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Bradford & Bingley spalanca le porte del suo capitale a Tpg; per gestori segnale positivo

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La City aveva tremato qualche mese fa sotto le forti raffiche di vento che annunciavano l’arrivo della crisi dei mutui subprime sulle sponde della Manica. Dopo la nazionalizzazione di Northern Rock, dopo l’annuncio dell’aumento di capitale del colosso del credito Royal Bank of Scotland, che pagava così l’aver fatto voce grossa nell’affaire Abn Amro, e di quello del colosso dei mutui Halifax. A Londra adesso tocca alla piccola banca britannica Bradford & Bingley, istituto che opera esclusivamente nel credito ipotecario, salire agli onori della cronaca.


Con quei requisiti patrimoniali che via via erano diventati sempre più labili, questa banca non si è presentata con il cappello in mano ai suoi azionisti, ma ha deciso di spalancare la porte del suo capitale al colosso del private equity, Tpg. Il fondo di David Bonderman e Jim Coulter ha ufficializzato questa mattina che acquisirà una quota pari al 20% di Bradford & Bingley per circa 150 milioni di sterline. Un’operazione che si articolerà inizialmente in una ricapitalizzazione volta a dare ossigeno ai forzieri prosciugati di B&B, i cui titoli sono al momento stati sospesi dalle contrattazioni di Borsa.

Le valutazioni particolarmente a sconto, ai minimi dagli ultimi 20 anni, sono stati l’elemento chiave che ha spinto Tpg a farsi avanti. L’acquisizione inglese arriva infatti a soli due mesi di distanza dal cospicuo investimento – effettuato sempre dal fondo – da 7 miliardi di dollari in Washington Mutual, una delle maggiori banche Usa, fondata nel 1889, con una rete di oltre 2257 sportelli e 233 uffici dislocati in oltre 56 stati americani.


Il peggio della crisi subprime sarà anche alle spalle, ma è nelle pieghe delle valutazioni di Borsa che adesso emergono elementi di vulnerabilità. “Le valutazioni, basse, a cui avvengono le acquisizioni mettono in luce che chi compra si aspetta nuove svalutazioni o qualche sorpresa negativa sulla strada della ripresa”, commenta questa mattina Giampaolo Rivano di Gesti-Re Sgr.

 

“E’ comunque positivo – prosegue l’esperto – che i fondi sia sovrani sia di private equity decidano di effettuare deal nell’attuale scenario in quanto mandano un segnale: il loro attivismo sottende a un potenziale recupero del comparto finanziario. I margini di recupero per il settore banking sono ampi e i prossimi mesi saranno un importante banco di prova”.