1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Autostrade, Atlantia rimanda la proposta al mittente. Offerta CdP, BlackStone e Macquarie ‘non idonea’

QUOTAZIONI Atlantia
FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

“Non ancora conforme e idonea ad assicurare l’adeguata valorizzazione di mercato” di Autostrade. Così il cda di Atlantia, la holding della famiglia Benetton, definisce l’offerta per la quota dell’88% che ha in Autostrade, arrivata dalla cordata composta da CdP e i fondi esteri Blackstone e Macquarie. Il comunicato diramato da Atlantia nella serata di ieri aggiunge che, “ciò nonostante, il Cda ha deliberato di proseguire comunque le interlocuzioni con Cdp e i co-investitori sino al 27 ottobre“.

Atlantia rispedisce al mittente la proposta per Autostrade. Offerta CdP e fondi stranieri viene considerata non conforme e idonea
Foto Valerio Portelli/LaPresse
17-09-2019 Roma, Italia
CDA Straordinario Atlantia
Cronaca
Nella foto: CDA Straordinario Atlantia
Photo Valerio Portelli/LaPresse
17 September 2019 Rome, Italy
Extraordinary Board of Directors of Atlantia
News
In the pic: Extraordinary Board of Directors of Atlantia

La nota precisa che il cda “ha esaminato la lettera di offerta preliminare per l’acquisto dell’intera partecipazione dell’88% detenuta in Autostrade per l’Italia, ricevuta nella tarda serata del 19 ottobre da Cdp Equity, The Blackstone Group International Partners e Macquarie Infrastructure and Real Assets”. Ma “il Consiglio di Amministrazione, pur esprimendo apprezzamento per l’elaborazione dell’offerta, ha valutato i termini economici e le relative condizioni allo stato non ancora conformi e idonei ad assicurare l’adeguata valorizzazione di mercato della partecipazione. Ciò nonostante, pur essendo scaduto il periodo di esclusiva, il Consiglio ha deliberato di proseguire comunque le interlocuzioni con Cdp e i co-investitori sino al 27 ottobre e di riconvocarsi per il prossimo 28 ottobre, al fine di valutare un’eventuale nuova offerta vincolante“.
La nota è stata diffusa poco dopo che la Cassa depositi e prestiti aveva ufficializzato la proposta per la quota di Atlantia in Autostrade, avanzata insieme ai fondi stranieri. Su proposta dell’amministratore delegato, Fabrizio Palermo, il cda di Cassa Depositi e Prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, aveva dato il via libera a CDP Equity a procedere alla presentazione – insieme a Blackstone Infrastructure Partners e Macquarie Infrastructure and Real Assets – di un’offerta per l’acquisizione dell’88,06% di Autostrade per l’Italia detenuto da Atlantia. “La struttura di investimento consente inoltre l’ingresso di altri investitori istituzionali, in particolare italiani“, aveva precisato il comunicato della CdP.
Con la decisione dei Benetton di rispedire al mittente l’offerta appena arrivata, a causa del prezzo che non sarebbe, per l’appunto, giusto, si apre una nuova faglia, l’ennesima, nei negoziati tra Atlantia e il governo italiano.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il trio Cdp-Blackstone-Macquarie avrebbe messo sul piatto un importo compreso tra gli 8,5 miliardi e i 9,5 miliardi.
“Almeno un miliardo in meno – precisa il quotidiano di Confindustria – rispetto a quelle che sarebbero le aspettative di Atlantia. Aspettative che, in parte, come riferito anche da Radiocor, trovano giustificazione in analisi specifiche condotte dai consulenti Jp Morgan e Goldman Sachs ma anche nel valore medio indicato dagli analisti di Borsa per i quali Aspi vale poco meno di 11 miliardi“.
La partita si fa complicata se si considera anche, come riporta il Sole, che “Toto, che in cordata con Apollo la scorsa settimana ha confermato la propria manifestazione di interesse per Autostrade, continua a lavorare ad un’offerta vincolante da inviare ad Atlantia. Senza contare la ‘preoccupazione’ espressa dall’Aiscat, l’associazione che riunisce le società concessionarie autostradali, che ha parlato di «soluzioni pasticciate» e che ha definito inaccettabile che «una gara in corso non segua la normale competizione di mercato, ma venga ‘orientata’ dalla indicazione del Governo»”.
Detto di questo, gli azionisti di Atlantia lotteranno con le unghie e con i denti per evitare di essere ‘svenduti’ alla cordata guidata da CdP: sicuramente lotterà fino all’ultimo il fondo inglese TCI, già noto per aver ‘minacciato’ l’Italia, che proprio qualche giorno fa ha deciso di aumentare la propria quota in Atlantia oltre la soglia del 10%. E che si è battuto sempre per la salvaguardia del valore della partecipazione in Autostrade.