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Banco Bpm incontenibile in Borsa, tutti i pro e i contro di una fusione con UBI

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La possibile fusione tra Banco Bpm e Ubi Banca continua a tenere banco a Piazza Affari. L’unione tra il terzo e quarto gruppo bancario italiano porterebbe alla creazione di un player bancario con una potenza di fuoco invidiabile nelle maggiori regioni del Nord (Piemonte, Lombardia e Veneto). Secondo Bloomberg Intelligence l’unione dei due gruppi porterebbe alla creazione di un ente finanziario con quasi 300 miliardi di euro di totale attivo e a un significativo recupero dei costi. Tradizionalmente, le sinergie di costo sono di circa il 10%, ma Bloomberg prevede che potrebbero addirittura superare il 20% dei costi complessivi degli istituti una volta fusi. Tutto ciò sarebbe possibile eliminando le significative sovrapposizioni di filiali con la possibilità di ridurre il personale in tutte le aree di business, creando notevoli vantaggi di scala. Ipotizzando tagli del 20% delle spese combinate nel 2021, insieme a piccole sinergie sui ricavi, il rapporto costi/ricavi potrebbe scendere a circa il 50% dal 63%, con un aumento dell’utile al lordo delle imposte del 70% circa.
Oggi il titolo Banco Bpm è tra i migliori dell’indice Ftse Mib con un rialzo dell’1,6% a 2,035 euro, mentre Ubi Banca si accontenta di un +0,5% a 2,75 euro. Nonostante il forte recupero nell’ultimo periodo in scia al rilancio dell’ipotesi di un matrimonio, i due istituiti sono tra i peggiori titoli del Ftse Mib da inizio anno con una netta sottoperformance rispetto all’indice e alle altre banche. Risultano anche i più shortati dell’intero listino. A 12 mesi il bilancio peggiore è invece quello di Ubi Banca (-7%) rispetto al +8% di Banco Bpm.

Operazione complessa e rischio maxi aumento

Ma la fusione è realmente fattibile e a che costi? A fare i conti alle possibili condizioni economiche per l’integrazione tra le due banche è stato il Corriere Economia. Nell’ipotesi in cui si dovesse davvero andare verso una fusione sarebbe necessario varare un aumento di capitale. Secondo l’inserto del Corriere della Sera sarebbe per un ammontare compreso tra i 2,47 e i 3,61 miliardi di euro. Inoltre, le sinergie di costi potrebbero non essere sufficienti per garantire il futuro al sistema e serve spostare l’attenzione sul fronte dei ricavi. Come rimarca il Corriere Economia, la cessione degli Npl a società esterne ha contribuito a sanare delle situazioni ma ha sempre richiesto dei paralleli aumenti di capitale a copertura dell’attivo economico. In pratica, per la fusione tra Banco Bpm e Ubi Banca servirebbero circa 3 miliardi ed è per questo motivo che tutte le parti potenzialmente coinvolte si muovono con tantissima cautela. Ricordiamo che anche l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, si è espresso positivamente. Inoltre, secondo le indiscrezioni dei giorni scorsi, entrambi gli istituti starebbero valutando il rinvio della presentazione dei nuovi piani industriali.

L’inserto del Corriere della Sera non si è limitato al solo caso Banco Bpm-Ubi Banca ma si è soffermato anche sullo stato di salute delle banche italiane mettendo in evidenza i motivi per cui questo settore non è ancora del tutto autonomo e non in grado di competere con quelle che sono le nuove sfide in arrivo. Secondo il Corriere Economia, tutte le banche italiane presentano non solo le problematiche comuni agli istituti europei e mondiali, ma anche punti di debolezza tutti interni. Nonostante il percorso compiuto negli ultimi cinque anni è importante, l’eredità dei decenni precedenti è ingombrante e le banche italiane devono fare i conti anche con una serie di problematiche domestiche come la governance e il modello industriale.

Cosa pensano gli analisti

A caldeggiare prima di tutti le nozze è stata Morgan Stanley. Gli analisti hanno sottolineano in una nota datata 27 settembre che una combinazione fra i due istituti lombardi più importanti può condurre a migliori sinergie sul fronte del risparmio dei costi e alla nascita del secondo gruppo italiano sotto il profilo dei prestiti. Sovrapponendo le attività fra le due banche, dicono gli analisti, ci sarebbe spazio per un taglio del 30% delle spese anche se, continuano, occorre nuova liquidità per rendere più robusto il gruppo Ubi-Banco Bpm, ovvero un aumento di capitale di 1,5-2 miliardi di euro. Del resto, aggiungono gli analisti, solo una riduzione significativa delle uscite può rendere interessanti questi due istituti di credito. Per il momento Morgan Stanley mostra cautela, confermando il giudizio underweight su Ubi, mentre su Banco Bpm è equalweight.
Esprimono perplessità gli analisti di Equita. “Continuiamo a ritenere che opzioni di M&A per Banco BPM al momento trovino un ostacolo difficilmente superabile nella governance che peraltro ad aprile deve rinnovare il board”. “Inoltre – continuano gli analisti – non è certo l’atteggiamento del regolatore che potrebbe chiedere rafforzamenti patrimoniali alla luce del carattere ancora più sistemico dell’istituto”. Infine, sottolinea Equita, un’aggregazione che coinvolga il Banco guidato da Giuseppe Castagna debba passare anche in linea teorica prima per un allineamento delle valutazioni dei due titoli, visto che oggi Banco Bpm tratta a sconto del 25% contro Ubi Banca (P/TE 0,31x vs 0,4x). In base ai nostri calcoli – concludono – la combined entity al 2020 tratterebbe con un P/TE 2020 di 0,33x, NPE ratio di 8,4%, CET1 di 12,6% e ROTE di 6%.
In ogni caso per Equita il titolo di Banco Bpm è da comprare, cosa che pensano anche gli analisti di Banca Imi. Secondo questi ultimi la fusione tra Banco Bpm e Ubi Banca potrebbe avere senso industriale ma i tempi di avvio del processo di consolidamento rimangono incerti e anche le questioni di governance potrebbero – ad avviso di Banca Imi – rallentare il processo.