Bitcoin in crisi nera: i motivi del grande crollo e l’incubo crypto winter
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Non accenna ad arrestarsi la caduta libera del Bitcoin. La maggiore criptovaluta al mondo ha accelerato al ribasso dopo aver bucato il livello di 100.000 dollari immergendosi in territorio di mercato ribassista, ossia oltre il 20% sotto i massimi assoluti toccati poco più di un mese fa.
Crollo verticale
Nelle ultime settimane il Bitcoin è infatti passato dal record d’inizio ottobre — sopra i 126.000 dollari — a oscillare sotto la soglia dei 100mila dollari e stamattina annaspa in area 95mila dopo che ieri ha toccato un minimo a 93.714 annullando tutti i rialzi 2025.
Dal picco del 7 ottobre, la capitalizzazione di mercato delle criptovalute è scesa di oltre 1 trilione di dollari, pari al 24%.
La settimana in arrivo potrebbe rivelarsi decisiva per l’intero mercato delle criptovalute con i dati sull’inflazione e sull’occupazione Usa che influenzeranno le scommesse su un taglio dei tassi della Fed a dicembre.
Si allontana l’illusione del taglio dei tassi
Primo indiziato di questo momento nero dell’asset digitale è l’attuale cambio di aspettative sui tassi, ma a questo elemento se ne aggiungo degli altri che sommati vanno a spiegare meglio il crash in atto.
Gran parte del rally di quest’anno del bitcoin era sostenuto dall’idea che la Federal Reserve avrebbe tagliato con decisione i tassi. Le ultime dichiarazioni di esponenti Fed hanno ridotto la probabilità di un taglio a dicembre e di conseguenza gli asset “risk on” — tech e crypto in testa — hanno perso appeal. Se i tassi restano elevati aumentano le alternative al rendimento (bond, conti remunerati) e diminuisce l’appetito per asset ad alta volatilità. Il risultato è stato una fuga di posizioni speculative.
Venerdì il presidente della Fed di Kansas City, Jeffrey Schmid, membro votante del Federal Open Market Committee, ha espresso dubbi su un taglio dei tassi a dicembre dicendo che le preoccupazioni per un’inflazione “troppo alta” vanno ben oltre gli effetti ristretti dei soli dazi.
I mercati ad oggi scontano circa il 40% di possibilità di un taglio dei tassi a dicembre, in calo rispetto a circa il 90% all’inizio di questo mese
La grande fuga dagli Etf bitcoin
Si intensificano intanto i riscatti dagli Etf bitcoin, che nella sola giornata di giovedì hanno toccato un totale di 870 milioni di dollari. Il mercato statunitense degli Etf Bitcoin ha registrato nel complesso flussi netti in uscita per un totale di 1,11 miliardi nella settimana conclusa venerdì 14 novembre. I flussi in uscita da inizio mese ammontano a 2,32 miliardi.
Anche i grandi possessori stanno tirando i remi in barca. Secondo la società di ricerca crypto Glassnode, i possessori di bitcoin a lungo termine hanno accelerato le prese di profitto. Questi possessori di bitcoin a lungo termine hanno venduto 815.000 bitcoin negli ultimi 30 giorni, un livello record da gennaio 2024, secondo CryptoQuant.
C’è chi poi pone l’accento sulla correlazione dell’attuale sell-off con quello delle altre asset class rischiose come la tecnologia Usa, ma con un’intensità maggiore data l’elevata volatilità del settore.
Giù la liquidità
Secondo gli strateghi di Citi il recente calo appare maggiormente legato al calo della liquidità nel sistema finanziario statunitense piuttosto che alle aspettative sui tassi di interesse. Il Bitcoin è infatti particolarmente sensibile ai cambiamenti di liquidità.
Dopo il grande picco e il successivo scossone di ottobre, i market maker e molte grandi entità di trading hanno ridotto l’assunzione di rischio.
Nonostante la recente flessione, Citi rimane rialzista. Lo scorso mese gli strategist della banca d’affari hanno indicato un target di prezzo a 12 mesi di 181.000$ per il Bitcoin, guidato dal suo crescente status di riserva di valore e dalla narrativa in corso sull'”oro digitale”.
Citi si aspetta che la liquidità si stabilizzi e potenzialmente migliori: “Le condizioni di liquidità dovrebbero migliorare in futuro, il che dovrebbe supportare bitcoin, e potrebbe anche riportare in carreggiata il rally di Natale”.
Incubo crypto winter
Avanza il timore dell’avvio di un nuovo crypto winter, termine con cui si indica un periodo prolungato di forte debolezza nel mercato delle criptovalute, caratterizzato da crolli dei prezzi, scarsa liquidità e sfiducia degli investitori. Storicamente, i crypto winter del passato sono durati tra i 12 e i 24 mesi, con una media di circa 18 mesi. Si tratta di cicli molto più rapidi rispetto ai bear market azionari tradizionali, ma più violenti, con crolli anche superiori all’80% rispetto ai picchi di periodo.
Settimana scorsa Eliézer Ndinga, Head of Research di 21shares, ha rimarcato che un’eventuale discesa in area 90mila – 95mila dollari potrebbe preludere a un nuovo “crypto winter”, sebbene la durata più probabile sarà calcolabile in mesi e non in anni come l’ultima volta. Questo perché la struttura del mercato resta comunque solida, sostenuta dalla domanda istituzionale, dai progressi normativi e dal miglioramento delle condizioni macroeconomiche.