Bitcoin di nuovo ko, frase choc del ceo di Strategy scatena il panic selling
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Incipit di settimana con la retromarcia inserita per il Bitcoin e le altre principali cripto. Il Bitcoin è sceso fino al 6% sotto la soglia degli 86.000 dollari, mentre Ether ha lasciato sul terreno oltre il 7% a circa 2.800 dollari. Si interrompe quindi il tentativo di ripresa della scorsa settimana dopo le difficoltà innescate a ottobre da una svendita di circa 19 miliardi di dollari di investimenti con leva finanziaria e in poche settimane la cripto ha dilapidato oltre un terzo del proprio valore.
Il nodo Strategy
Novembre si è chiuso con un saldo in rosso del 16%. A mandare in apprensione oggi gli investitori sono i commenti dell’amministratore delegato di Strategy, Phong Le, che venerdì ha dichiarato in un podcast che la sua società, che fa tesoreria Bitcoin, avrebbe potuto vendere il token se il suo mNAV – un rapporto tra il valore aziendale e il patrimonio in Bitcoin – fosse sceso sotto uno. “Possiamo vendere Bitcoin e lo faremmo se dovessimo finanziare i nostri pagamenti di dividendi al di sotto di 1x mNAV”, ha affermato. Parole che hanno alimentato i timori di un’ondata di vendite dell’asset da parte di Strategy, che detiene una riserva di Bitcoin di 56 miliardi di dollari e ha un mNAV sceso a 1,19, secondo il suo sito web.
Phong Le ha spiegato che si tratta di una soluzione estrema, ma anche il solo citarla ha innervosito il mercato.
Perchè l’mNAV è importante
L’mNAV, come detto confronta il valore di un’azienda — cioè la capitalizzazione di mercato più il debito meno qualsiasi liquidità — al valore di mercato delle sue partecipazioni in bitcoin. Questo offre agli investitori un mezzo per valutare fino a che punto il mercato assegna un premio o uno sconto alla tesoreria in bitcoin.
Una lettura sopra 1 implica che il mercato stia attribuendo un premio alle partecipazioni in BTC della compagnia, mentre una lettura sotto 1,0 suggerisce uno sconto — potenzialmente un campanello d’allarme o un’opportunità, a seconda delle prospettive dell’investitore.
Il rapporto può variare significativamente a seconda di come gli analisti trattano debito, liquidità e potenziale diluizione delle azioni. Per questo motivo il settore monitora diverse varianti, tra cui mNAV Basic, mNAV Diluted e mNAV EV, ciascuna tenendo conto delle azioni e delle strutture societarie di un’azienda. Secondo BitcoinTreasuries.net, al 30 novembre, i valori riportati da Strategy erano: mNAV Basic a 0,856, mNAV Diluito a 0,954 e mNAV EV a 1,105. Questi significano essenzialmente che gli investitori azionari potrebbero pagare poco meno di 1 dollaro per dollaro di BTC su base diluita, mentre il mercato più ampio, inclusi i detentori di debito, valuta ancora l’azienda al di sopra delle sue partecipazioni in BTC.
C’è chi, come Nydig Research, critica l’mNAV sostenendo che la metrica è “gravemente carente” perché non riflette i principali rischi di bilancio — in particolare le assunzioni riguardanti le cambiali convertibili. Molti analisti, osserva Nydig, trattano queste convertibili come se fossero garantite di convertirsi in capitale stesso. Ma se i fattori di mercato non vengono soddisfatti, le cambiali potrebbero dover essere rimborsate in contanti, creando un rischio di rifinanziamento che mNAV non riesce a cogliere.
Gli elementi di tensione si sommano
Altro elemento di tensione sul mondo cripto è la decisione di S&P Global di declassare USDT, la più grande stablecoin al mondo gestita da Tether, al suo rating più basso, avvertendo che un calo del valore di Bitcoin potrebbe lasciare il token sottocollateralizzato.
Sabato, infine, la Banca Popolare Cinese ha emesso un avvertimento sui rischi delle valute virtuali, comprese le stablecoin, aggiungendo che le agenzie governative dovrebbero intensificare il coordinamento per reprimere le attività illegali.
“La preoccupazione principale riguarda gli scarsi afflussi negli Etf Bitcoin e l’assenza di acquirenti in calo”, rimarca invece Sean McNulty, responsabile del trading di derivati APAC presso FalconX, che vede venti contrari strutturali continuare questo mese e quota 80.000 dollari come livello di supporto chiave.
Incognita tassi Fed
A contribuire alle tensioni sull’asset digitale c’è anche il cambio di aspettative sui tassi. Il rally di quest’anno del bitcoin è stato anche sostenuto dall’idea che la Federal Reserve avrebbe tagliato con decisione i tassi. Alcune dichiarazioni di esponenti Fed hanno ridotto la probabilità di un taglio a dicembre e di conseguenza gli asset “risk on” — tech e crypto in testa — hanno perso smalto.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ieri di aver deciso la sua prossima nomina a presidente della Fed, dopo aver chiarito di aspettarsi che il suo candidato attui tagli dei tassi di interesse.
Dalla consacrazione all’incubo crypto winter
La sponda dell’Amministrazione Trump aveva alimentato l’euforia pro-crypto con nuovi massimi storici del Bitcoin in area 126 mila dollari toccati a inizio ottobre. Adesso invece, con i massimi lontani circa 35% punti percentuali, il saldo da inizio anno è scivolato in negativo e si fa avanti il timore dell’avvio di un nuovo crypto winter, termine con cui si indica un periodo prolungato di forte debolezza nel mercato delle criptovalute, caratterizzato da crolli dei prezzi, scarsa liquidità e sfiducia degli investitori.
Storicamente, i crypto winter del passato sono durati tra i 12 e i 24 mesi, con una media di circa 18 mesi. Si tratta di cicli molto più rapidi rispetto ai bear market azionari tradizionali, ma più violenti, con crolli anche superiori all’80% rispetto ai picchi di periodo.