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Bce: l’era dei tassi negativi (sui depositi) finirà solo nel 2020, primo ritocco a settembre 2019

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La Bce porrà effettivamente fine alla sua politica ultra accomodante nel gennaio del 2020 e inizierà a pagare i depositi otto mesi dopo. L’avvio è previsto per settembre del prossimo anno e il tasso sui depositi dovrebbe salire dall’attuale -0,4 % a +0,25% entro la fine del 2020. Questa la previsione che danno gli economisti secondo un sondaggio di Bloomberg.

Relativamente al tasso di interesse, attualmente a zero, l’istituto guidato da Mario Draghi ha indicato che rimarranno invariati almeno fino all’estate 2019.

L’andamento del rialzo dei tassi

Giovedì prossimo, il 25 ottobre, è prevista una riunione del Consiglio direttivo della banca centrale ma non è previsto alcun cambiamento nella politica monetaria. Gli economisti interpellati da Bloomberg hanno espresso la loro non solo per quanto riguarda il primo aumento dei tassi ma anche il ritmo dei successivi rialzi. Come Kristian Tedtmann, economista della Dekabank di Francoforte. “Finora gli orientamenti della Bce per il futuro si concentrano sui tempi del primo aumento dei tassi” ha avvertito l’economista. “Ma quando si avvicinerà l’estate del 2019 la Bce dovrebbe anche orientare più attivamente le aspettative del mercato su quanto aumenteranno velocemente i tassi di interesse nel medio termine per evitare un forte irrigidimento delle condizioni finanziarie”.

I rischi da considerare: in primis l’Italia

Nel prevedere l’andamento dei tassi di interesse, gli economisti tengono in considerazione un’ampia gamma di rischi. In cima alla lista è balzata la crisi italiana visto che i rendimenti dei titoli di stato sono in crescita e i funzionari di Bruxelles hanno manifestato tutti i loro timori sul budget italiano per il 2019.

La situazione politica in Italia è di gran lunga il rischio più grande per l’economia della zona euro ma non  è chiaro cosa possa fare la Bce” ha detto Azad Zangana, economista di Schroder Investiment Management a Londra. “Non si vede come possa intervenire con una politica a sostegno in un unico governo” conclude. Anche secondo gli analisti di Barclays nella runione politica della prossima settimana (25 ottobre), la BCE manterrà gli stessi messaggi politici della riunione di settembre, ma probabilmente segnalerà crescenti preoccupazioni sui rischi negativi futuri, principalmente legati alla debolezza della domanda esterna, alle pressioni petrolifere sul lato dell’offerta e anche all’Italia. “All’interno dell’area dell’euro, la politica fiscale e l’incertezza politica dell’Italia potrebbe diventare un problema più ampio per l’area dell’euro (…) Il presidente Draghi riceverà probabilmente alcune domande sull’Italia, ma ci aspettiamo che trasmetta il messaggio che la BCE non reagirà alla volatilità in un particolare Stato membro in relazione alle proprie decisioni fiscali e politiche”.

Secondo gli economisti interpellati da Bloomberg, nel  complesso, i dati resi noti dall’ultima riunione indicano che il presidente Mario Draghi adotterà probabilmente un tono paziente e sicuro alla conferenza stampa. “I rischi per le prospettive persistono, ma nessuno si è cristallizzato in un modo tale da minacciare il fallimento dell’area dell’euro” aggiungono.