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Beppe Grillo guida lo scontento degli azionisti Telecom in assemblea

“Tutti all’auditorium Telecom di Rozzano il 16 aprile!” Così Beppe Grillo esorta i piccoli azionisti Telecom Italia, aggiungendo il motto “la Telecom e’ nostra. L’hanno pagata generazioni di italiani con le tasse e con il canone. Riprendiamocela”. Il comico genovese, fondatore e anima del più seguito blog italiano, promette un intervento alla prossima assemblea Telecom di quelli che lasceranno il segno, sostenuto dall’appoggio di circa 4mila persone che hanno conferito la loro delega per quella che Grillo definisce “l’Opa alla genovese”. Tra i deleganti anche il ministro Antonio Di Pietro, in qualità di piccolo azionista, che anni fa comprò azioni Telecom per 10 milioni di lire. Obblighi formali hanno tuttavia rallentato il progetto di Grillo, che in assemblea non potrà rappresentare tutti coloro che hanno dato il loro assenso. “Alla prossima assemblea – spiega sul suo blog – non sarò ancora in grado di rappresentarli formalmente, ma alla successiva sì”. L’invito è dunque quello di partecipare ognuno con la sua voce, una vera rappresentanza dell’azionariato popolare. Grillo fornisce così indicazioni anche sui modi per essere presenti in assemblea, le istruzioni per prendervi parte e le indicazioni stradali.


Cosa potrà dire Grillo in assemblea? Senza dubbio i colpi di scena non mancheranno, ma basta scorrere il blog in rete per capire che il comico non sarà tenero nei confronti del gruppo di manager che ha retto le sorti di Telecom negli ultimi anni: “La triade tronchettibuoraruggiero ha venduto il vendibile di Telecom Italia in questi anni. Ha trasformato gli utili in dividendi, stock option, megastipendi, gettoni d’oro per i consiglieri di amministrazione sempre schierati. Si sono solo lasciati sfuggire la più grande intercettazione della Storia d’Italia operata con uomini Telecom, strutture Telecom, soldi Telecom. Lo spionaggio Telecom ha danneggiato il titolo e l’azienda? Io dico di sì”.


Grillo non è però l’unico ad avere il dente avvelenato con l’ex monopolista telefonico. Pochi giorni fa sulle pagine dei quotidiani finanziari era apparsa tra le informazioni pubblicitarie una lettera a firma Mario Massai dall’eloquente incipit: “Sono un azionista di Telecom Italia e sono stufo”. Obiettivo di Massai è raccogliere deleghe di altri piccoli azionisti per presentarsi in assemblea con maggiore forza, senza però contrapporsi al gruppo dirigente. “Io ho fiducia nel management di Telecom Italia – si leggeva nell’annuncio a pagamento – penso però che se l’azienda potesse evitare di distribuire dividendi per due esercizi, riducendo drasticamente il proprio indebitamento, l’incremento di valore sarebbe nettamente superiore ai pochi centesimi per azione distribuiti come dividendo”.