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Balzo inflazione Usa scatenerà discussioni all’interno Fed, decisive prossime payrolls e cpi maggio (analisti)

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Il tanto atteso dato sull’inflazione Usa sui cui si sono concentrate le attese degli investitori nell’ultimo periodo è stato diffuso prima dell’avvio degli scambi a Wall Street. Nel mese di aprile, l’indice dei prezzi al consumo è salito su base annuale del 4,2%, oltre le attese del mercato che indicavano un aumento del 3,6%. Su base mensile l’indice è salito dello 0,8%.

“Le cifre sull’inflazione erano tanto attese e hanno avuto un importante impatto sui mercati finanziari. L’inflazione è stata leggermente sottostimata dagli esperti della Federal Reserve e ora sarà necessario attendere e valutare se l’accelerazione rialzista dei prezzi al consumo possa essere solamente temporanea come dichiarato dai membri del Board a causa delle attese sulla ripresa economica e del rialzo dei prezzi delle materie prime o se invece possa avere un carattere più duraturo”, commenta Filippo Diodovich, senior strategist di Ig Italia, sottolineando il fatto che alla luce dell’approccio della Fed diventato sempre più data-driven è possibile che nei prossimi giorni aumenterà il numero di banchieri centrali statunitensi che vorrà discutere del processo di tapering. Non solamente il presidente della Fed di Dallas, Kaplan, ma probabilmente si aggiungeranno altri membri hawkish del Fomc (come ad esempio il presidente della Fed di Kansas City, Esther George, e il presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren). Secondo Diodovich, il presidente del Federal Reserve Jerome Powell cercherà di mantenere la politica monetaria invariata il più a lungo possibile almeno fino a che le cifre sul mondo del lavoro si avvicineranno agli obiettivi (tasso di disoccupazione, tasso di partecipazione alla forza lavoro, crescita dei salari).

Ig ritiene che le discussioni saranno molto accese all’interno del consiglio direttivo della banca centrale statunitense. Per le scelte finali della Fed saranno fondamentali i prossimi dati sui non farm payrolls di maggio pubblicati il 4 giugno e le prossimi cifre su inflazione comunicate il 10 giugno. “Nella riunione del 15-16 giugno della Federal Reserve accompagnata dalle proiezioni macroeconomiche su Pil, inflazione e disoccupazione, riteniamo sia possibile che, in caso di dati preoccupanti su inflazione (ancora al di sopra del 4% a/a) e di un forte miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro, l’annuncio di una riduzione consistente degli stimoli monetari. Gli acquisti mensili di Treasuries e MBS potrebbero passare da 120 miliardi a 60 miliardi di dollari. E non solo. Le prospettive sul rialzo dei tassi non sarebbero più fissate al 2023 ma al 2022”, conclude l’esperto.