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Bce, Lagarde sfida mercati su PEPP: ‘ci possono mettere alla prova quanto vogliono’. EBA: boom capitali banche, Cet1 ratio al 15,5%

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QE pandemico, euro digitale, vaccinazioni, crescita, inflazione, banche: nell’intervista rilasciata alla televisione Bloomberg, la numero uno della Bce ha affrontato diverse questioni, sfidando anche i mercati.

Christine Lagarde sfida i mercati sul PEPP: possono testarci quanto vogliono.

Ci possono mettere alla prova quanto vogliono“, ha detto, ma per ora, “gli acquisti effettuati con il PEPP sono sufficienti, alla luce dei dati attuali. in ogni caso, gli acquisti del PEPP verranno rivalutati ogni trimestre”, ha detto la numero uno della Bce, rivolgendo un messaggio a chi teme che la banca centrale europea non stia agendo in modo determinato contro il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato dell’Eurozona. Rialzo ‘contagiato’ dal trend dei tassi dei Treauries Usa, con quelli decennali che ieri sono balzati al nuovo record dal 2020.

Lagarde ha parlato anche della situazione in cui versano le banche dell’area euro.

“A volte ci sentiamo dire dalle banche che si sentono eccessivamente regolamentate e sovracapitalizzate”. Ma, in occasione della crisi del coronavirus Covid, ha sottolineato, “è stato un bene per loro e per la sicurezza dei loro clienti”.

EBA: CET1 banche balza al 15,5%. Occhio a NPL settore servizi

Nelle ultime ore l’Autorità bancaria europea, l’EBA, ha pubblicato il suo rapporto Risk Dashboard, relativo all’ultimo trimestre del 2020.

Dal rapporto emerge un aumento dei ratio di capitali delle banche, una contrazione dell’NPL ratio, un ROE inferiore al costo dell’equity delle banche. Tuttavia, accanto ai rischi che incombono sulla qualità degli asset (vedi NPL-crediti deteriorati) e alla redditività, ci sono anche i rischi operativi, che rimangono fonte di preoccupazione andando in avanti.

Dal Risk Dashboard è emerso che, nel quarto trimestre dell’anno scorso, il CET1 ratio delle banche europee ha testato un nuovo livello record, al 15,5% su base fully loaded basis, in crescita di 40 punti base trimestre su trimestre.

Il leverage ratio (sempre fully loaded basis) è avanzato al 5,8% dal 5,5% del trimestre precedente. L’NPL ratio è sceso di 20 punti base al 2,6%.

La flessione è stata provocata dalla contrazione degli NPL.

Dall’EBA è emerso tuttavia che, a fronte di un miglioramento riportato nella maggior parte dei settori economici, l’NPL ratio è salito nel settore alberghiero e ristorazione (dal 7,8% precedente all’8,4% su base trimestrale) e in quello delle arti, intrattenimento e ricreazione (dal 6,7% al 7,2%), a conferma della crisi del settore servizi, vittima illustre delle misure di lockdown scatenate dalla pandemia del coronavirus Covid-19.

Bce, Lagarde smonta (o cerca di smontare) paura inflazione e tassi

Tornando al tema crescita-inflazione, la Bce sta facendo davvero il possibile per rimettere in carreggiata l’economia dell’area euro? E sta prendendo davvero seriamente la minaccia di un rialzo forse troppo brusco dell’inflazione?

Proprio oggi è stato reso noto il dato relativo all’inflazione dell’Eurozona, che ha messo in evidenza un considerevole aumento del tasso dallo 0,9% di febbraio all’1,3% nel mese di marzo, in linea con le attese degli economisti intervistati dall’agenzia Reuters.

Il timore è che l’inflazione possa superare anche il target della Bce, poco al di sotto del 2%. C’è da dire che la Bce monitora un altro indicatore: per la precisione, l’inflazione core, che esclude le componenti dei prezzi energetici e alimentari, e che dunque è una misura decisamente meno volatile: e in questo caso il trend è rallentato all’1%.

La “Bce non sarà condizionata da dati economici di breve termine, e modificherà il programma PEPP a seconda delle condizioni di finanziamento”, ha precisato tuttavia Lagarde.

La numero uno della banca centrale europea ha sottolineato che la situazione economica è al momento fluida, “caratterizzata dall’incertezza” a causa della crisi scatenata dalla pandemia del coronavirus Covid-19. Un fattore positivo è rappresentato comunque dal fatto che “la bilancia dei rischi è molto più bilanciata nel medio termine” e che “la Bce deve fornire la maggior certezza possibile”.

Detto questo, a “fronte delle circostanze eccezionali che dobbiamo gestire in questo momento, disponiamo di strumenti eccezionali da utilizzare”.

Nella giornata di oggi, una rassicurazione sul fatto che l’inflazione non sia un pericolo è arrivata anche da Olli Rehn, esponente del Consiglio direttivo della Bce, che ha riconosciuto la presenza, sui mercati, della paura dell’inflazione e addirittura dell’iper-inflazione: “Ma non c’è alcun segnale di questo – ha detto Rehn – Al contrario, l’inflazione minaccia di rimanere troppo lenta nell’area euro”.

Insomma, ci vorrà “un bel po’ di tempo” prima che la Bce decida di ritirare i suoi vari bazooka. E, in ogni caso, “daremo un preavviso sufficiente prima di smantellare le misure di stimoli”.

Lagarde ha affrontato anche la questione dell’euro digitale e la decisione della Corte costituzionale tedesca, che ha deciso di bloccare la ratifica della legge sul Recovery Fund-Next Generation Ue, che era stata già approvata dalle due camere tedesche Bundestag e Bundesrat.

Lagarde ha precisato che c’è stato un ricorso in Germania, aggiungendo comunque di essere certa che “ci sia un modo di portare avanti quanto già stabilito” e che la speranza è che le risorse del Recovery Fund vengano dispiegate nel secondo semestre del 2021.

Sulle vaccinazioni, la numero uno della Bce non ha nascosto il proprio disappunto: “le vaccinazioni stanno procedendo più lentamente di quanto ci aspettassimo”, ha detto Lagarde. E su questo, molti concorderanno.