Notizie banche Banche, il risiko avvicina le italiane a quelle francesi. E per S&P è solo la “fase 1” del consolidamento

Banche, il risiko avvicina le italiane a quelle francesi. E per S&P è solo la “fase 1” del consolidamento

10 Giugno 2026 15:22

Il risiko che in questi giorni sta animando il settore bancario italiano è ancora tutto da definire. Ma quello che è certo è che dall’iniziativa di Intesa e Bpm su Mps nasceranno nei prossimi mesi dei campioni nazionali di scala maggiore in grado di competere con più forza in Europa. Secondo S&P stiamo assistendo solo alla prima fase del consolidamento e le sorprese non mancheranno. L’esigenza di unire le forze è imposta dal mercato

L’Italia più forte in Europa

Secondo Gabriel Debach di e-Toro, “il successo di un’aggregazione di questa scala rafforzerebbe in modo strutturale e dimensionale il peso delle banche italiane nel panorama europeo. L’Italia passerebbe da due player solidi di media-alta fascia a campioni domestici nettamente più grandi e più visibile nella gerarchia continentale, riducendo il divario di scala con i gruppi spagnoli e avvicinandosi, in alcune metriche di valore e redditività, ai colossi francesi.  Un rafforzamento nazionale che pone le basi per un successivo rafforzamento europeo”.

La scala conta

D’altra parte, come sottolinea anche S&P Global Ratings, “il settore bancario italiano è sull’orlo di una nuova era di fusioni e acquisizioni (M&A) con le grandi banche intenzionate ad aumentare dimensioni e scala operativa per proteggersi dalle future difficoltà del mercato”. Le principali banche italiane cercano maggiore dimensione e scala per affrontare le sfide future e preservare la redditività, nonostante gli ottimi risultati registrati recentemente.
“Uno dei principali motivi che spinge verso l’aumento della dimensione è la necessità di investire continuamente nella digitalizzazione, per rimanere al passo con l’innovazione tecnologica e rafforzare i sistemi di gestione dei rischi”. Parallelamente, le banche puntano a migliorare la capacità distributiva per valorizzare gli investimenti nei prodotti finanziari e diversificare le fonti di ricavo.
“Le recenti operazioni domestiche dimostrano che le sinergie di costo possono essere molto rilevanti e che i rischi di esecuzione sono stati finora relativamente contenuti, soprattutto perché molti istituti hanno ormai sviluppato una consolidata esperienza nell’integrare rapidamente le banche acquisite senza significative interruzioni operative”.

Fase 1

Secondo S&P questa fase è solo il preludio a una serie di fusioni. “Riteniamo che il processo porterà progressivamente a un settore composto da un numero ristretto di grandi gruppi bancari, affiancati da alcuni operatori più piccoli ma caratterizzati da modelli di business più agili. Sebbene questo esito appaia prevedibile, il modo in cui il consolidamento si realizzerà dipenderà da diversi fattori, tra cui la struttura dell’azionariato, le strategie aziendali e gli obiettivi degli azionisti. Anche le autorità e il governo potrebbero svolgere un ruolo importante”.

“Non possiamo escludere che nei prossimi mesi vengano annunciate ulteriori operazioni o transazioni, confermando l’avvio di una nuova fase di consolidamento del sistema bancario italiano”.

Cosa cambia per Intesa

“Se l’operazione andasse a buon fine, riteniamo che rafforzerebbe ulteriormente la leadership e il vantaggio competitivo di Intesa in Italia. L’acquisizione migliorerebbe inoltre l’offerta nel corporate e investment banking grazie alle competenze di Mediobanca, rafforzerebbe la presenza nel credito al consumo e consentirebbe di valorizzare la partecipazione di Mediobanca in Assicurazioni Generali, valutata circa 0,6 miliardi di euro a fine 2025. Inoltre, l’operazione dovrebbe generare circa 1,5 miliardi di euro di sinergie di costo annue ante imposte. Secondo i termini annunciati, prevediamo che il coefficiente patrimoniale RAC (Risk-Adjusted Capital) di Intesa rimanga comodamente superiore all’8% nel 2028, rispetto al 7,6% pro forma calcolato a fine 2024. Le nostre stime riflettono anche la superiore capacità di generare utili di Intesa e la sua generosa politica di distribuzione agli azionisti, pari a circa il 95% degli utili tramite dividendi o riacquisti di azioni”.

Cosa cambia per Bper

Per Bper, il successo dell’operazione sarebbe coerente con la strategia perseguita negli ultimi anni, basata sulla crescita per linee esterne per aumentare la quota di mercato e generare sinergie. L’acquisizione di una parte delle attività di Mps seguirebbe le precedenti integrazioni di una parte di UBI Banca, di Banca Carige e, più recentemente, l’acquisizione di Banca Popolare di Sondrio.

“Comprendiamo che le attività di MPS che Unipol intende acquisire verrebbero integrate in Bper, rendendola il secondo gruppo bancario nazionale. Di conseguenza, la partecipazione di Unipol in Bper potrebbe salire fino a circa il 40%. Stimiamo che l’impatto sul coefficiente RAC di BPER sarebbe gestibile e che tale indicatore si sia mantenuto comodamente sopra il 9% nel 2025. Tuttavia, affinché i benefici si concretizzino, sarà fondamentale completare con successo l’integrazione delle attività acquisite e contenere i rischi di esecuzione nel breve termine”.

Cosa cambia per Bpm

Anche la proposta di fusione tra Bpm e Mps appare strategicamente sensata. “Le due banche presentano infatti una forte complementarità geografica e operativa, con un significativo potenziale di sinergie. L’operazione consentirebbe al nuovo gruppo di ampliare l’offerta di prodotti grazie a una rete distributiva più estesa e a una base clienti più ampia, migliorando così i livelli di efficienza. La fusione darebbe vita al secondo maggiore istituto bancario italiano, riducendo in parte il notevole divario che oggi separa i concorrenti da Intesa Sanpaolo. Pur riconoscendo che una simile operazione potrebbe migliorare la posizione competitiva e finanziaria del nuovo gruppo, riteniamo che potrebbe essere necessario del tempo prima che tutti i benefici si manifestino pienamente”, conclude S&P nella sua analisi.