caratterizzati da minore spessore e ampiezza, come quelli emergenti, mostrano spread più ampi rispetto agli ETF legati ad indici azionari di mercati sviluppati.

Cosa influenza la liquidità degli ETF

A differenza di quanto accade per le azioni, la liquidità degli ETF risulta dipendente non unicamente dal volume degli scambi sullo strumento. La natura degli ETF fa sì che siano i livelli di liquidità del sottostante stesso a condizionare la liquidità del fondo. Gli ETF che vanno a replicare indici meno liquidi tendono pertanto a presentare uno spread denaro/lettera più alto. L’elevata liquidità del sottostante è quindi una primaria garanzia di minori costi di negoziazione. Questa liquidità varia principalmente in funzione della classe di attivo, riflettendo il profilo di rischio/rendimento del prodotto. Non va dimenticato poi il contributo dei market makers nel rendere più efficiente il mercato degli ETF: la presenza di più market maker comporta una maggiore competizione sul prezzo e questo si traduce in spread più bassi.

Spread bid-ask dei singoli cloni

L’analisi degli spread è disponibile ogni mese sul sito di Borsa Italiana (https://www.borsaitaliana.it/etf/statistiche/analisideglispread/analisideglispread.htm) e rappresenta un valido supporto informativo da utilizzare prima di procedere all’investimento. L’analisi è per tutti gli ETF in quotazione, con i dati raggruppati per asset classes omogenee e per classi dimensionali di investimento (1 Euro, 5.000, 15.000 e 25.000 Euro). E’ presente anche l’analisi nel dettaglio per ogni singolo strumento.

ETF in Italia: nuovi livelli record, fondi aperti traslocano nell’ATFund


Il mercato ETFPlus tocca nuove vette. L’AUM del mercato dedicato agli ETF ha raggiunto il nuovo record storico di 69,9 miliardi di euro con un aumento del 7,7% rispetto allo stesso mese del 2017. Nel terzo trimestre dell’anno sono stati raccolti 3,12 miliardi di euro. Il mercato dedicato a ETF, ETC, ETN e fondi aperti (questi ultimi dal 1 ottobre sono confluiti nel nuovo mercato ATFund) ha visto nel terzo trimestre dell’anno 41 nuovi strumenti quotati di cui 35 ETF e 6 fondi aperti per un totale di 1.309 strumenti disponibili a fine settembre.

Il turnover scambiato nel terzo trimestre risulta di 20,32 miliardi di Euro. Il controvalore scambiato con funzionalità RFQ nel terzo trimestre pari a 1,02 miliardi di euro, con una dimensione media dei contratti pari a 8,82 milioni.

 

Per saperne di più su spread bid/ask ed ETF consulta l’ultimo numero dell’ETF News