Bpm, Agricole sale al 20% col via libera Bce. Faro sul cda del 20 gennaio
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Il Credit Agricole ha ricevuto dalla Bce il via libera a superare la soglia del 20% di Banco Bpm e ha ribadito di non voler acquisire né esercitare il controllo sull’istituto e di volersi mantenere “sotto la soglia d’Opa”del 25%.
A Piazza Affari Banco Bpm ha aperto in rialzo. Piazza Meda segna +0,5% a 12,97 euro, a dispetto di un Ftse Mib che si muove debole a +0,02%. Il titolo della Banque Verte a Parigi è poco mosso a +0,43 per cento.
Occhi puntati sul prossimo cda che secondo indiscrezioni dovrebbe tenersi il 20 gennaio.
La nota
L’istituto francese ha ribadito di non voler acquisire né esercitare il controllo sull’istituto e di volersi mantenere ” al 25%, potendo però salire al 30 quando sarà approvata la riforma del Tuf. L’annuncio è arrivato con nota diffusa dal gruppo, confermando le ultime voci sul tema. Il gruppo, dopo aver proceduto all’esercizio di strumenti derivati, è salito così al 20,1%.
“Crédit Agricole contabilizza la propria partecipazione in Banco Bpm nell’ambito dell’influenza notevole nel quarto trimestre del 2025, in linea con la posizione di Crédit Agricole in qualità di azionista di lungo termine e partner di Banco Bpm”, specifica la nota della banca francese. “Considerando questa evoluzione, il conto economico di Crédit Agricole non è più esposto alla volatilità causata dall’evoluzione del prezzo delle azioni di Banco Bpm”, prosegue la nota. “L’impatto contabile del primo consolidamento su Banco BPM ammonta a circa -600milioni di euro registrato nella voce ‘quota dell’utile netto delle partecipazioni valutate a patrimonio netto’ nel conto economico del quarto trimestre 2025”. Ma – continua la nota -“l’impatto complessivo sul risultato della partecipazione in Bpm per l’intero esercizio 2025, tenendo conto delle rivalutazioni di fair value” del titolo “rilevate a conto economico e dei dividendi ricevuti, è complessivamente positivo, per circa 200 milioni di euro”.
“L’impatto del consolidamento iniziale” sull’istituto di Piazza Meda è “pari a circa +5 punti base sul coefficiente CET1 di Crédit Agricole S.A.”, conclude la nota, in merito all’ indicatore di solidità patrimoniale.
Nomine in cda
Secondo diverse fonti, Francoforte avrebbe raccomandato al gruppo francese di nominare, nel prossimo cda della banca, un numero di consiglieri in linea con la condizione di azionista di minoranza (4-5 su 15). La misura, si sottolinea, risponde allo scopo di non ingessare le decisioni dell’organo della banca poichè in caso di potenziale conflitto di interesse i consiglieri espressione dell’Agricole dovrebbero astenersi, secondo quanto prevede il Testo Unico Bancario ex art 136. Il peso dell’Agricole si definirà nelle prossime settimane, quando diventerà chiaro se Parigi concorrerà o meno alla formazione della lista del consiglio e come.
Il tema della lista sarà all’ordine del giorno del cda del Banco del prossimo 20 gennaio, che dovrà anche verificare se sussistano i presupposti affinché gli adeguamenti dello statuto alle prescrizioni della Legge Capitali possano essere adottati senza passare dall’assemblea.
Secondo Mediobanca Securities il via libera della Bce “con il limite massimo di sette posti” in cda non rappresenta “una costrizione insuperabile” per i francesi in quanto l’Agricole “non mira a un controllo formale, ma a un’influenza effettiva” e già “3-5 membri” sarebbero “sufficienti” allo scopo. Comunque vada l’Agricole “sta aumentando la propria influenza e il proprio potere negoziale, anche in vista di un eventuale futuro consolidamento nel settore bancario italiano”. A Piazzetta Cuccia sono convinti che “il tempo giochi a favore” di Parigi.
Intermonte si attende che l’Agricole “continuerà ad essere un azionista silentè” che potrebbe partecipare “anche alla stesura della lista” del cda, all’interno della quale “è molto probabile” la conferma del ceo Giuseppe Castagna. In ogni caso con il 29,9% i francesi avrebbero “di fatto un potere di veto su qualsiasi deal possa riguardare Banco Bpm”.
Il risiko
A conti fatti, l’Agricole sarà determinante nel definire i destini del Banco e potrà trarre vantaggio sia da una integrazione con la propria rete italiana, sia da una fusione tra Bpm e un altro istituto. In testa Mps, ma anche Bper.
Banco Bpm “rimane il principale candidato” per un matrimonio con Mps, rileva Equita, che vede l’avvio di una nuova fase di risiko dopo l’elezione dei board delle due banche ad aprile, l’integrazione di Mediobanca in Mps e la valutazione di “soluzioni condivise” tra il Banco e l’Agricole.
Al Monte potrebbe tornare a guardare anche Unicredit.