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Banche italiane: un recupero troppo veloce delle sofferenze bancarie penalizza le PMI

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Secondo quanto riportato dalla stampa finanziaria, il Governo in concerto con il mondo bancario starebbe cercando una soluzione definitiva al problema dei crediti deteriorati che appesantiscono gli stati patrimoniali degli istituti di credito tricolori.

Se i mercati sembrano aver apprezzato l’eventualità, dello stesso avviso non è Unimpresa. Per l’associazione è evidente che la questione delle sofferenze bancarie va risolta perché la montagna di crediti deteriorati frena le erogazioni di nuovi prestiti da parte delle banche, sia alle famiglie sia alle imprese.

Tuttavia a detta del Centro studi di Unimpresa “un’ improvvisa e incontrollata accelerazione dello smaltimento dei non performing loan (NPL) che la Banca centrale europea potrebbe imporre e che sarebbe agevolata, in Italia, dalla costituzione di un fondo sostenuto anche dallo Stato, corre il rischio di penalizzare soprattutto alcune categorie di clienti: in particolare verrebbero sottoposte a situazioni di stress finanziario le Pmi italiane che si troverebbero in enorme difficoltà con piani di rientro insostenibili”.

Secondo un rapporto dell’associazione, le sofferenze bancarie italiane sono legate ai grandi prestiti non rimborsati.

Il 70% dei finanziamenti non ripagati da famiglie e imprese si riferisce a crediti superiori a 500.000 euro: sul totale dei non performing loan pari a 201,1 miliardi di euro, 141,4 miliardi sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati ad appena 32.608 soggetti, il 2,63% dei clienti “problematici” degli istituti; 25,5 miliardi di sofferenze sono a carico di soli 579 soggetti, lo 0,05% del totale; sul 97% dei clienti (più di 1 milione di soggetti), che hanno prestiti da 250 euro a 500.000 euro, pesa solo il 29% delle sofferenze (52 miliardi).

Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati della Banca d’Italia aggiornati a novembre 2015, il 70,35% delle sofferenze delle banche, cioè 141,4 miliardi su 201,1 miliardi complessivi, è relativo a finanziamenti superiori a 500.000 euro. Ad appena il 2,63% dei clienti (32.608 soggetti, sia imprese sia famiglie, su un totale di 1.240.410 clienti problematici) è riconducibile il 70,35% delle sofferenze bancarie (141,4 miliardi).

Nel dettaglio, 17,1 miliardi di sofferenze (8,45%) si riferiscono a finanziamenti da 500.000 euro a 1 milione, erogati a 25.973 soggetti (2,09%); 27,7 miliardi (13,83%) si riferiscono a prestiti da 1 milione fino a 2,5 milioni, concessi a 19.274 clienti (1,55%); 23,8 miliardi (11,84%) sono relativi a crediti da 2,5 milioni a 5 milioni, erogati a 7.386 clienti (0,60%); 47,2 miliardi (23,48%) si riferisce a finanziamenti da 5 milioni a 25 milioni, concessi a 5.369 soggetti (0,43%); 25,5 miliardi (12,72%) è legato a prestiti superiori a 25 milioni erogati a 579 clienti (0,05%).

Meno di un terzo delle sofferenze (29,65%), cioè 59,6 miliardi, è invece legato a finanziamenti di importo minore che vanno da 250 euro a 500.000 euro, concessi a una platea molto vasta di clienti ora in difficoltà, pari a 1.207.802 soggetti (il 97,37% del totale).

Nel dettaglio, 6,5 miliardi di sofferenze (3,23%) si riferisce a finanziamenti da 250 euro a 30.000 euro erogati a 758.664 clienti (61,19%); 7,8 miliardi (3,90%) sono relativi a prestiti da 30.000 euro a 75.000 euro concessi a 161.641 soggetti (13,03%); 9,1 miliardi (4,50%) è relativo a crediti da 75.000 euro a 125.000 euro erogati a 93.168 clienti (7,51%); 20,2 miliardi (10,’8%) si riferisce a finanziamenti da 125.000 euro a 250.000 euro concessi a 119.504 soggetti (9,63%); 15,9 miliardi è legato a crediti da 250.000 euro a 500.000 euro erogati a 48.552 clienti (3,91%).