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Bper, Unipol punta al ‘great’ con nuovo AD, via Vandelli. Parole Cimbri su M&A Banco BPM ma anche su Carige. E per Mps spunta ‘oscura cordata Usa’

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Deal con Banco Bpm una ipotesi “affascinante”, anche se non è questo il momento di convolare a nozze. Lo ha detto Carlo Cimbri, numero uno di Unipol, primo azionista di Bper con una quota del 19%, commentando anche il “rinnovamento” che interesserà il cda della banca modenese: Unipol ha candidato infatti Piero Montani al ruolo di Ceo al posto dell’attuale amministratore delegato Alessandro Vandelli.
Intanto, sempre in tema di risiko bancario, saltano fuori indiscrezioni che parlano di un interesse da parte di una cordata americana nei confronti di Mps.

In generale le banche italiane rimangono osservate speciali, se si considerano i continui rumor, culminati qualche giorno fa anche nella simulazione di un’Opa di UniCredit su Mediobanca, grazie all’anello di congiunzione rappresentato dal patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, primo socio di Piazzetta Cuccia e azionista di UniCredit con una partecipazione che avrebbe tra l’altro intenzione di rafforzare.

Banco BPM-Bper, Cimbri (Unipol): ipotesi affascinante ma non ora

Riguardo al dossier Banco BPM-Bper, di cui si parla da tanto, determinanti le parole di Cimbri, numero uno di Unipol, nell’intervista rilasciata al Sole 24 Ore. L’articolo viene pubblicato poche ore dopo la comunicazione della decisione a sorpresa della compagnia assicurativa Unipol di scaricare Vandelli a favore di Montani, ex amministratore delegato di BPM e Carige, come emerge dalla lista per il rinnovo del cda presentata in vista dell’assemblea del prossimo 21 aprile.
“La lista non comprenderà l’attuale a.d. Alessandro Vandelli – dice Cimbri stesso al Sole 24 Ore – Inseriremo invece il nome di Piero Luigi Montani, che ha caratteristiche ed esperienza per guidare il rinnovamento di Bper, e questa sarà la nostra proposta ai soci”.
Ma perchè una tale discontinuità ai vertici?
“Bper dallo scorso febbraio è una banca con oltre 100 miliardi di attivi – ha precisato Cimbri – È la quarta banca italiana. Come azionisti abbiamo il dovere di guardare al futuro e di creare le migliori condizioni per passare, come dicono gli americani, dal ‘good’ al ‘great’. La banca ha fatto bene. Tutti auspichiamo che possa fare meglio”.
Ma la scelta di Montani, ex di Banco BPM, potrebbe significare in qualche modo che Bper è ormai destinata alle nozze con Piazza Meda?
Qui il numero uno di Unipol fa un passo indietro: “La scelta di Montani non serve né a favorire né a smontare alcuna opzione strategica, ma è funzionale a mettere Bper nelle migliori condizioni per affrontare le future occasioni che la banca valuterà”.
Sull’ipotesi dell’operazione di M&A Bper-Banco BPM che lui stesso aveva definito ‘affascinante’, nessun diefrofront:
Non lo rinnego. Anche se non l’ho mai definita l’opzione principale. Nel nostro mestiere bisogna guardare la realtà. A mio parere un’eventuale fusione con BancoBpm non è un’ipotesi che la banca può vagliare ora. Ad aprile, se sarà nominato, Montani si insedierà. E avrà bisogno di tempo per conoscere la struttura e decidere. Concretamente, operazioni simili non possono essere fatte al volo. Qui forse ci sono tempi che sono diversi tra le parti in gioco. Bper è in fase di cambiamento e deve fare la sua strada presentandosi pronta di fronte a qualsiasi opportunità. Difficile che questo possa avvenire entro l’anno”.

Bper: altre opzioni Carige e Pop Sondrio, MPS mai stata ipotesi

Così si legge nella nota odierna di Equita SIM, che riassume le ultime novità:
“Unipol principale azionista di Bper (19%) ha presentato una lista di 7 membri per il CdA della banca – che verrà rinnovato con l’assemblea del 21 aprile – nel segno della discontinuità visto che nessuno dei candidati è ad oggi presente nel board. In particolar modo, nella lista non figura il nome dell’attuale CEO Vandelli, con Unipol che ha candidato al ruolo di CEO Piero Montani, un profilo di esperienza nel settore bancario essendo stato, tra le altre cose, amministratore delegato di BPM e Carige. Vediamo la proposta di sostituzione del CEO come un’accelerazione di Bper verso nuove operazioni di M&A. Intervistato da Il Sole 24 Ore, il CEO di Unipol Cimbri si è espresso in merito alla scelta di Montani e alle prospettive della banca. In particolare Unipol valuterà tutte le opzioni strategiche per BPE, ribadendone la centralità come canale distributivo per i prodotti assicurativi Unipol“. Equita SIM mette in evidenza anche l’altra opzione che Bper ha a disposizione, citando le stesse parole di Cimbri:
Qualora Banca Popolare di Sondrio si trasformasse in spa sarebbe logico per Bper avviare dialoghi per un’aggregazione” coì come, “relativamente al tema Carige, non vengono manifestate preclusioni”. Viene invece “escluso che Bper possa essere interessata a BMPS, considerando le dimensioni di quest’ultima”.
Nell’intervista al Sole, Cimbri ha detto infatti che l’ipotesi Mps “per quanto ne so non c’è mai stata. Crescere è importante, ma facendo operazioni razionali in termini di proporzioni”. E, ha aggiunto, “mi pare che le dimensioni di Mps siano esagerate per Bper”.
Su Carige: “Non conosco le condizioni di Carige oggi. Però penso che un Ceo abbia il dovere di valutare tutte le opportunità, se combaciano bene e sono compatibili con lo stato in cui è la banca in quel momento. Senza preclusioni”. Su Popolare di Sondrio, così Cimbri: Anche questa è un’ipotesi affascinante. È l’ipotesi più naturale per la storica vicinanza a Bper, con cui ci sono diversi aspetti in comune (..)Se Sondrio decidesse di trasformarsi in Spa sarebbe logico per Bper avviare un dialogo anche perché è un’ottima banca”.
Detto questo, le parole di Cimbri non rinfocolano nessuna febbre M&A sulla borsa di Milano. Il titolo Bper è tra i peggiori di Piazza Affari, cedendo sul Ftse Mib quasi il 3%; Banco BPM arretra di oltre -1%; Pop Sondrio pure fa -1%; Mps è piatta.

Mps: rumor su interesse oscura cordata investitori Usa, incontri con Conte

Proprio riguardo a quest’ultima, sempre il quotidiano di Confindustria parla di una misteriosa cordata americana: “una oscura cordata di investitori americani guidata dall’ex deputato democratico e avvocato Norman Dicks“.
La “cordata – viene spiegato – avrebbe corteggiato il Tesoro, azionista (principale con una quota del 64%) di Mps, da fine 2020, senza riuscire a fare breccia sul Mef, scettico sulla solidità del progetto e dei suoi proponenti”.
La proposta includerebbe un assegno di 900 milioni per la quota del Tesoro, nell’ambito di un piano da 4 miliardi. E’ possibile che “gli oscuri investitori” siano stati attratti dalla dote fiscale che il Mef potrebbe “mettere sul piatto per il compratore: dote che però il Mef potrebbe/vorrebbe assicurare a UniCredit. D’altronde, dopo il Conte-bis, anche il governo Draghi sarebbe favorevole alle nozze tra Mps e UniCredit.
Tuttavia, stando a quanto riportato da Bloomberg, Dicks e i suoi legali riuscirono ad avere più di un contatto con il governo Conte. Gli stessi starebbero cercando di avviare trattative anche con il nuovo team del Tesoro guidato da Daniele Franco, dopo che l’ex presidente della Bce Mario Draghi ha sostituito Conte a febbraio.
Dick e i suoi  contattarono Siena già a settembre, “quando un legale si presentò con il nome di George Kargianis di Seattle, contattando anche una società locale di Siena perché il gruppo americano venisse rappresentato”.
“Successivamente, gli investitori americani inviarono un rappresentante a Roma, dove cercarono di reclutare esperti del settore bancario, contattando diversi avvocati, alcuni vicini al Conte, secondo alcune fonti vicine alle trattative. Il team di Conte considerò che un proprietario straniero (di Mps) avrebbe lasciato la gestione giornaliera (della banca) a dirigenti vicini al governo in modo più probabile, ritenendo anche che l’idea di trovare un’alternativa a UniCredit sarebbe stata accettata dai Cinque Stelle (contrari a un matrimonio con UniCredit) e la sua base”.
Di conseguenza, “i consulenti del presidente del Consiglio non rifiutarono subito l’accordo”, scrive Bloomberg, “tanto che i rappresentanti degli investitori “furono capaci anche di organizzare incontri presso il Tesoro italiano e nell’ufficio del primo ministro“. Bloomberg conclude che il dialogo si interruppe poi a causa della crisi di governo, culminata nella nascita del governo Draghi.
L’agenzia di stampa ha cercato di contattare Kargianism che non ha risposto alle email che sono state inviate all’indirizzo presente sul suo sito. “E il numero di telefono indicato nel suo sito non funziona”.
Allo stato attuale delle cose, con Franco che dirige il Mef,  “i funzionari del Tesoro hanno riferito a Bloomberg che l’offerta (della cordata Usa) non avrà un seguito, in quanto il gruppo non ha esperienza nel mondo delle banche e anche perchè le sue credenziali finanziarie sono scarse”. Altre fonti vicine al dossier hanno riferito tra l’altro “che gli stessi legali (della cordata Usa) hanno fatto fatica anche a capire perfino se dispongono dei finanziamenti necessari per completare l’accordo.  “Queste informazioni sulle trattative sono basate su conversazioni con cinque persone informate sui fatti, che hanno chiesto di non essere nominate. Dicks ha detto no comment attraverso la sua assistente, così come hanno preferito non commentare i portavoce di Draghi e del Tesoro italiano. Un portavoce di Monte dei Paschi – ha fatto notare Bloomberg – ha riferito che la banca non è conoscenza della proposta americana e che non è stata mai avvicinata da questi investitori o dai loro rappresentanti.