E’ panic selling sul Bitcoin, pesa la mossa clamorosa di Strategy. Ecco fin dove può crollare
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Tonfo ai minimi a tre mesi per il Bitcoin che appare sempre più in balia del cosiddetto crypto winter, ossia periodo di prolungata debolezza che periodicamente ha colpito il settore degli asset digitali.
Crollo fino a 61mila
Stamattina la crypto regina per valore è scivolata a un minimo in area 61.400 dollari per poi attestarsi in area 64mila, giù di quasi il 4% rispetto ai livelli di 24 ore prima. Si tratta dei livelli più bassi dall’inizio di aprile.
Da inizio settimana, la criptovaluta è scesa di quasi il 10%.
A condizionare il sentiment di questa settimana è l’annuncio fatto da Strategy che ha venduto 32 Bitcoin tra il 26 e il 31 maggio a un prezzo medio di 77.135 dollari raccogliendo 2,5 milioni di dollari. Si tratta di una piccola frazione delle partecipazioni complessive detenute dalla società di Tesoreria cripto di Michael Saylor, ma è stata letta dal mercato come un segnale di difficoltà in un contesto di mercato già in tensione per le criptovalute.
Saylor sbugiarda se stesso
La vendita, come detto, rappresenta una quota minima del totale di Bitcoin in mano a Strategy che al 25 maggio deteneva 843.738 Bitcoin, una quota del valore di circa 61 miliardi di dollari ai prezzi attuali.
Negli anni il numero uno di Strategy, Michael Saylor, ha più volte sostenuto che è un aquirente e non un venditore di Bitcoin. Concetto più volte ripetuto anche nella fasi ribassiste più acute. A inizio 2022 Saylor disse: “Non siamo venditori. Stiamo solo acquisendo e detenendo bitcoin, Questa è la nostra strategia” dopo che la società vendette una piccola quantità a dicembre 2021 per motivi fiscali.
“Vendi un rene se devi, ma tieni i Bitcoin”, la celebre frase scritta su X da Saylor nel febbraio 2025.
Reazione eccessiva?
Gli analisti di Citi ritengono che la mossa di Strategy non influisca sui fondamentali della più grande criptovaluta al mondo, bollando come “sproporzionata” la reazione ribassista del Bitcoin alla notizia. A detta di Citi i flussi degli Etf rimangono il principale motore per il prezzo del Bitcoin, spiegando circa il 45% della variazione settimanale del rendimento e sono il miglior indicatore in tempo reale dell’adozione di nuovi investitori. I flussi sugli Etf Bitcoin sono stati negativi nell’ultimo periodo alimentando una cerca prudenza sulle prospettive di breve per l’asset digitale.
I prediction markets temono il peggio
Intanto sulla piattaforma Kalshi l’indicazione che emerge è che c’è una maggiore probabilità che l’attuale “inverno crypto” porti a nuovi cali del Bitcoin. C’è infatti quasi l’80% di probabilità che il prezzo della criptovalute di punta scenda sotto i 60.000 dollari nel corso del 2026, ossia ai nuovi minimi annui e a livelli più che dimezzati rispetto ai massimi storici toccati nel 2025. I trader ritengono inoltre che ci sia il 52% di probabilità che i prezzi scendano sotto i 50.000 dollari, ossia riportando indietro le lancette a livelli che non si vedevano da agosto 2024.
Su Kalshi risultano solo del 27% le probabilità che il Bitcoin torni in area 100mila nel 2026, percentuale scesa drasticamente rispetto al quasi il 50% che risultava all’inizio di maggio.
Su Polymarket, l’altra principale piattaforma di prediction markets, è solo del 12% la probabilità che bitcoin ritorni ai massimi storici quest’anno.