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Beyond Meat e le altre: il boom della ‘carne senza carne’ non è esente da rischi (anche ambientali)

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In origine era Impossibile Foods, poi è arrivato Beyond Meat e da lì anche le aziende tradizionali hanno iniziato a valutare la possibilità di investire massicciamente sugli hamburger vegetariani. Kraft Einz ha riformulato un rebranding del suo Boca Burger, mentre Nestlè sta lanciando Awesome Burger, McDonald’s ha recentemente introdotto l’hamburger di Beyond Burgers nei suoi ristoranti e ora anche Burger King lancia il suo panino vegetale Rebel Whopper. La recente crescita dei prodotti proteici di origine vegetale evidenzia come nel settore alimentare sia in atto una serie di cambiamenti.

Beyond Meat dal boom allo sboom in Borsa nonostante i primi profitti

A conferma del successo di tali aziende si segnala la trimestrale brillante recentemente svelata da Beyond Meat. La start up fondata nel 2009 in California dal vegano Ethan Brown ha rivelato di aver raggiunto un utile netto di 4,1 milioni di dollari nel suo terzo trimestre, il primo della sua storia, registrando un aumento dei ricavi netti del 250%. Numeri accolti però con freddezza da Wall Street con il titolo scivolato nelle ultime settimane sui minimi a quasi 6 mesi sotto area 80 dollari. Il saldo dall’Ipo di inizio maggio (a 25$) rimane brillantissimo di oltre +200%, ma ben lontano dai picchi estivi a 239 dollari, equivalenti a un boom record di oltre +800%. Sgonfiarsi delle quotazioni coinciso con l’aumento della concorrenza nonostante gli importanti accordi siglati da Beyond Meat, tra cui quello con McDonald’s.

Un boom, quello dei prodotti vegetali, che asseconda le esigenze della maggior parte dei consumatori che vuole ridurre gli effetti ambientali della produzione di carne, o semplicemente desidera mangiarne di meno. Da qui l’idea di sfornare nuovi hamburger quasi indistinguibili da quelli tradizionali, ma fatti in realtà di proteine di soia, piselli o patate che sembrano essere una soluzione apprezzata.
I benefici ambientali dei prodotti a base di carne vegetale potrebbero dunque essere significativi afferma Mary Jane McQuillen, Portfolio Manager e Head of ESG di ClearBridge Investments del gruppo Legg Mason. Uno studio di Beyond Meat e del Center for Sustainable Systems dell’Università del Michigan sostiene difatti che un “Beyond Burger” genera il 90% in meno di emissioni di gas serra, richiede il 46% di energia in meno, ha un impatto del 99% inferiore sulle risorse idriche e usa il 93% in meno di terreno rispetto a un quantitativo equivalente di carne macinata.

“Carne senza carne” ma non senza rischi ambientali

Tuttavia, sottolinea l’esperta di ClearBridge, anche la “carne senza carne”, se la produzione aumentasse, non sarebbe comunque priva di rischi ambientali. Secondo l’esperta difatti è importante riconoscere anche gli impatti ambientali di un passaggio su larga scala alle proteine di origine vegetale, tra cui la deforestazione, il deflusso di erbicidi e pesticidi nelle acque sotterranee e i pericoli delle coltivazioni monocultura. Questi fattori dovrebbero essere esaminati prima di accettare i prodotti di “carne senza carne” come una panacea, continua McQuillen, e gli investitori devono monitorare i rischi a mano a mano che il business delle proteine di origine vegetale cresce. Infine, da non sottovalutare, i benefici per la salute del passaggio agli hamburger senza carne che potrebbero non essere così chiari, poiché per la maggior parte questi cibi sono fortemente processati e ricchi di grassi saturi e sodio.