Banche: debutto lento per le italiane verso il net zero. Csrd, di cosa si tratta
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Le banche italiane ed europee alla prova della sostenibilità superano l’esame, ma hanno ancora molta strada da fare. Secondo uno studio di Deloitte, la CSRD – nuova normativa che obbliga le banche a semplificare e divulgare agli investitori informazioni semplici e coerenti sul proprio impatto Esg – ha spinto l’88% dei player analizzati (37 totali) a includere obiettivi ambientali nei sistemi di incentivazione.
Il 43% delle banche italiane ha adottato un piano per raggiungere l’obiettivo net zero, mentre a livello europeo la percentuale sale al 79%. Tutte le banche analizzate hanno poi rendicontato le emissioni finanziate, seppur con un grado di copertura e granularità molto differenti. Tutti i player analizzati hanno rendicontato il gender pay gap, ma resta ancora basso il Green Asset Ratio medio: è al 2% in Italia, al 3% la media europea.
CSRD, di cosa si tratta
Il 16 dicembre 2022 è stata pubblicata la Direttiva Ue 2022/2464 Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd) sulla rendicontazione societaria di sostenibilità, che modifica la direttiva Nfrd con lo scopo di rafforzarne e standardizzarne gli obblighi e di limitare il fenomeno del greenwashing.
In sintesi, la Csrd amplia il perimetro di applicazione includendo progressivamente anche le grandi imprese non quotate e le pmi quotate; colloca la pubblicazione delle informazioni di sostenibilità in una sezione dedicata della relazione sulla gestione; introduce il concetto di doppia materialità, ovvero la valutazione dell’Impact Materiality, che prevede gli impatti prodotti dall’azienda su ambiente e persone, e della Financial Materiality, ovvero i rischi e le opportunità di sostenibilità sul valore dell’impresa; infine, prevede l’obbligo di una attestazione di revisione indipendente.
Il debutto confuso
Secondo lo studio condotto su 37 realtà bancarie, il debutto degli istituti a questa prima rendicontazione ha visto un grande impegno da parte delle banche italiane ed europee, ma anche un quadro di elevata variabilità nell’estensione dei report e nel numero di impatti, rischi e opportunità identificati. Aspetto che evidenzia la necessità di una riorganizzazione e razionalizzazione dei contenuti nelle prossime rendicontazioni.
La ricerca ha evidenziato aspetti chiave come le difficoltà che gli operatori stanno incontrando nella raccolta dei dati e nella disponibilità di informazioni complete ed affidabili per la rendicontazione di alcune metriche ambientali – una difficoltà che potrebbe compromettere la comparabilità dei report.
L’attuale quadro informativo rende le informative di sostenibilità più trasparenti e ne facilita la lettura, tuttavia tra gli operatori è condivisa l’aspettativa di una semplificazione degli standard.
“Il 2024 ha rappresentato un anno di novità per il revisore non solo in relazione alla prima applicazione dei nuovi principi di rendicontazione, ma anche all’applicazione del nuovo standard di assurance sulla rendicontazione di sostenibilità (SSAE Italia), che definisce specifiche regole e linee guida sulle procedure da svolgere sulla rendicontazione di sostenibilità”, spiega Valeria Brambilla, partner e ad di Deloitte & Touche. “Con queste nuove regole, l’attività del revisore evolve: serve un coinvolgimento tempestivo, cresce il focus sul sistema di controllo interno, c’è più disponibilità di dati infra-annuali e aumenta l’integrazione tra revisione contabile e sostenibilità”.
I risultati: Italia vs Europa
I dati del report mostrano che il 43% delle banche italiane ha adottato un piano di transizione verso il net zero, mentre tra le banche europee la percentuale arriva al 79% – un dato che risente anche del fatto che nel campione di banche italiane analizzato sono ricomprese anche operatori di minori dimensioni. Le piccole banche locali.
Coerente con tali dati è l’adesione alla Net Zero Banking Alliance, iniziativa internazionale promossa dalle Nazioni Unite che raggruppa le banche impegnate a raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050. L’adesione alla NZBA richiede alle banche, tra l’altro, la predisposizione di piani di transizione concreti: solo il 35% delle banche italiane analizzate ha aderito all’iniziativa, mentre tale percentuale sale all’86% tra le banche europee. L’allineamento alla Tassonomia Europea sul Green Asset Ratio (GAR) – cioè l’indicatore che misura il rapporto tra gli asset creditizi che finanziano attività allineate alla Tassonomia Ue e le attività in bilancio – resta ancora limitato: in Italia il GAR medio è del 2%, mentre la media europea si assesta al 3%.
Obiettivi Esg e governance
Circa il 90% dei player include obiettivi ambientali nei sistemi di incentivazione: la riduzione delle emissioni finanziate, l’efficientamento energetico, la riduzione delle emissioni proprie, l’ampliamento dell’offerta di prodotti ESG o il supporto alla transizione dei clienti sono gli aspetti comunemente considerati. Il 79% dichiara obiettivi sociali nei sistemi di incentivazione, tra cui l’aumento della diversità nelle figure apicali, il supporto della gender equality o la formazione su tematiche ESG risultano i più frequenti. Solo il 50% dichiara anche obiettivi di governance nei sistemi di incentivazione: tra questi gli obiettivi più comuni includono la promozione di comportamenti di condotta positiva, il miglioramento della Data governance e Data quality e il mantenimento/miglioramento dei rating ESG.