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Apple e la calma apparente che spaventa Wall Street. Gli iPhone non tirano più, maxi penali da pagare a Samsung

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Il saldo da inizio anno è ampiamente positivo ma i conti ancora non tornano in casa Apple, fresca del rilascio del nuovo IOS 13.  I crescenti rischi derivanti dalla guerra commerciale in corso tra le due superpotenze mondiali, Usa e Cina, rimangono una minaccia di sottofondo che potrebbe vedere Apple tra le principali vittime vista l’esposizione al mercato cinese. Il titolo Apple segna un +10% circa nelle ultime quattro settimane, anche se il titolo è scivolato leggermente nelle ultime tre sedute Le azioni del colosso di Cupertino complessivamente sono salite di oltre il 26% quest’anno, ma viaggiano ancora il 17% circa sotto i massimi storici toccati il 3 ottobre 2018. Il grande interrogativo che si pongono oggi gli investitori  è se questa tendenza rialzista è sostenibile ed è il momento giusto per scommettere a lungo sulle azioni Apple, oppure se a prevalere sono gli elementi di rischiosità.


Buy sul titolo ai minimi storici
. Meno del 50% degli analisti dice Buy sul titolo e già dallo scorso autunno appare prevalere la cautela circa le prospettive per Apple. I giudizi Buy, tra i 49 analisti tracciati da Bloomberg, sono ‘solo’ 23, pari al 46,9% del totale. Si tratta della percentuale più bassa da quando Bloomberg monitora il sentiment degli analisti (ottobre 2010). Nel 2010 oltre il 95% degli analisti diceva Buy su Apple.

Rischi seri all’orizzonte

I rischi all’orizzonte per il produttore di iPhone sono molti e seri. La scorsa settimana in una lettera al governo degli Stati Uniti, Apple ha sottolineato i rischi significativi per la sua attività se il presidente Donald Trump impone tariffe del 25% su una nuova lista di prodotti importati dalla Cina. La mossa, secondo Apple, danneggerà i suoi numerosi prodotti più venduti, tra cui iPhone, iPad, MacBook e Apple Watches. Nella missiva indirizzata al rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Robert Lighthizer, Apple mette in luce come le tariffe “si tradurrebbero in una riduzione del contributo economico degli Stati Uniti” e della “competitività globale”. L’avvertimento di Apple è arrivato poco prima dell’incontro cruciale di questo fine settimana tra il presidente Trump e il leader cinese Xi Jinping in Giappone, dove si cercherà di raggiungere un accordo sul futuro commerciale tra le due maggiori economie mondiali. Nel corso degli anni, Apple ha costruito una vasta rete di fornitori in Cina, al fine di ridurre i costi, arrivando a diventare una delle imprese più esposte al paese asiatico.

Al di là del rischio Cina, Apple è anche nel bel mezzo di una ristrutturazione interna a lungo termine che ha come fine quello di contrastare un calo delle vendite dei suoi modelli iPhone di punta, che rappresentano circa il 60% del suo fatturato totale. Il gigante tecnologico di Cupertino si è lanciato così ad offrire nuovi servizi a oltre 1,4 miliardi di utenti, tra cui un nuovo servizio di abbonamento video, una carta di credito Apple e un servizio di abbonamento a più di 100 giochi esclusivi.

Le vendite di smartphone iPhone sono ai minimi degli ultimi cinque anni in Europa, Africa e Medio Oriente.

Il problema Samsung

Tra le ultime grane per l’azienda fondata da Steve Jobs quella con Samsung. Due anni fa Apple aveva stretto un accodo con il colosso di Seul per un certo  quantitativo di ordini per i pannelli OLED degli schermi di iPhone XS. In quel periodo infatti Samsung Display, fornitore esclusivo per gli schermi dei nuovi iPhone, investì ingenti risorse nei propri stabilimenti per riuscire a mantenere un elevato ritmo di produzione che si rivela oggi molto superiore alle vendite effettive degli smartphone Apple nel 2018. Alcune fonti hanno rivelato a ChannelNews che il contratto tra le due società aveva significative “clausole penali”, da cui Apple sta attualmente cercando di sottrarsi. Per un’altra fonte invece Apple avrebbe già effettuato una tranche di pagamenti che coprono parte dell’ammenda.

BofA ritiene difficile una ritorsione cinese

Nonostante tutto l’azienda ha tutte le carte in regola per combattere le sue tre sfide principali. In merito alla minaccia cinese: Apple è nella posizione ideale per superare questa tempesta se sia gli Stati Uniti che la Cina non riescono a risolvere le loro divergenze. Con i suoi  1,4 miliardi di utenti, una forte presenza globale e una cassa del valore di 225 miliardi di dollari ha le carte in regola per superare le difficoltà a differenza dei piccoli giocatori che potrebbero non avere risorse sufficienti per rimanere nel gioco. È improbabile poi, dicono gli analisti, che la Cina prenda di mira Apple vendicandosi per il caso Huawei. In una recente nota ai clienti, l’analista di Bank of America, Wamsi Mohan, ha dato una bassa probabilità a uno scenario in cui Apple viene coinvolta nel fuoco incrociato USA-Cina. In merito poi al progetto di ristrutturazione Apple sembra riuscire nel suo piano per rilanciare la crescita delle vendite e diversificare il proprio fatturato lontano dagli iPhone. I servizi dell’azienda, che includono Apple Music, noleggio di film e download di app, hanno prodotto lo scorso anno una crescita del 33%, con vendite che hanno toccato i 40 miliardi di dollari, pari a circa il 15% del totale dell’azienda di 265,6 miliardi di dollari. Secondo una stima di Morgan Stanley, il contributo ai servizi continuerà a crescere e potrebbe generare circa il 60% del fatturato di Apple nei prossimi cinque anni. Per comprendere se il rally di Apple in Borsa sarà o meno sostenibile occorre attendere le prossime settimane, indicate come cruciali. Certamente un esito negativo dei colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina danneggerà le azioni dei titoli tech ad alto potenziale, Apple compreso.  Ma qualsiasi calo delle azioni Apple dovrebbe essere preso come un’opportunità di acquisto, dato il marchio globale dell’azienda, la posizione di cassa, e la sua spinta a diversificare le sue entrate.

 

Apple salva Drive.ai e rilancia la sfida sulla guida autonoma

Intanto Apple salva una startup che progetta sistemi per la guida autonoma dei veicoli. Si tratta di Drive.ai, fondata nel 2015 da ricercatori di apprendimento automatico della Stanford University e che gestiva un servizio di assistenza in taxi con le sue navette autonome in Texas. Non sono stati riferiti i dettagli dell’operazione. Drive.ai, che ha sede in California, era sul punto di chiudere definitivamente e licenziare 90 dipendenti, come riportato dal San Francisco Chronicle. Apple sta competendo con Waymo (controllata dai Google/Alphabet) per sviluppare veicoli a guida autonoma.