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Bomba a orologeria Tria, Di Maio vuole rimpasto. Da gennaio Savona o Piga all’Economia?

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La rottura su Alitalia rischia di innescare un rimpasto di governo con Giovanni Tria che presto potrebbe lasciare la poltrona di ministro, probabilmente una volta ultimato l’iter parlamentare di approvazione della legge di bilancio 2019. Le ultime indiscrezioni del weekend vedono infatti le tensioni tra il ministro dell’Economia e il vice premier Di Maio ormai quasi insanabili e il M5S starebbe già pensando a un corposo rimpasto di governo a inizio 2019 con Paolo Savona che tornerebbe in gioco per la guida del ministero di via XX Settembre.

Venerdì le esternazioni di Tria hanno avuto una certa eco sui mercati che, preoccupati per una rottura del ministro con la maggioranza di governo, hanno ripreso a vendere Btp con lo spread che ha chiuso sui nuovi massimi in area 308 pb. 

Ipotesi Savona osteggiata da Mattarella e mercati

La candidatura di Paolo Savona, attuale ministro agli Affari europei e che nelle ultime settimane è intervenuto sovente su questioni inerenti al ministero dell’Economia, potrebbe però scontrarsi con il no del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo scorso maggio stoppò il primo tentativo di formazione di un governo M5S-Lega proprio perché contrario alla scelta di Savona all’Economia.

Mattarella che nelle scorse settimane sarebbe intervenuto in prima persona per scongiurare il rischio che Tria rassegnasse le dimissioni dopo la rottura sul NADef. 

Savona all’Economia rischia di riaprire uno scontro istituzionale con Mattarella e in generale alimenterebbe ulteriori tensioni sull’Italia a causa delle posizioni euroscettiche del professore sardo. In estate Savona ha contribuito ad alimentare le tensioni sul fronte spread ventilando una possibile uscita dell’Italia dalla moneta unica.

 

Gli altri papabili per il dopo Tria

Per la successione a Tria trapelano altri nomi. Oggi Il Messaggero indica la candidatura di Gustavo Piga, professore anche lui a Tor Vergata (economia politica), con studi negli Stati Uniti, che però nei giorni scorsi ha promosso a metà la manovra definendola coraggiosa ma definendo il reddito di cittadinanza una misura sbagliata.

Rispuntano anche le candidature del viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia (leghista, ala moderata) e di Andrea Roventini (inserito da Di Maio nella squadra di governo M5S pre-elezioni).

 

A rischio anche Toninelli

Il quotidiano romano parla anche di possibile uscita di scena anche di altri ministri tra cui il gaffeur Danilo Toninelli (Trasporti e Infrastrutture), Alberto Bonisoli (Cultura) giudicato poco incisivo da Di Maio e anche Elisabetta Trenta (Difesa) considerata eccessivamente vicina ai militari, mentre i 5stelle vorrebbero tagliare i fondi per aerei ed elicotteri.

Venerdì a contribuire a impennare le tensioni nel governo è stato il piano per Alitalia svelato a mezzo stampa da Di Maio con l’indicazione del Tesoro come futuro azionista con una quota di circa il 15%. Tria ha risposto in maniera piccata da Dali. “penso che delle cose che fa il Tesoro debba parlarne il ministro dell’Economia. Io non ne ho parlato”, ha detto il ministro Tria a proposito dell’ingresso dello Stato nel capitale.

 

Savona e il fondo Euklid

Intanto ieri Paolo Savona è tornato al centro della polemica per la sua presunta mancata uscita da presidente del fondo speculativo Euklid Ltd. Il Corriere della Sera ha riportato che il ministro risulta ancora “director active” dell’hedge fund, come riportato nero su bianco dal registro delle imprese inglese, il Companies House. Inoltre risulta che il ministro abbia 1,3 milioni di euro depositati in Svizzera.

Il ministro Savona ha replicato all’articolo del Corriere a firma Federico Fubini scrivendo che “non c’è alcun giallo dietro le mie dimissioni da direttore di Euklid LTD e presidente del Fondo di investimento omonimo lussemburghese (le due cariche sono connesse), come già gli è stato inutilmente comunicato dalla società”.